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EVENTI

TITOLO

“E presero la via dei monti …” (In ricordo dei partigiani di Mezzanego nel 75°

 

250 caratteri massimo

DATA

08/09/2018

LUOGO

Comune di Mezzanego

COMUNE di Mezzanego
FIAP
Circolo Guido Calogero Aldo Capitino
Sede Palazzo comunale di Mezzanego
Sabato 8 settembre ore 10,30
Programma
“E presero la via dei monti …”
(In ricordo dei partigiani di Mezzanego nel 75° anniversario dell’8 settembre 43)
Saluti di
Danilo Repetto – Sindaco di Mezzanego
Annalisa Cafferata – Assessore Unione dei Comuni Valli dell’Entella
Giovanni Boitano – Consigliere Regione Liguria
Luigi Fasce – Presidente Circolo Guido Calogero – Aldo Capitini – Genova
Introduce
Massimo Lagomarsino – Giornalista
Intervento di:
Bruno Garaventa – Autore del libro: “Cronaca della Brg “CAIO”
La popolazione è invitata

----- Breve report evento
Introduzione di Riccardo Pagliettini (referente Fiap – Circolo G Calogero – A Capitini
Che ha evidenziato la particolare, triste data per l’Italia, in cui come FIAP/circolo Calogero Capitini si sia voluto organizzare questo evento.
Consegna targhe commemorative a Sindaco di Mezzanego, sindaco di Rezzoaglio e a Bruno Garaventa
Lagomarsino dopo breve escursus storico del tragico evento subito dagli italiani l’otto settembre, presenta Bruno Garaventa l’autore del libro a cui è dedicato il convegno.
Bruno Garaventa descrive brevemente la metodologia che ha utilizzato per scrivere il libro basato su una ricerca dettagliata delle fonti esperienziali badando a descrivere senza formulare giudizi personali sulle vicende narrate.
La relazione è stata ampia e dettagliata ma impossibile per la necessaria brevità di questo report esprimere la complessità del libro. Bisogna assolutamente leggere il testo nella sua completezza per cogliere sentimenti e conflitti che questa pagina di storia partigiana racchiude.
E’ seguito dibattito pubblico con interventi di Lagomarsino, Matteini, Boitano; replica di Garaventa e a seguire Repetto, Chiesa, Ugolini, Ginocchio.
Una importante esortazione da segnalare emersa dal dibattito, quella della necessità di coinvolgere il mondo giovanile, considerato avulso dai drammatici avvenimenti storici del tempo che con la spontanea resistenza ai nazi-fascisti hanno però riscattato l’onore degli italiani e posto le premesse per la nascita della Repubblica italiana fondata sulle solide e illuminate basi della Costituzione.
Per questo compito è stato evidenziato il ruolo che possono avere le istituzioni ed in particolare il Comune, l’ente più vicino ai cittadini, il quale con programma di informazione sulla Resistenza e lezioni sulla Costituzione per coinvolgere il mondo della scuola dalle elementari alle classi superiori. A questo riguardo viene ricordato come esempio l’iniziativa fatta dal Comune di Né nel 2015.
Utile documentazione
Storicizziamo l’eventocon Simone Raggio Garibaldi:
Come l’ Italia è giunta alla Liberazione


Invasione della Sicilia: l’8 giugno 1943 le truppe alleate sbarcano a Pantelleria, il 10 luglio inizia l’invasione vera e propria della Sicilia.

Bombardamento di Roma : il 19 luglio mentre Mussolini è impegnato nei colloqui con Hitler a Feltre (Belluno), gli Alleati bombardano Roma.

25 luglio e caduta del Fascismo : alle 17 del 24 luglio inizia l’ultima seduta del Gran Consiglio del Fascismo, in cui alle 02.00 della notte successiva viene sfiduciato Mussolini (Ordine del Giorno Grandi).
Nel pomeriggio successivo Mussolini è convocato dal Re che lo fa arrestare, e dà l’incarico al Maresciallo d’ Italia Pietro Badoglio di formare un nuovo governo.
Badoglio, oltre a iniziare segretamente trattative con gli Alleati per l’ Armistizio, scioglie il PNF e le organizzazioni affini.

Armistizio e 8 settembre : il 3 settembre a Cassibile (Siracusa), viene firmato l’armistizio che verrà comunicato alle truppe in guerra ed alla popolazione il giorno 8 dopo che il Generale Eisenhower aveva dato segni di insofferenza a riguardo del continuo rinvio della comunicazione da parte del governo italiano.
L’ 8 settembre è una data spartiacque per la Seconda Guerra Mondiale italiana: finisce la guerra offensiva (iniziata il 10 giugno del 1940); ed inizia, per due terzi del paese, la guerra civile di liberazione.

Fuga del Re e liberazione di Mussolini : la sera dell’8 settembre la Famiglia reale e Badoglio, fuggono in auto da Roma alla volta di Ortona (Chieti), ove gli attende l’ incrociatore Baionetta che li porterà a Brindisi.
Mussolini è liberato dai tedeschi il 12 settembre, a Campo Imperatore (Gran Sasso), ultimo suo luogo di prigionia.

Le “Tre Italie” : con l’8 settembre si formano, in politica tre Italie: la RSI, regno dell’ Italia “libera” e l’ Italia dei partiti antifascisti.

1. La Repubblica Sociale Italiana è uno stato filo tedesco con a capo Mussolini e capitale Salò .
Viene ricostituito il Partito Fascista con il nome di Partito Fascista Repubblicano (PFR); la ex Milizia ricostiutia assorbe ciò che resta dei Carabinieri (prendendone le strutture) divenendo Guardia Nazionale Repubblicana (GNR), successivamente verranno costituite le forze armate.
La RSI, situata nel territorio del centro nord Italia, non ha giurisdizione sull’ Alto Adige e sulla Venezia Giulia; entrambi i territori sono stati annessi alla Germania.
2. Il Regno dell’ Italia “libera” inizialmente comprende la Puglia (eccetto la provincia di Foggia) per poi estendersi nei territori liberati ed ha inizialmente per capitale Brindisi.
Il 13 ottobre l’ Italia “libera” dichiara guerra alla Germania; con questo atto l’ Italia è un paese cobelligerante con gli anglo – americani.
Viene istituito una forma di esercito: il Corpo italiano di Liberazione (CIL).
3. L’Italia antifascista è quella dei partiti che il 10 settembre, a Roma, in clandestinità formano il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), essi sono: il Partito Liberale Italiano (PLI), la Democrazia del Lavoro (DL), la Democrazia Cristiana (DC), il Partito Repubblicano Italiano (PRI), il Partito d’Azione (Pd’A), il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) ed il Partito Comunista Italiano (PCI).

La nascita della Resistenza : i primi atti della resistenza sono a Cefalonia ed a Roma presso Porta San Paolo. Si può definire resistenza anche quella dei prigionieri in Germania che hanno rinunciato a combattere con il Reich. A partire dal settembre 1943 formazioni di partigiani iniziano ad operare nei territori occupati dai tedeschi per la cacciata dei nazi fascisti. A Boves (Cuneo) inizia la prima resistenza organizzata.
A Napoli tra il 28 settembre ed il 1° ottobre si svolgono le “quattro giornate”: Alleati e popolazione liberano la città.
Le formazioni partigiane abbracciano un fronte molto composito: vi sono gruppi partigiani apolitici “bianchi”, e politicizzati tra cui: le Brigate “Garibaldi” (comuniste), “Matteotti” (socialiste), “Mazzini” (repubblicane), “Giustizia e libertà” (azioniste).
Nel 1944 l’insieme delle forze politiche partigiane trova la forza di coordinarsi in organismo unitario al fine di elaborare una linea politico militare: i gruppi partigiani verranno inquadrati nel Corpo Volontari della Libertà (CVL).

Svolta di Salerno : il 14 marzo 1944 l’ URSS riconosce il Governo Badoglio, intanto l’ 11 febbraio il Governo ha spostato la sua sede a Salerno.
Di ritorno dall’ URSS, a fine marzo il segretario del PCI, Palmiro Togliatti si dichiara favorevole ad un accordo CLN – Corona, in nome dell’unità antifascista: è la cosiddetta “Svolta di Salerno”.
Per questo motivo si forma il secondo Governo Badoglio: compromesso tra la Corona e i vari partiti raggruppati nel CLN. Il PRI vista la “pregiudiziale repubblicana” da un sostegno esterno.

Liberazione di Roma : nel tardo pomeriggio del 4 giugno 1944 le truppe alleate entrano a Roma.
La Città Eterna, non è un obbiettivo strategico, ma simbolico per due motivi: 1) è la prima Capitale europea a essere liberata; 2) la Civiltà Romana è madre del vivere di quasi tutti i paesi in guerra.
Per dire come il peso simbolico della vicenda è forte, il 6 giugno nella RSI è lutto nazionale.
Liberata Roma si esaurisce lo scopo del compromesso della “Svolta si Salerno”.
Pertanto, Roma torna Capitale, Vittorio Emanuele III (che andrà a vivere a Napoli) cede i poteri al figlio Umberto, che diventa Luogotenente del Regno; il secondo Governo Badoglio si dimette e lascia spazio ad un governo guidato dal presidente del CLN, il demolaburista Ivanoe Bonomi.
Bonomi era già stato Presidente del Consiglio tra la Grande Guerra e l’ avvento del Fascismo, il suo primo governo postfascista vede tutti i partiti al governo col sostegno esterno dei repubblicani. Intanto il 7 febbraio si è formato il CLNAI (Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia) che ha come referente il Ministero per l’ Italia Occupata.

Inasprimento della guerra al Nord : il 1° luglio 1944 vengono istituite le “Brigate Nere”, nelle quali fanno parte tutti gli iscritti al PFR non inquadrati in altri corpi militari (GNR, Legione Autonoma Ettore Muti, Servizio Ausiliario Femminile, Forze Armate Repubblicane). Così il PFR diventa un “partito armato”, le Brigate Nere sono una per ogni provincia.
L’ offensiva alleata si ferma sul finire dell’estate sulla “Linea Gotica” che va da Massa (ovest) a Rimini (est). Si infoltisce il numero nei partigiani attivi nei movimenti di resistenza sulle montagne. Il movimento partigiano continua nell’ attività di combattere i nazi fascisti riuscendosi a salvare dall’azione di violenta repressione che i tedeschi intensificano parallelamente al periodo di inattività anglo americana.
Il 7 novembre si dimette il Governo Bonomi, il quale il 12 dicembre ne formerà uno nuovo formato da DC, PCI, PLI, DL. PSIUP e Pd’A passano al sostegno esterno come il PRI.

Insurrezione del 25 aprile e fine della guerra : A seguito dell’offensiva alleata di primavera la Linea Gotica è sfondata e finalmente il 21 aprile 1945 viene superata. Bologna è liberata dai partigiani il 21 aprile, così come Genova il 24.
Il CLNAI ordina a partire dalle 08.00 del 25 aprile l’insurrezione generale delle forze partigiane che incominciano ad attaccare ovunque le forze tedesche. Milano si rivolta e viene liberata il 25, Torino è libera il 26, Venezia il 29. Il 28 aprile viene giustiziato Benito Mussolini e, a Caserta, il 29 aprile, al cospetto del generale britannico Alexander, i tedeschi firmano la resa (Resa di Caserta), che entra in vigore alle 14.00 del 2 maggio.
La guerra termina in Europa l’8 maggio e, con la capitolazione del Giappone (2 settembre), il conflitto finisce.
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LE SCELTE DELL’8 SETTEMBRE
di Franco Astengo (saggio inviato il 7 settembre 2018)
Il ricordo dell’8 settembre, crocevia decisivo per la storia d’Italia, deve accompagnarsi necessariamente con la rappresentazione della Resistenza.
La memoria della Resistenza è direttamente connessa con le scelte compiute in quella giornata.
Scelte individuali e collettive.
La più importante fra queste scelte fu adottata il giorno dopo l’annuncio dell’Armistizio e l’abbandono completo dello Stato da parte di chi avrebbe dovuto rappresentarlo e costituirne l’autorità: la Monarchia e il Governo.
Il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) nasce il 9 settembre 1943 a Roma.
L’indomani della “fellonia” della casa reale e del governo Badoglio.
È il momento più difficile della storia nazionale unitaria: il territorio italiano, dopo lo sbarco alleato in Sicilia, quello in Calabria e quello a Salerno – che avviene lo stesso 9 settembre – è diventato una delle
aree di guerra in cui le truppe anglo-americane e quelle tedesche si affrontano direttamente.
L'annuncio dell'armistizio, il giorno 8, non è stato preparato in alcun modo e le forze armate italiane si trovano completamente allo sbando.
E’ la scelta più difficile, i partiti si sono appena ricostruiti dopo venti anni di dittatura.
Eppure si trova la forza di proclamarsi rappresentanza e guida dell’intero popolo italiano.
La costituzione del CLN Il CLN unisce in un unico organismo i diversi partiti dell'antifascismo storico, ognuno con un suo rappresentante.
Sotto la presidenza di Ivanoe Bonomi rappresentante di Democrazia del Lavoro antico socialista riformista e futuro presidente del Consiglio, ci sono esponenti del Partito Comunista (Mauro Scoccimarro e Giorgio Amendola), del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (Pietro Nenni e Giuseppe Romita), del Partito d'Azione (Ugo La Malfa e Sergio Fenoaltea), della Democrazia Cristiana (Alcide De Gasperi), della Democrazia del Lavoro (Meuccio Ruini) e del Partito Liberale (Alessandro Casati). Il Comitato, che fungerà da “direzione politica” della lotta di Liberazione, si prefigge il compito di «chiamare gli italiani alla resistenza» contro il nazifascismo e «riconquistare all'Italia il posto che le compete nel consesso delle libere nazioni».
Era la giornata del 9 settembre 1943, mentre la divisione Granatieri era impegnata nella difesa ad oltranza del ponte della Magliana, nella città, abbandonata a se stessa, in mezzo alla ridda delle voci contrastanti, i
gruppi politici antifascisti cercavano faticosamente d'orientarsi sulla situazione e di prendere contatto con gli organi del governo Badoglio. Il Comitato delle opposizioni delega a questo scopo nelle prime ore del
mattino Bonomi e Ruini, i quali si recano al Viminale e vi apprendono la notizia della fuga del re. Li ha preceduti una missione dell’Associazione combattenti richiedendo la distribuzione di armi per potersi battere a
fianco dell'esercito. La richiesta, benché appoggiata dagli emissari del Comitato delle opposizioni, è «respinta con un no freddo. Anzi qualcuno, da parte monarchica, aggiunge che non bisogna esasperare gli invasori».
Posto di fronte alla più drammatica delle situazioni, con la sensazione di avere dinnanzi a sé il vuoto più assoluto d'ogni «autorità costituita» il Comitato delle opposizioni reagisce immediatamente; constatando la
frattura decisiva determinata dall'8 settembre e traendo da questa constatazione l'indicazione delle sue nuove responsabilità, alle ore 14,30 esso approva la seguente mozione:
“Nel momento in cui il nazismo tenta restaurare in Roma e in Italia il suo alleato fascista, i partiti antifascisti si costituiscono in Comitato di liberazione nazionale, per chiamare gli italiani alla lotta e alla
resistenza per riconquistare all'Italia il posto che le compete nel consesso delle libere nazioni.”
Si trattò del passaggio decisivo questo della costituzione del CLN perché si verificasse l’indispensabile connessione tra l’individuale e il collettivo in una dimensione politica plurale: una grande novità dopo l’imposizione ventennale del totalitarismo fascista.
Si può ben dire che in quell’occasione si cominciò a costruire l’Italia repubblicana superando anche i limiti del Risorgimento (la gramsciana “rivoluzione mancata”) dai tanto vituperati, in seguito, partiti: fra
i quali i grandi partiti di massa, il cui modello è stato incautamente abbandonato per abbracciare l’idea dei partiti personali, della governabilità esaustivamente intesa quale unica cifra dell’agire politico
nell’omissione della necessità di rappresentanza come si sta pericolosamente imponendo in questa difficile fase storica.
La costituzione del CLN corrispondeva a un insieme di scelte individuali che le donne e gli uomini stavano compiendo in tutto il Paese: al Nord si andavano già costituendo le prime formazioni partigiane. Migliaia di
militari sbandati si concentrano in zone di montagna con le armi di ordinanza pronti a difendersi, soprattutto in Piemonte per la dissoluzione della IV Armata dal rientro dalla Francia.
Era il momento delle scelte.
Prima di tutto non si può affermare che l’8 settembre rimanga come un nodo irrisolto nella storia d’Italia: atti, ruoli, protagonisti, responsabilità sono chiari e restano incontrovertibili nel delineare l’identità del
nostro Paese per un’intera fase storica.
Si verificano passaggi storici che quasi “costringono” a prendere coscienza di verità che, in precedenza, apparivano come latenti o la cui piena consapevolezza sembrava riservata a pochi.
In quel drammatico frangente emerse la necessità di esplicitamente consentire o dissentire: il sistema stava crollando e gli obblighi verso lo Stato non costituivano più un sicuro punto di riferimento per i
comportamenti individuali.
In questo senso Claudio Pavone, nel suo fondamentale “Una guerra civile, saggio storico sulla moralità della Resistenza” cita opportunamente Hobbes,
riferendolo direttamente all’Italia del 1943: “ L’obbligo dei sudditi verso il sovrano s’intende che dura fino a che dura il potere, per il quale esso è in grado di proteggerli, e non più a lungo, poiché il diritto che gli
uomini hanno per natura di proteggere se stessi, quando nessun altro può proteggerli, non può essere abbandonato a nessun patto.”
La scelta doveva, infatti, esercitarsi fra una disobbedienza per la quale apparivano altissimi i prezzi da pagare e le lusinghe della pur tetra, “normalizzazione” nazifascista.
Il primo significato di libertà che assunse la scelta resistenziale fu implicita nel suo rappresentare un atto di disobbedienza.
Non si trattò tanto di ribellione a un governo legale, perché su chi detenesse la legalità non c’erano dubbi e la legalità non stava certo dalla parte dei nazifascisti, ma di ribellione verso chi disponeva, in quel
momento, della forza per farsi obbedire.
Per la prima volta nella storia dell’Italia Unita le italiane e gli italiani vissero, in forme diverse anche rispetto alle realtà territoriali nelle quali si trovarono a dover vivere e operare, un’esperienza di
disobbedienza di massa.
La solitudine, cioè la piena responsabilità individuale della decisione (“ho fatto di mia spontanea volontà, perciò non dovete piangere” scrive a 19 anni Vito Salmi, partigiano garibaldino, fucilato a Bardi il 4 maggio 1944) è come esaltata e insieme riscattata dalla percezione dell’ineliminabile necessità di scegliere tra comportamenti che recavano iscritti valori che come ha scritto Massimo Mila portavano a una “rivelazione a se stessi di una nuova possibilità di vita.
Questa somma di scelte soggettive trovò allora il suo punto di coagulo, il suo riferimento, nella costituzione del CLN, nella capacità dei partiti antifascisti di costituire comunque un saldo elemento di coesione e di
legittimità, sostituendosi immediatamente al vuoto creato dalla fuga del Re e di Badoglio e respingendo la pretesa dei nazisti e dei fascisti di colmarlo rappresentando un nuovo potere del terrore.
Così nacque la Resistenza tra scelte individuali e grande disegno collettivo di costruzione di una nuova Italia.
Di tutto questo dobbiamo mantenere e trasmettere memoria.
Una memoria che continua a intrecciarsi con quella dei fatti storici fondamentali non soltanto per l’identità di un Paese, ma dei singoli soggetti che la vivono.
E’ allora che si assiste, si legge, si riflette attorno ad un fenomeno collettivo: un patrimonio “nostro” dei valori comuni che ci appartengono e che determinano –appunto – la nostra identità.
Nel rievocare la Resistenza si può, allora, affermare che la memoria nasce dal dolore: dalla profondità del dolore, quello del quale si sente, quasi, la rappresentazione fisica della sofferenza morale, dell’afflizione
dell’animo, dell’affanno.
Come se, tutti assieme, ci trovassimo lì a vegliare i nostri morti.
Non tutto però può esaurirsi nel dolore quando questo incontra la memoria: un intreccio da cui nasce la volontà di costruire il futuro.
La storia non era finita, dal sacrificio dei martiri poteva nascere l’attesa di una vita diversa, di una era di giustizia e di libertà alla fine di tante sopraffazioni.
Memoria, dolore, futuro legate assieme da un’unica idea di una nuova costruzione sociale, di una diversa identità.
Non si cadde allora, e non dobbiamo neppure farlo adesso, in una visione semplificato di un cosiddetto pessimismo leopardiano (o speranze, speranze, ameni inganni) perché i nostri martiri vivranno in eterno, non in
un’immortalità solitaria ma per continuare a testimoniare l’idea, la necessità, l’urgenza di costruire un’altra costruzione sociale, diversa e alternativa da quella fondata sulla sopraffazione e lo sfruttamento.





















Socio fondatore del Gruppo di Volpedo e del Network per il socialismo europeo .