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TITOLO

LE MINORANZE OPPRESSE E PERSEGUITATE NELLA STORIA: EBREI, STREGHE, DONNE, ARMENI, CRISTIANI, UCRAINI, PROSTITUTE, TZIGANI, GAY, MAGHI... E NON SOLO

 

DATA

08/05/2011

LUOGO

Genova

CONVEGNO NAZIONALE PROMOSSO DALL' ASSOCIAZIONE LIBERTA' E' PARTECIPAZIONE
LE MINORANZE OPPRESSE E PERSEGUITATE NELLA STORIA:
EBREI, STREGHE, DONNE, ARMENI, CRISTIANI, UCRAINI,
PROSTITUTE, TZIGANI, GAY, MAGHI... E NON SOLO
DOMENICA 8 MAGGIO 2011
orario dalle 9,30 alle 13 e dalle 15 alle 19
GRAND HOTEL BRISTOL PALACE
Via XX Settembre 35 - GENOVA
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“L'ostracismo della prostituzione femminile”
di Luigi Fasce, psicologo-psicoterapeuta analitico

Illustro qui una estrema sintesi – in osservanza del tempo assegnato, che come tale dà il senso ma non del tutto compiuto della riflessione fatta sullo spinoso argomento che volendo potrà essere letta con tutta calma per esteso su www.circolocalogerocapitini.it – sotto argomento Eventi.

L'impegno della Sen Merlin è stato principalmente teso a dare dignità alla donna prostituta che lo stato relegava legalmente alla clausura senza diritti di cittadinanza e che consegnava in regime pressoché di schiavitù alle Madame concessionarie-proprietarie dei bordelli. Pochi lo sanno ma la legge nasce dopo approfondita ricerca sul fenomeno è stata fatta in collaborazione con Carla Voltolina moglie di Pertini. L'inchiesta divenne anche un libro: Lettere dalle case chiuse (Milano-Roma, Edizioni Avanti!, 1955), e contribuì, oramai cosa fatta, alla chiusura delle case di tolleranza in Italia.
Ma ora siamo qui per interrogarci sui risvolti negativi sicuramente non voluti dalla legge Merlin ma che purtroppo esistono. Siamo passati dalla padella alla brace. Fuori di metafora la realtà è che con legge di stato si assegnava l'appalto legale ai privati, con la legge Merlin si è giunti, di fatto, a consegnare il mercato della prostituzione in regime di monopolio alle mafie.

Proviamo a capire perché.

Cito da Intervista di Oriana Fallaci a Lina Merlin
nel 1963 L’Europeo
Oriana Fallaci:Quarta accusa: quella che la prostituzione non si sia per niente abolita, anzi che continui come prima, nella stessa brutale umiliazione morale, nello stesso sfruttamento, nella stessa desolazione. Questo, e non si arrabbi, senatrice Merlin, è proprio vero. Comunque lo credo anch'io.
Lina Merlin: Ma è matta lei! Ma davvero non capisce nulla! E chi pretendeva di abolire la prostituzione? Io?!? La mia legge mirava solo a impedire la complicità dello Stato. Rilegga il titolo: «Abo­lizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui». Stop. Io avevo anche aggiunto «... e contro il pericolo delle malattie veneree», ma me l'han tolto perché c'era già una legge. Davvero mi meraviglio che dica simili bestialità. La prostituzione non è mica un crimine, è un malcostume. … Scusi, conosce un Paese in tutto il globo terrestre, uno solo, dove non esista la prostituzione?

OF: La Cina, almeno a sentire le testimonianze dei cinesi. E in questo credo che siano sinceri.
LM: Può darsi. In uno Stato dittatoriale è possibile. Le fucilano. Ma io non accetto la dittatura, nessuna specie di dittatura. Io voglio vivere in un Paese di gente libera: libera anche di pro­stituirsi, purtroppo. Ma libera.»
Questo il succo dell'intervista.

In realtà libera solo virtualmente perché dalla lettura della legge non sembra proprio che la prostituta sia realmente libera considerati i divieti posti a chiunque le ruoti intorno, vedasi l'inestricabile groviglio di ostacoli di cui all'art.3 della legge 75/58, e considerati anche i vincoli stretti rivolti direttamente alla prostitutadi cui all'art.5 “Sono punite con l'arresto fino a giorni 8 e con l'ammenda di lire 10.000 le persone dell'uno e dell'altro sesso:
1) che in luogo pubblico od aperto al pubblico, invitano al libertinaggio in modo scandaloso o molesto;
2) che seguono per via le persone, invitandole con atti e parole al libertinaggio.
Le persone colte in contravvenzione alle disposizioni di cui ai nn. 1) e 2), qualora siano in possesso di regolari documenti di identificazione, non possono essere accompagnate all'Ufficio di pubblica sicurezza.
Le persone accompagnate all'Ufficio di pubblica sicurezza per infrazioni alle disposizioni della presente legge non possono essere sottoposte a visita sanitaria. I verbali di contravvenzione saranno rimessi alla competente autorità giudiziaria.”
Solo negli ultimi due ultimi capoversi si pone un qualche limite ad eventuali abusi da parte delle forze di pubblica sicurezza che oggi possiamo classificare come “tutela della privacy”
In verità non si tratta per la Merlin di giudizio morale negativo legato al peccato nel solco della cultura cristiana ma del giudizio, etico, di valore sociale positivo in difesa della dignità della donna contrapposto a comportamento socialmente riprovevole.
Pur tuttavia sulla base di questa pur alta motivazione, non volendo, si è sancito un condizionamento sociale fortemente repressivo – vero e proprio tabù - sulla sessualità “irregolare” consumata fuori dal vincolo matrimoniale che al tempo dei “bordelli di stato” non c'era. L' aneddotica ci riporta che anche i preti prima della legge Merlin andavano a casino. Non voglio qui fare intendere che andare a puttane sia stato senza pericolo di prendersi uno scolo e qualcosa di peggio, ora ahimè l'aids, tanto se a casino di stato tanto così come è adesso (il pericolo peggiore) tanto così come potrebbe essere una volta regolamentato per legge e con accurata deontologia professionale.

Purtroppo è da questa conflittualità irrisolta tra diritto della donna a prostituirsi e il giudizio valoriale negativo sulla “ignobile professione” che con la legge Merlin si determina un duplice ostracismo, il primo, quello esplicitamente indicato dalla legge, che codifica il reato dello sfruttamento-favoreggiamento della prostituzione che pone un groviglio di ostacoli alla prostituzione e il secondo ostracismo, etico, subdolo rivolto direttamente alla donna prostituta portatrice di malcostume. E' in questo articolo 5 che si cristallizza l'irrisolvibile conflitto tra “reato e diritto” della legge per cui è quasi impossibile stabilire lo spartiacque tra “libertinaggio educato” e “libertinaggio scandaloso”. Rendendo nel concreto pressoché impossibile “l'esercizio del diritto”, anche di prostituirsi.

Dunque questa legge contiene elementi fortemente repressivi – in definitiva della pulsione sessuale e del rapporto mercenario che la soddisfa - quelli di cui all'art.5 che hanno dato l'appiglio alle ordinanze di numerosi sindaci, che da un lato applicano drasticamente l'articolo di questa legge per cui la prostituta viene multa persino per gli “ammiccamenti” e il vestiario provocatorio ma anche, novità assoluta su cui non si trova alcun appiglio nella legge prescrivono di multare anche il “cliente consumatore”, trasformando tout court il giudizio di valore negativo del “rapporto sessuale mercenario” in reato, seppur di grado inferiore quale è la multa. Certo questa esasperazione repressiva moralistica della sessualità, una vera e propria restaurazione rispetto alla rivoluzione sessuale di Freud e Reich del secolo ventesimo, è stata possibile dal clima di imbarbarimento generale: fondamentalismo religioso, razzismo e omofobia, che attualmente caratterizza la nostra situazione socio-politica. Clima sociale e forze reazionarie al governo per cui, invece di cercare sgrovigli liberali alla legge che ha prodotto nel corso di questi ultimi 60 anni danni devastanti, si stanno cercando di aggiungere ulteriori nodi moralistico-repressivi. Deriva oscurantista peraltro mai immaginata ai tempi della sen. Merlin.
Ultime considerazioni quelle che la legge ha posto in atto le condizioni di due pesantissimi danni collaterali: il primo quello di avere consegnato quasi totalmente il mercato della prostituzione – così come per la droga – al monopolio delle mafie , che trattano veramente da schiave le donne senza distinzione alcuna tra minorenni e maggiorenni, che procura alla criminalità organizzata un enorme profitto, ovviamente esentasse, fonte che va ad ingrossare l' immenso fiume di economia illegale con l'effetto deteriore secondario di soppiantare gradualmente l'economia legale.
Anch'io ho da lanciare il mio personale ostracismo quello che consentirà in base a una nuova legge che legalizzi regolamentandola la libertà di prostituzione eliminando la prostituzione illegale monopolisticamente gestita dalle varie mafie.
Per quanto riguarda il secondo danno, certamente minore, quello erariale per lo Stato, (stante il vigente status di “fuori legge” assegnato alle meretrici, di quelle poche che si autogestiscono) per cui non essendo soggetti tassabili, non pagano alcuna tassa sul reddito percepito dalla “professione”.
Questo l'epilogo moderno italiano dell'ostracismo della prostituzione che ha origini lontane ma non lontanissime, proprie della cultura sessuofobica delle religioni monoteiste (ebrea, cristiana, mussulmana).
Sono dunque per sostenere la tesi che l'ostracismo sulla prostituzione sia contraddittorio rispetto al principio della libertà individuale che caratterizza la società moderna e sostanzialmente repressivo ma anche grandemente controproducente sotto il profilo della sicurezza sociale e di quello economico.
Ovviamente la mia opzione è per proposte di legge per la completa liberalizzazione della “professione del soggetto di prestazioni sessuali” che pur tuttavia contempli adeguate tutele sanitarie e previdenziali. La legalizzazione di per sé scaccia immediatamente quella illegale e solo questo è un enorme utile per la società. Se siamo riusciti a trovare neologismi di molte altre professioni penso, spero siate d'accordo, dobbiamo liberarci di tutte quante le definizioni che in negativo qualificano questa professione.

L'ostracismo della prostituzione femminile (a completamente intervento)
di Luigi Fasce

Ostracismo invece di “oppressione”, mi è sembrato il termine più appropriato per definire la condizione delle prostitute nel mondo occidentale e in particolare qui in Italia.
Persecuzione invece sarebbe il termine giusto considerato che la pena di morte per prostitute, adultere, omosessuali è ancora oggi prevista in alcuni stati islamici, come Iran, Nigeria, Arabia Saudita, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Afghanistan e Yemen.
Dunque l'ostracismo su prostituzione, vediamone il significato etimologico [dal greco ostrakismos e questo da ostrakon (coccio)]. Nell'antica Grecia indicava un sistema adottato dalla democrazia ateniese (487-485 a.C.) per esiliare temporaneamente un avversario politico o un potenziale tiranno.
Era l'assemblea ateniese che votava per alzata di mano se era necessario il ricorso a un ostracismo. In caso affermativo, due mesi più tardi si teneva una votazione pubblica in cui ogni votante scriveva il nome della persona da esiliare su un coccio di terracotta.
Nel senso moderno la parola ostracismo assume il significato di atteggiamento persecutorio nei confronti di qualcuno per impedirgli di svolgere la propria attività, di esclusione dalla società o da una comunità o di un gruppo.

Credo che a proposito della Legge Merlin (L. 20 feb. 1958, n.75- Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui(G.U. 4 mar. n.55), si possa parlare di ”ostracismo” nel senso antico del termine ma anche nel senso moderno sopra indicato. Di senso antico quando il Parlamento italiano - mutatis mutandi – come per il tempo degli antichi ateniesi ha drasticamente sancito la chiusura dei “bordelli pubblici” il cui tenutario era stato fino allora e per più di un secolo lo Stato italiano.

Ma con la legge Merlin che “sregola”, meglio di potrebbe dire con un termine oggi di moda, si liberalizza la prostituzione femminile lasciando il diritto strettamente personale (pressoché virtuale) alla donna di prostituirsi, ma sostanzialmente si ostracizza subdolamente la stessa prostituta/o impedendole ogni forma di organizzazione legale che necessita qualunque pur minima attività professione che prevede prestazione e consumo che viene comunque criminalizza con termini come tenutario, protettore, financo chi comunque agevola-favorisce privatamente la prostituzione,
E' stato così creato un territorio minato tra di essa e il resto del mondo legale che inibisce qualunque collaborazione da parte di cittadini normali, vuoi per affittare una abitazione, vuoi per dare ospitalità in un locale pubblico, vuoi trasportare con una vettura la prostituta/o. Aspetti organizzativi della prostituzione che prima della legge Merlin erano, senza ambiguità alcuna, assicurati, legalmente, dallo Stato.
Il termine prostituzione, che implica sempre la protezione-complicità di un secondo soggetto (dal singolo protettore alla vasta organizzazione criminale.). E a ben vedere è su questo secondo soggetto che si concentra, quasi, l' universale condanna. “Nel 1949, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la “Convenzione per la soppressione del traffico di persone e lo sfruttamento della prostituzione altrui”, affermando che la prostituzione forzata è incompatibile con la dignità umana, richiedendo a tutte le parti coinvolte di punire i protettori e i proprietari dei bordelli e gli operatori e di abolire tutti i trattamenti speciali o la registrazione delle prostitute. La convenzione fu ratificata da 89 paesi ma la Germania, i Paesi Bassi e gli Stati Uniti non parteciparono.” Non so dire se ci sono stati degli aggiornamenti.
Ho già affermato che la prostituzione implica sempre un ruolo terzo. Provo a spiegarmi.
Vediamo ora il significato etimologico sia di meretrice che di prostituta.
Meretricio, dal latino meretricem , da merère, significa guadagnare, ottenere un prezzo, una mercede. L'atto non implica una terza persona che “vende” la donna a un altro uomo.
Invece termine 'prostituzione' deriva dal latino (siamo in epoca romana ma non troppo antica) e significa 'mettere in vendita', …che deriva dal verbo latino prostituĕre (pro, "davanti", e statuere, "porre"), e indica la situazione del tempo per cui una schiava, considerata alla stregua di merce, veniva "posta in vendita davanti" alla bottega del suo padrone. Questa origine richiama quindi la condizione storicamente più abituale della prostituta, la quale non esercita autonomamente la sua professione, ma vi è in qualche modo indotta da soggetti che ne sfruttano il lavoro traendone un proprio guadagno. Legale la schiavitù alla società romana, legale la compra vendita di schiavi e di schiave, legale lo sfruttamento sessuale delle stesse.
Questo prima dell'avvento del cristianesimo il quale predicando la fratellanza tra gli uomini minò alla radice il concetto di schiavitù ma anche per i suoi risvolti relativi alla sacralità del concepimento virginale di Maria madre di Gesù che si pone anche contro al ruolo della donna schiava e prostituta del sesso. L'atto sessuale che in generale fuori dalla sacralità del matrimonio cristiano diventa peccaminosa lussuria lo è vieppiù se compiuto mediante meretricio. Comportamento maggiormente riprovevole il ruolo della prostituzione femminile nel corso della storia nel contesto egemonico della cristianità che sigilla la donna nel ruolo santificato della madre figura centrale della “sacra famiglia”.
Non sarà mai messo nella giusta rilevanza ai fini della repressione sessuale del maschio il ruolo asessuato di Giuseppe padre acquisito di Gesù, nella sua relazione di coppia, casta e platonica, nei confronti della santissima Madonna.
Queste le possibili ragioni di fondo della cultura sessuofobica del cristianesimo assunta e cresciuta costantemente nel corso dei secoli e che ancora contribuisce significativamente al mantenimento dell'ostracismo del cattolicesimo, in generale del sesso libero tanto dell'uomo tanto della donna, a cui si aggiunge in modo parossistico quella dell'omosessualità, pur riprovevole del maschio ma pur sempre meno grave di quella femminile perché sporca l'immagine della vergine-madre la Madonna.
Certo in questo caso si deve fare ricorso all'inverosimile, dogmatica accusa di comportamento perverso o contro natura dettato solo da riprovevole demoniaca pulsione carnale. A questo riguardo mi consento una piccola digressione perché penso possa essere utile per reagire efficacemente al negazionismo colpevole delle gerarchie cattoliche sull'argomento specie dopo i recenti ricorrenti attacchi.
 Consiglio la lettura di un testo classico di sessologia “Uomo, Donna Ragazzo Ragazza”, di John Money e Anke A. Ehrhardt – Feltrinelli 1976 Milano. Testo che non mi pare abbia avuto, immeritatamente, edizioni recenti … eppure dati i tempi sarebbe bene studiarlo in modo approfondito per contrastare i novelli crociati negazionisti.

Con questo libro gli AA sono riusciti a provare scientificamente l'assurdità del mito biblico che vede Eva sorgere dalla costola di Adamo. Infatti nel libro viene dimostrata la matrice unica tanto della femmina tanto del maschio nella gonade originaria indifferenziata. E per qualche verso si può anche affermare che nel programma di differenziazione sessuale di genere viene prima la femmina del maschio. Primato femminile sbandierato subito dalle femministe a cui i maschilisti hanno prontamente risposto, “però noi siamo più evoluti”.
Sembra incredibile trovarci di questi tempi sotto attacco da parte di integralisti religiosi compresi quelli cristiano-cattolici dopo che
1 Keplero toglie alla Terra la centralità nell'universo;
2 Darwin fa evolvere l'Uomo dalla scimmia;
3 Freud dimostra che non siamo nemmeno interamente padroni della nostra mente
4 Money e altri distruggono il primato dell'uomo sulla donna.
Fine digressione.
L''ostracismo sulla prostituzione deriva dall'avversione “dei moderni”, paladini dei diritti persona, principalmente nei confronti del maschio-protettore-schiavista, ma anche secondariamente nei confronti della donna-prostituta-schiava, vittima da salvare dalla sua immorale condizione. Da salvare non solo dal suo oppressore ma anche da se stessa. E' il ruolo positivo svolto da tutte le associazioni, cooperative, ecc., che si dedicano a salvare la donna financo minorenne dalla schiavitù mafiosa e a cercare di farle trovare una alternativa alla vita della prostituzione coatta, il fenomeno attualmente più macroscopico per cui “...in Italia ci sarebbero 70 mila prostitute (per la quasi totalità straniere, provenienti soprattutto dalla Nigeria e dalla Romania) e 9 milioni di clienti. Il che significa un giro d'affari di 90 milioni di euro al mese.”(A. Barina – Il Venerdì di Repubblica 25 marzo 2011). Però nella nostra società resta ancora preclusa per la donna l'opzione della libera scelta di svolgere non solo in via di principio ma in via di regolamentazione per legge “la professione più antica del mondo”.
Fino ad oggi qui in Italia gli ostacoli posti sono stati insuperabili. Badate bene gli ostacoli sono insuperabili per arrivare per legge alla regolamentazione della prostituzione e non certamente per fermare la prostituzione gestita monopolisticamente dalla criminalità organizzata. Paradossalmente l'unica organizzazione che può infischiarsene delle forze dell'ordine, dei tribunali delle ordinanze dei solerti sindaci.
Primariamente ostacoli morali che oserei dire affondano nelle nostre ancestrali radici religiose : ebrea, cristiana e mussulmana che in definitiva hanno la stessa fonte biblica che contribuirono a reprimere la sessualità fuori dal vincolo matrimoniale fin dai tempi antichi come si può arguire dal seguente monito “Non vi sia prostituta fra le figlie di Israele, non vi sia prostituto tra i figli tra i figli di Israele. Non portare mercede di meretrice o prezzo di cinedo (uomo che si prostituisce- mia la nota) nella casa del Signore, tuo Dio, per alcun voto, perché ambedue sono in abominio al Signore, tuo Dio” (Deuteronomio 23,18-19) «E' composto da 34 capitoli descriventi la storia degli Ebrei durante il loro soggiorno nel deserto del Sinai (circa 1200 a.C.) e contiene varie leggi religiose e sociali.»(da Wikipedia). Impressionante l'uso tanto di prostituta tanto di meretrice ma anche comprtamento riferito tanto a “figlia” che a “figlio”.
Come possiamo comprendere la storia della repressione sessuale e specificatamente di quella legata alla prostituzione viene da lontano ma da un filone di cultura religiosa ben preciso.
Non è stato così per altre culture predominanti prima nel mondo greco e poi romano, almeno per quello pre cristiano.


Nel mondo greco
Nell’antichità la prostituzione veniva praticata, come rito propiziatorio, all’interno delle mura di un tempio, ma anche nelle campagne o in luoghi appositamente scelti, allo scopo di assicurare fertilità e fortuna e procurarsi la benevolenza della dea Afrodite ( Ishtar, Astarte, Mylitta, Venere).
La “porneusis sacra” era considerata con estremo rispetto, come celebrazione di una tradizione sacra dovuta agli Dei. E le prostitute che partecipavano ai culti, venivano venerate e rispettate come coloro attraverso le quali la vita e la divinità si manifestavano.
La natura sacralizzata tanto dai greci tanto dai romani non poteva che includere il comportamento sessuale collegato tanto al mistero spirituale della fecondazione della madre-terra auspicata da riti solenni in occasione del ciclo delle stagioni. Dunqu la prostituzione un mezzo per favorire la fecondità. Con l'eccitazione sessuale si stimola la fertilità generale.
Tanto l'estro femminile tanto la pulsionalità fallica maschile (Freud ha spiegato che questa istintuale pulsionalità ha necessità di esprimersi con o senza finalità procreativa) erano parte integrante di questa weltanschauung di natura sacralizzata.
In questo contesto storico-culturale anche rapporti omosessuali erano considerati del tutto naturali. Che dire delle coppie omosessuali facenti parte dei “300” spartani alle Termopili fermarono con virile eroismo e al prezzo della vita l'avanzata dei persiani di Serse consentendo al resto dei popoli della Grecia di organizzarsi per la battaglia finale risultata vittoriosa per i Greci.

Nel mondo romano
Per quanto riguarda i romani, inventori del diritto, la prostituzione era regolata dalla legge ed era praticata nei lupanari, edifici siti fuori dalle città aperti soltanto nelle ore notturne. Le prostitute o meretrici generalmente erano schiave o appartenevano ai ceti più bassi.
Solo dopo 300 d.c, con Costantino che ha sancito l'egemonia cristiana in cui siamo tuttora immersi, sebbene tanto prostituta tanto cliente erano considerati peccatori, il commercio del sesso non si è certamente fermato, ma ha acquisito connotazione fortemente negativa, tanto da venire ad essere catalogato dalla chiesa cattolica come lussuria, uno dei sette vizi capitali. Sviluppo complesso e raffinato del troppo generico sesto comandamento “non commettere atti impuri”.
Siamo giunti alla formazione del meccanismo mentale dell'inibizione dell'atto sulla base di un precetto morale introiettato nella mente (nel senso psicoanalitico di Super-Io) che in caso della sola idea-desiderio di trasgressione fa sorgere conflittualità con la pulsione istintuale (l'Es di Groddeck/Freud).
Meccanismo mentale di enorme importanza per la nostra evoluzione dalla pura bestialità animale a quella dell' essere umano che però come tutti sappiamo ci crea anche in molti casi conflittualità interiore e varie forme di disturbo mentale.
Voi tutti capite bene che tra il quinto comandamento “non uccidere” e il sesto “non fornicare”, (Di questo peccato poco si può parlare. Dice s. Francesco di Sales, che la castità col solo nominarla si macchia.) la scala di valore, è per noi moderni, minimamente sani di mente, incommensurabile, il quinto comandamento oltre che peccato è diventato reato e nessuna legge del mondo occidentale ha mai preso in considerazione il reato di fornicazione. Come non si sono codificati in reati i peccati di desiderare “roba” e “donna d'altri”.

Medioevo cristiano
A dispetto di tanti precetti moralistici di santi, mistici e trappisti, la prostituzione era diffusa, e sovente tollerata e regolamentata nei contesti urbani. Peccato si ma comunque male minore secondo l'alto insegnamento di Sant'Agostino. Gli Statuti di molte città (di Lucca ho cronaca scritta ) del medioevo regolavano la prostituzione.
Già nel 1200 con l'introduzione obbligatoria della confessione è stato possibile risolvere l'enorme contenzioso della fornicazione e dunque anche della prostituzione. E' il vantaggio del tempo in cui il peccato non era reato. Inoltre sappiamo bene che al seguito di eserciti e compagnie di ventura c'erano prostitute. Certo ci sono state anche lapidazioni subite da prostitute da parte di folle bigotte immemori del monito cristiano “scagli la prima pietra che è senza peccato”.

Mondo moderno
Nel mondo attualmente sull'argomento sembra che ci siano idee estremamente confuse e contraddittorie.
Abbiamo rilevato che in alcuni e paesi musulmani, la prostituzione è sanzionata con la pena di morte e in qualche Paese occidentale la professione è perfettamente legale tanto che le operatrici del sesso pagano regolarmente le tasse.
I “bordelli pubblici” sono stati istituiti nel 1959 da Cavour, poi con il fascismo sono stati legalizzati, sanitarizzati e con tanto diritto per le “signore” di ricevere le “marchette” pensionistiche.
“Case chiuse” si chiamavano nelle quali fino alla sera prima del 19 febbraio 1958 hanno socializzato generazioni di studenti, borghesi, operai, financo preti. Poi le case chiuse di Stato la civile progressista legge Merlin le ha definitivamente chiuse.
Dalla legge Merlin e fino agli anni settanta c'era l'ingenua idea progressista della liberazione sessuale per cui le prostitute sarebbero presto sparite dalla circolazione.
C'è stata rivoluzione sessuale e l'effetto progressista liberatorio per la prostituta ? A distanza di 52 anni dall'evento non pare proprio. Dopo un periodo di stasi negli anni 80, poi come per il resto delle cosa dagli anni 90 e fino ad oggi abbiamo assistito all'imbarbarimento della società. L'egemonia liberista-teocon ha sancito una perversa alleanza.
I nodi della legge Merlin sono arrivati dunque al pettine.
La legge Merlin – ma vale anche per la legge sulle droghe – è ambigua, peggio ancora ambivalente, per cui in questo ultimo decennio ha profuso l'ostracismo del terzo tipo, quello moralistico, repressivo della sessualità, risvolto assolutamente non previsto, ma implicito nella legge quello che avviluppa tutt'ora l'esercizio della prostituzione.
Della serie “si può ma non si può”. In teoria si può in pratica non si può. La prostituta è stata costretta a operare in uno spazio virtuale, limbico e al tempo stesso, ghetto, bunker claustrofobico circoscritto da campo minato. Nessuno nella legalità può esserle di aiuto, perché agevolare la prostituzione è reato penale. E' prevista la galera.
Ecco da legge 20 feb. 1958, n.75 - Capo I - capoverso 3- i punti più ostracizzati, puniti severamente per legge
«2) chiunque, avendo la proprietà o l'amministrazione di una casa o altro locale, li conceda in locazione a scopo di esercizio di una casa di prostituzione; 
3) chiunque, essendo proprietario, gerente o preposto ad albergo, casa mobiliata, pensione, spaccio di bevande, circolo, locale da ballo, o luogo di spettacolo, o loro annessi e dipendenze, o qualunque locale aperto al pubblico o utilizzato dal pubblico, vi tollera abitualmente la presenza di una o più persone che, all'interno del locale stesso, si danno alla prostituzione; 
4) chiunque recluti una persona al fine di farle esercitare la prostituzione, o ne agevoli a tal fine la prostituzione; 
5) chiunque induca alla prostituzione una donna di età maggiore, o compia atti di lenocinio, sia personalmente in luoghi pubblici o aperti al pubblico, sia a mezzo di pubblicità;»
Ma questi sono solo alcuni esempi del complesso reticolo di impedimenti a qualunque possibile favoreggiamento-collaborazione con la ipotetica persona che voglia “liberamente” prostituirsi.
La sentenza qui d'appresso riportata fa cogliere bene il filo di rasoio che passa tra favoreggiamento-collaborazione della prostituzione e la libertà della prostituta a svolgere la propria professione.
«Siti web che pubblicano annunci di prostitute: non sempre éreato - Cass. 26343/2009

Il titolare di un sito web che pubblica inserzioni pubblicitarie di donne che si offrono per incontri sessuali commette il reato di favoreggiamento della prostituzione purché tale attività sia accompagnata da ulteriori attività finalizzate ad agevolarne la prostituzione, al fine di rendere più allettante l'offerta e di facilitare l'approccio con un maggior numero di clienti.
La mera pubblicazione di annunci, non accompagnata da ulteriori attività, quali, nella fattispecie, l'essersi l'imputato interessato alle foto delle donne da pubblicare, l'aver contattato il fotografo per fare delle foto nuove, il far sottoporre le donne a servizi fotografici erotici, non è penalmente rilevante.
Ciò in quanto la mera pubblicazione di annunci viene solitamente considerata un normale servizio svolto a favore della persona della prostituta e non della prostituzione.»
La legge da un lato assegna, quando è possibile (le nostre “fai da te” del centro storico) la prestazione sessuale individuale la condizione extraterritoriale di free tax e dall'altro, il grosso del fenomeno della “tratta delle prostitute” la consegna allo sfruttamento monopolistico della criminalità organizzata. Che ovviamente non ci paga di certo le tasse.
Nonostante tutto questo sia contro sicurezza pubblica e danno fiscale non pare che si voglia metterci riparo. Non riesco a credere che tutto dipenda dalla Chiesa cattolica che si è dimostrata sul fenomeno prostituzione assai tollerante nei secoli. Temo come per la droga impedimenti occulti di soggetti dell'economia illegale per cui i due monopoli prostituzione e droga devono rimanere tali e se c'è da lanciare anatemi moralistici strumentalizzando anche la religione cattolica tutto fa brodo. Poi governi conniventi e compiacenti come l'attuale ritornano il favore alla chiesa cattolica con vari finanziamenti alle scuole private cattoliche l'assunzione nella scuola pubblica di insegnanti cattolici e esenzioni di tasse per fabbricati e esercizi commerciali.

La necessità di una legge progressista

Motivazioni di sicurezza pubblica, di economia e fiscalità
L'attuale legge consegna quasi interamente il mercato del sesso, mi ripeto, così come per la droga, al monopolio delle mafie con un duplice gravissimo danno arrecato alla società, il primo di ordine economico quando mette in tasca delle mafie 90 milioni di euro al mese esentasse da riciclare in attività imprenditoriali che vanno a ingrossare il circuito della economia illegale che va poi a fare concorrenza sleale all'imprenditoria, il secondo di ordine pubblico e giudiziario per cui enormi spese per le forze dell'ordine – mai sufficienti - per la lotta di contrasto all'organizzazione illegale e ulteriori spese giudiziarie e ingolfamento delle relative cause giudiziarie. Uno spreco di risorse economico e umane indescrivibile che consegue all'ostracismo di stato gettato sulla innocua, anzi socialmente utile pratica della prostituzione.
Per fare aprire gli occhi su questa moderna follia c'è solo da sperare che ci venga a soccorrere un nuovo Erasmo da Rotterdam.
Questo il danno enorme da imputare al fronte dello sfruttamento illegale, poi siccome c'è per cui la prestazione sessuale non è tassabile c'è anche un consistente danno erariale. Qui siamo in presenza di uno scrupolo morale oltremodo allucinante. Con la legge Merlin si è voluto lasciare libera la donna di prostituirsi ma lo stato non ne vuole ricavare nulla di questo utile. Soldi lebbrosi per lo stato. Certo magari pagare le tasse non è bello ma certamente è doveroso e non si capisce perché la fonte di questo guadagno non debba essere tassata. Per le prostitute il detto “pecunia non olet” pare non valga. Purtroppo anche la proposta di legge Grillini casca parzialmente in questa discriminazione, lasciando alla persona che si prostituisce la scelta di pagare o non pagare le tasse sui proventi della sua attività.

Motivazioni di ordine sessuologico
Mi resta solo di rimettere mano a ferri arrugginiti del mestiere di ex psicosessuologo consultoriale per evidenziare la necessità di tale professione, che ho definito in generale di utilità sociale ma anche di salvaguardia dell'equilibrio mentale dell'individuo. Senza essere impenitenti seguaci di Reich è assolutamente assodato che la funzione sessuale è fattore determinante della personalità e che La repressione della pulsione sessuale determina vari disturbi di personalità. Esiste altresì stretta interconnessione tra sessualità e aggressività e questo è tanto più vero per il maschio della specie mammiferi.
La pulsione sessuale di regola è accompagnata da comportamento aggressivo in specie nel maschio. E’ infatti nel maschio che nella fase dell’estro che si accende il furore aggressivo provocato dalle scariche ormonali di tostestorone.
E’ proprio come se in quella fase l’animale venisse punto da un tafano velenoso che instilla il furore aggressivo nei confronti di qualsiasi ostacolo o antagonista e la impellenza dell’accoppiamento. Non credo sia di interesse qui approfondire le sofisticate spiegazioni d'ordine neuroendocrinologiche. Dunque porto solo qualche semplice esempio.
Must è la a fase di eccitazione sessuale dei maschi fase in cui sono si verificano comportamenti fortemente aggressivi che vengono sollecitati tramite stimoli olfattivi che ricevono dalle femmine in estro.
Lo sanno bene i conduttori di elefanti. Forse qualcuno avrà visto in TV la scena dell'impazzamento di un elefante maschio che ha devastato tutto quanto lo circondava e sembrava volesse a tutti i costi uccidere il suo conduttore salvatosi fortunosamente per essere riuscito a issarsi sul muro del recinto.
E necessario che la fisiologica pulsione sessuale del maschio trovi il naturale sfogo nell'accoppiamento e questo vale anche per l'apparentemente civilizzato maschio della specie umana.

Tempistica
Dal famoso, oramai vetusto, rapporto Kinsey è stato assodato che maschio americano ha mediamente un massimo di tre orgasmi alla settimana; mentre per le donne la media era per tutto il periodo adulto, intorno a meno di uno alla settimana.

Stress della vita quotidiana
Da un lato nella nostra vita moderna le persone che sono molto assorbite dai problemi e dalle tensioni del loro lavoro a tal punto che possono essere portate a trascurare la vita sessuale una spirare che sollecita nervosismo tensione stress nella coppia.
Il cambiamento nella relazione di coppia avviene spesso dopo la nascita del primo figlio che tende a far acquisire nella donna, enfatizzo, la sindrome della madonna e nell'uomo la sindrome di san Giuseppe. Siccome non c'è nella nostra tradizione cristiana il culto dell'erotismo come può essere nella cultura indiana o nel buddismo tantrico è quasi destino il raffreddamento sessuale della coppia. Ma la spinta sessuale specie del maschio non può essere inibito oltre tempo. Tre orgasmi settimanali sono il minimo necessario, nelle sue lezioni Giorgio Abraham, vado a memoria, sosteneva che dopo mezzora dall'eiaculazione un maschio giovane è pronto per un altra prestazione sessuale. Immaginatevi le possibili potenziali erezioni di fronte alla marea immensa di stimolazioni sessuali che la pubblicità offre al povero giovane e adulto maschio e l'inibizione forzata conseguente. Molti degli esacrabili episodi di violenza giovanile sono verosimilmente imputabile alla repressione sessuale. Le conseguenze dell'astinenza troppo protratta sono ben conosciute e piuttosto negative: le fantasie erotiche represse e non soddisfatte creano un profondo stato di frustrazione non sempre completamente conscio, il sonno si fa più difficile e meno riposante, resta sulla sfondo tensione e irascibilità incapacità di concentrazione, ma anche stato depressivo (a questo riguardo forse qualcuno di voi ha visto a suo tempo il film “Anche i dottori ce l'hanno). Conseguenze che del tutto naturalmente si risolvono nel naturale, salutare rapporto sessuale che si conclude con la scarica orgasmica.
Eventi luttuosi: vedovanze e separazioni
Poi ci sono gli innumerevoli casi di vedovanza e di separazione che in linea di massima il maschio nel primo caso vive con spaesamento e nel secondo caso vive con profondo rancore. Immaginabile che ci sia subito in questi casi pronta una donna a prestarsi a soddisfare almeno la tensione sessuale pur presente ? Ne dubito fortemente.
Di fronte a tutto questo immane groviglio ecco che la prestazione sessuale a pagamento può essere la soluzione. Tanto meglio se legalizzata perché altrimenti, data la condizione esistenziale indicata, dato il martellante ostracismo giornalistico nei confronti dei “clienti” a rischio di multa, al senso di colpa si aggiunge anche la vergogna certificata di essere stato a puttane.
A che punto siamo per una nuova normativa sulla prostituzione
Nel corso del tempo ci sono state varie proposte di legge tanto quelle repressive tanto quelle libertarie – sempre fatalmente abortite - come possiamo vedere qui di seguito.
«Nel 2003 un disegno di legge di Umberto Bossi e Stefania Prestigiacomo varato dal Consiglio dei ministri vietava la prostituzione nelle strade, ma la ammetteva nelle case private e al chiuso ma non avrebbe ripristinato le case di tolleranza.
Nella Legislatura passata, l'8 febbraio 2007, l'onorevole Franco Grillini ha presentato una proposta di legge[1], tesa a disciplinare l'esercizio della prostituzione e ad affermare la dignità e il diritto alla sicurezza e salute delle persone che si prostituiscono.
Sono state presentate inoltre le proposte di Katia Bellillo Norme per la legalizzazione della prostituzione[2], di Mascia Disposizioni in materia di prostituzione[3], di Elisabetta Gardini Disposizioni contro la pratica e lo sfruttamento della prostituzione[4], di Matteo Brigandì Disposizioni per la regolamentazione dell'esercizio della prostituzione[5], di Carolina Lussana Disposizioni in materia di prostituzione[6], di Teodoro Buontempo Nuove norme sulla prostituzione[7], di Luana Zanella Nuove norme concernenti l'esercizio della prostituzione e la lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui[8] e una proposta di legge di iniziativa popolare, la n° 6[9] presentata dalla Comunità Papa Giovanni XXIII che prevede la punibilità del cliente. Al Senato sono stati depositati il disegno di legge Disposizioni in materia di prostituzione[10] di Tiziana Valpiana e Norme per contrastare l' acquisizione di prestazioni sessuali[11] di Maria Burani Procaccini. Nel 2008 Daniela Santanchè ha presentato un quesito referendario[12] per abolire diversi punti della Legge Merlin. Le proposte di legge presentate da parlamentari nel corso del tempo non hanno avuto alcun seguito. Ho visionato soltanto il disegno di legge Grillini del 2007 Norme in materia di prostituzione con governo Prodi, quello che mi pare il più progressista e rispettoso dell'autonomo diritto della persona a fornire prestazioni sessuali a pagamento.
Confido che il prossimo progressista in parlamento che metterà mano a un nuovo disegno di legge si ingegni a trovare una alternativa al termine prostituzione. Norme per l'attività sessuale professionale mi pare che come suggerimento potrebbe andare bene.
Recentemente in Italia sono state emanate ordinanze [13] restrittive in vari comuni per quanto riguarda la prostituzione in strada e il ministro per le pari opportunità Carfagna ha proposto un DDL[14] approvato dal Consiglio dei ministri l'11 settembre 2008 [15].
Ordinanze e DDL fortemente contestati, sia dalle associazioni che lavorano per la cosiddetta "riduzione del danno" (contattando le persone che si prostituiscono e comitati di quartiere) [16] sia dalle associazioni di prostitute sia dal movimento femminista [17].»(Wikipedia)
Purtroppo siamo in tempo oscurantista e si vedono leggi anche in Europa come quella in vigore nell'attuale Svezia governata dalla destra di segno proibizionista-criminalizzante che, subdolamente, con l'alibi della liberazione della donna dalla prevaricazione del maschio, viene punita la prestazione sessuale tanto della prostituta quanto il cliente.
Questo lo scenario oscurantista che si allarga in Europa impensabile fino agli anni 80.
Recentemente sono state emanate ordinanze [13] restrittive in vari comuni per quanto riguarda la prostituzione in strada e il ministro per le pari opportunità Carfagna ha proposto un DDL[14] approvato dal Consiglio dei ministri l'11 settembre 2008 [15]. Ordinanze e DDL sono fortemente contestati, sia dalle associazioni che lavorano per la cosiddetta "riduzione del danno" (contattando le persone che si prostituiscono e comitati di quartiere) [16] sia dalle associazioni di prostitute sia dal movimento femminista [17].»(fonte Wikipedia)
E come possiamo rilevare mano a mano arriviamo ai giorni nostri invece che di leggi progressiste libertarie delle prestatrici di attività sessuale ci troviamo da un lato di proposte di legge fortemente punitive non solo delle professioniste del sesso ma anche del cliente e inoltre, sulla base - distorta - di questa stessa legge, si emanano da parte di sindaci ordinanze punitive nei confronti di prostitute e addirittura dei clienti, fatto mai avvenuto in passato, indicatore chiaro che stiamo vivendo una fase storica di restaurazione del conservatorismo sessuofobico della destra cattolica. Noi laici, libertari socialisti di sinistra, i credenti delle chiese evangeliche, della religione universale, non c'è dubbio alcuno che ci mettiamo contro a questo disegno perverso ma anche i cattolici adulti del post concilio vaticano II dovrebbero con noi alzare la voce.
E' ovvio che attualmente dati i tempi e soprattutto con i numeri dell'attuale maggioranza di questo governo è più probabile che passi più facilmente in Parlamento una legge ancora più restrittiva e punitiva dell'attuale legge vigente. Al momento c'è solo da sperare che Berlusconi non voglia inasprire tale legge visto il pendente giudizio sul caso Ruby.
Poi dobbiamo solo sperare che alle prossime elezioni avvenga un miracolo laico, che la sinistra libertaria e progressista vinca le lezioni e rimetta in campo un disegno di legge sulla “professione” progressista e organizzativamente possibile. Per questo chiedere suggerimenti a Don Gallo.
La speranza è l'ultima a morire.

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“MINORANZE OPPRESSE E PERSEGUITATE : LA DISCRIMINAZIONE GIURIDICA”
di Massimo A. Chiocca (Avvocato in Genova)


§1 Quando l’amico Marco BELELLI mi parlò, qualche mese fa, quasi timidamente, di questo convegno, e del titolo che avrebbe fatto da “leit-motiv”, percepii immediatamente come gli argomenti che sarebbero stati affrontati (e che, nello specifico, avrei dovuto affrontare) ponessero almeno due importantissimi “concetti giuridici”, propri del diritto pubblico, apparentemente slegati tra loro.
Mi riferisco, in primo luogo, al concetto di “rapporto politico democratico”: essendo la “minoranza”, per una quota-parte, espressione di un più ampio “insieme istituzionale organizzato”.
Diamo per scontato - naturaliter - che solo in un regime che proclami, almeno formalmente, ad un livello costituzionale, la legittimità di tutti gli interessi nella formazione delle decisioni pubbliche, e che proclami altresì la controllabilità dell’autorità pubblica, sia possibile quel tipo di rapporto; un regime dove, quantomeno in thesi, tutte le istanze non solo siano legittime, rispetto a determinate norme giuridiche, ma siano anche in grado di raccogliere consenso attorno a loro (cfr., sul punto, Umberto CERRONI, Regole e valori nella democrazia).
Mi riferisco, poi, al concetto di quell’attività politica propriamente oppressiva e/o persecutiva di “determinate minoranze”; un’attività violenta, che si pone comunque sul fronte dell’azione di governo e dell’amministrazione in genere, e sul fronte, se si vuole e prima ancora, della “tecnica legislativa”.
§2 Un primo punto fermo (e quasi ovvio) è questo, a mio avviso: che una minoranza si faccia parte attiva dei propri diritti, attraverso il loro riconoscimento e la loro tutela legale, costituisce già di per sé un controsenso.
Se vale il principio maggioritario, per quanto l’unico limite alla maggioranza sia rappresentato dal rispetto della “costituzione” - e meglio: dal rispetto delle “norme e dei valori costituzionali” -, è chiaro che un parlamento che sia espressione di una maggioranza (soppiantati i poteri del re “unico e sovrano”) esprima sempre diritti eguali a quelli della totalità, compresi, sempre, quelli della minoranza.
Questa è la cruda realtà di un sistema in cui i voti - tutti eguali - non si pesano, bensì si contano.
§3 Dunque, per disvelare nella sua essenza il principale dei fenomeni di cui abbiamo poc’anzi accennato - quello della “discriminazione delle minoranze” - occorre fare uno sforzo di indagine: penetrare gli aspetti ed agguantare le cause.
Tale è il fenomeno che non solo - illegittimamente - riduce ad unità ciò che è diverso e diversifica ciò che eguale, ma che - prima di tutto concettualmente - subordina l’eccezione alla regola, la diversità all’eguaglianza, il meno al più.
A mio avviso, anche a voler ammettere che, in democrazia, si abbia una costituzione che operi non solo come “sistema tecnico-formale”, ma come “sistema condiviso di valori”, è il rapporto tra il linguaggio ed il potere politico ad essere il nodo cruciale.
“Quando io uso una parola (…) questa significa esattamente quello che decido io (…), né più né meno”, disse Humpty Dumpty. “Bisogna vedere” - disse Alice - “se lei può dare tanti significati diversi alle parole”. “Bisogna vedere” - rispose Humpty Dumpty - “chi è che comanda (…), è tutto qui”.
Il personaggio di Humpty Dumpty lo troviamo in “Attraverso lo specchio” di Lewis CARROLL.
§4 Quando si può chiamare una “entità” grande o piccola, pessima o discreta, ottima o straordinaria, facendo corrispondere la “qualificazione” - che è di schietta natura linguistica - con l’essere ontologico ?
Quando una divisione o una contrapposizione tra “enti” - divisione o contrapposizione che è operata dal linguaggio umano - trova una sua “giustificazione logica” ?
Due questioni (apparentemente banali) che mi servono per afferrare al volo una tendenza costante del pensiero umano: ossia, la tendenza a performare la realtà (e a ridurla) in schemi strutturati sulle parole; la tendenza, insomma, a dar vita a “verità fittizie”, “utili” o “comode” a seconda delle circostanze (alle “necessità presenti” - alle esigenze del momento - direbbe il MACHIAVELLI).
Le conseguenze di questa tendenza - gnoseologica - hanno gettato le fondamenta - in ogni settore dell’opera umana - del pensiero discriminatorio.
Il settore giuridico non fa eccezione, derivando, esso, da una tradizione molto incline alle tassonomie.
§5 Il pensiero discriminatorio si basa su di un equivoco: che la verità abbia il suo titolo originario nel “possesso della verità”, e sulla confusione che ciò che si chiama (ossia, ciò che si definisce con le parole) corrisponda a ciò che è realmente.
Quindi, non necessariamente il pensiero discriminatorio è proprio di un’ideologia totalitaria; perché la manipolazione della lingua, in funzione di una inclusione o di una esclusione, rispetto alla sfera sociale e legale, costituisce, in effetti, una tentazione demoniaca (mi sovvengono alla mente, puntuali, le parole del RITTER: «Il fatto che una “costruzione politica” non sia quasi mai possibile senza grandi distruzioni di valori umano-morali; che la “potenza” così spesso sia contro il diritto; che nella “volontà di potenza” degli antagonisti politici, un’estrema abnegazione (al servizio ad esempio di un’idea) si accompagni al più alto egoismo, se vuole avere successo: tutto questo appartiene a quel demoniaco che è insito nel potere», p. 13, Il volto demoniaco del potere).
Comunque, psicologicamente parlando, è solamente il pensiero discriminatorio che conduce al comportamento discriminatorio, alla paura dell’uguale e del diverso nello stesso tempo; ed è l’unica chiave interpretativa - anche nel settore giuridico - per spiegare, ab imis, l’esistenza delle “innaturali diversità”.
§6 La tecnica volta alla formazione di “qualità giuridiche” è servita, e serve tutt’oggi, per descrivere, in maniera sintetica, sotto forma di ipotesi normative, determinati fenomeni sociali, aventi tra di loro dei punti di riferimento comuni (spesso, soprattutto in dottrina, si è realizzato un progressivo accostamento tra il concetto di “qualità giuridica” e quello di “stato giuridico”, ricomprendendosi, così, accanto ai tradizionali “status civitatis” e “status familiae”, ogni posizione assunta dall’individuo nell’ambito di una collettività organizzata).
Il legislatore designa quelle ipotesi con dei “vocaboli”, i quali hanno un contenuto che “riassume delle realtà”.
Un passaggio ulteriore è quello per cui una norma giuridica si indirizzi non a tutti indistintamente, bensì solamente nei confronti di determinati soggetti.
Difatti, l’ambito di operatività di una norma può essere facilmente definito in modo da comprendere soltanto dei soggetti i quali presentino determinate condizioni o determinate qualità soggettive (per esempio, che siano di sesso maschile o femminile).
Tale ambito può inoltre essere definito con riferimento a certe “qualificazioni giuridiche” (condizioni o qualità); con riferimento, cioè, a delle qualificazioni che una norma attribuisce ad un soggetto, al verificarsi di certe circostanze.
Per esempio, in base a quanto previsto dall’articolo II della “LEGGE SULLA CITTADINANZA TEDESCA” del 15 settembre 1935, poteva essere cittadino del Reich solo colui che avesse “sangue tedesco o affine”, e che avesse dimostrato, attraverso il suo comportamento, il desiderio di voler servire fedelmente il Reich ed il popolo tedesco.
Quindi, il “I DECRETO SUPPLEMENTARE ALLA LEGGE SULLA CITTADINANZA TEDESCA” del 14 novembre 1935, all’articolo V, considerava “ebreo” chiunque fosse disceso da almeno tre nonni di razza ebrea; ma considerava ebreo anche chi fosse disceso da due nonni interamente ebrei, qualora: a) fosse stato membro di una “comunità ebraica” al momento dell’entrata in vigore della (presente) legge o vi aderisse successivamente; b) avesse contratto matrimonio con una persona ebrea al momento dell’entrata in vigore della (presente) legge o successivamente; c) fosse nato da un matrimonio con una persona ebrea, contratto dopo il 15 settembre 1935; d) fosse il frutto di una relazione extra-coniugale con una persona ebrea.
Nondimeno, l’articolo I della “LEGGE PER LA PROTEZIONE DEL SANGUE E DELL'ONORE TEDESCO” del 15 settembre 1935 aveva già vietato i matrimoni tra gli ebrei ed i cittadini di sangue tedesco, considerandoli nulli, anche se contratti all’estero.
Infine, con la “LEGGE SUL PASSAPORTO DEGLI EBREI” del 5 ottobre 1938, all’articolo I, veniva stabilito che il passaporto tedesco di tutti gli ebrei - residenti nel territorio del Reich - non fosse più valido, con l’obbligo di consegnare il documento alle Autorità Tedesche.
E’ chiaro - da questi esempi di una legislazione che - per finalità di annientamento politico e sociale - ha operato esclusivamente attraverso un processo di identificazione e di diversificazione di categorie razziali - che una qualificazione giuridica soggettiva esiste se ed in quanto una norma giuridica positiva la prevede; tuttavia, una volta prevista, il soggetto investito di una certa qualificazione giuridica, si trova ad essere destinatario di un complesso di norme che non si indirizzano ad altri soggetti (vale a dire, a coloro che non possiedono quella qualificazione giuridica soggettiva).
§7 Una qualificazione giuridica soggettiva - per voce del “Legislatore” - ben può assurgere, dunque, e sovente assurge, anche se forse non si ha l’abitudine ad accorgersi di ciò, a criterio per determinare l’ambito dei destinatari di un complesso di norme.
Tale qualificazione imprime ai soggetti, che ne sono investiti, una condizione (o qualità) “speciale”, che distingue questi soggetti da altri.
La condizione distintiva costituisce uno “stato giuridico soggettivo”, che “aderisce” alla persona.
Ogni stato giuridico ha - per contenuto - l’insieme dei diritti e degli obblighi di cui sono destinatari esclusivi i soggetti investiti della qualificazione giuridica, da cui lo stato - di regola - prende il nome.
Tuttavia - per ritornare al tema che sono invero sempre le parole a strutturare le norme - le cose e le persone in rerum natura non costituiscono “effetti giuridici”.
Questi effetti sono statuiti unicamente dalla legge: è sempre la legge - tramite un accorgimento tecnico-linguistico - che fa di una certa cosa o di una certa persona un “elemento di una fattispecie giuridica” (così, Natalino IRTI).
I vocaboli impiegati dalla legge, non colgono la realtà delle cose, ma esprimono - sinteticamente - riassuntivamente - delle “figure giuridiche”, dei “valori-simbolo”.
Dunque: unità di “stato” ed unità di “effetti”.
§8 Precisato questo - per (cercare di far) comprendere le reali fondamenta dell’operazione di metapoiesi inscenata dal “Legislatore” -, in quali casi ci si può imbattere in una norma avente una propria configurazione discriminatoria ?
Quando, per determinare l’ambito dei destinatari di un complesso di norme, si impiegano delle qualificazioni giuridiche soggettive, che conducono a differenziare o ad eguagliare “irragionevolmente” (così si esprime oramai sempre più sovente la nostra Corte Costituzionale).
Fermo restando, sempre, che il contenuto di una norma è determinato - ogni qualvolta - a seconda di ciò che il “Legislatore” reputa opportuno che siano le conseguenze.
L’articolo 3 della Legge n. 104/1992 definisce come “disabile” colui che presenti una minorazione fisica, psichica o sensoriale, che sia causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa, e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.
Il concetto di “minorazione fisica, psichica o sensoriale” consente che il soggetto minorato - il quale potrebbe ricevere un trattamento meno favorevole dalla sua minorazione - abbia un proprio “statuto speciale”.
Statisticamente parlando, i soggetti minorati sono una “minoranza” rispetto all’intera popolazione.
Tuttavia, se lo stesso concetto fosse impiegato per trattare più favorevolmente un disabile, più di quanto lo sarebbe un non-disabile, in una situazione analoga, verrebbe commessa una discriminazione per motivazioni evidentemente non più connesse a quelle “difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa”, che in effetti potrebbero determinare delle condizioni di “svantaggio sociale” o di “emarginazione”, e che il Legislatore aveva considerato [sì] per favorire la disabilità, ma non a discapito delle persone né svantaggiate, né emarginate.
§9 Anche sul fronte dell’azione amministrativa, il potere di trattare determinate situazioni, a seconda della rilevanza che può assurgere una condizione personale, che sia fonte di diritti ed obblighi, è sempre sindacabile ex art. 113 Cost. sotto il profilo dell’eccesso o dello sviamento.
Premesso che “tutti” possono essere donatori di sangue, un provvedimento attuativo promanante da un Ente sanitario che escludesse dalla donazione i “soggetti maschi omosessuali”, eleverebbe - a motivo dell’esclusione - quanto meno apparentemente - quello che è un tipico “orientamento sessuale”.
Ma sarebbe sufficiente, per giustificare l’esclusione, la circostanza statistica che i dati epidemiologici proverebbero che il rapporto omosessuale maschile costituisce un “comportamento a rischio” ?
Come conformata, la norma amministrativa dimostrerebbe, all’un tempo, troppo e troppo poco, a mio avviso.
A rigore, infatti, verrebbero esclusi i soggetti “maschili” che avessero provato occasionalmente un solo rapporto omosessuale; verrebbero, d’altra parte, ammesse, e indiscriminatamente, le “donne omosessuali”, senza escludere per loro un qualche, seppur minimo, rischio di contagio.
Allora, una disposizione siffatta sarebbe illegittima, per manifesta irrazionalità intrinseca, a mio avviso, non perché metterebbe in gioco l’orientamento sessuale dei soggetti donanti; ma perché essa non tutelerebbe a sufficienza - in assenza di indagini ed analisi da espletarsi caso per caso - il soggetto donatario.
In questa ipotesi, peraltro, l’azione volta all’accentuazione di quell’aspetto personalissimo della persona - l’essere “maschio omosessuale” - per variare la portata di una norma - potrebbe avere comunque l’effetto di alimentare nella pubblica opinione sacche di “confusione ideologica”, senza che vi siano dei veri benefici per la “comunità” : un cemento insostituibile per colpire, in definitiva, quelle persone che di volta in volta vengono investite di una determinata qualificazione giuridica, con riflessi etici negativi.
§10 Anche questa è una tecnica di controllo sociale.
In quanto modalità del potere, essa ci dà lo spunto per un fugace, e finale, accenno all’argomento dell’abuso del “diritto dei più” ai danni di determinate minoranze.
Quando viene alla ribalta il rispetto di una particolare etnia o religione minoritaria, per esempio, entrano necessariamente in gioco i diritti inviolabili dell’uomo, e la problematica collaterale dei limiti della democrazia.
La garanzia dell’inviolabilità dei diritti umani è stata caratterizzata da un costante riferimento al diritto naturale.
Peraltro, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, sono le Costituzioni, le Dichiarazioni Internazionali e i Trattati ad avere vieppiù richiamato e garantito i diritti inviolabili dell’uomo, i quali hanno così avuto una loro strutturazione positiva.
Oggi, quindi, anche laddove esista un esplicito riferimento all’idea giusnaturalistica, non si tratta più dei tradizionali diritti naturali, la cui struttura meta-giuridica li esponeva all’astrattezza; ma si ha a che fare, indubitabilmente, con strumenti giuridici azionabili davanti a Corti Costituzionali o Internazionali.
Poiché operano in “zone-limite”, trovare un accordo su tali diritti è difficile.
L’esame del confronto (o scontro) tra chi si richiama ai “valori assoluti” - che superano ogni contingenza -, e chi attribuisce anche a questi valori una “variabilità gius-positiva”, tale da porre in crisi anche la caratteristica della “inalienabilità” -, va [ben] oltre il tempo del nostro intervento, e meriterebbe un altro convegno.
Non resta che congedarci con questo auspicio.

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Per quanto riguarda il materiale complessivo del convegno vedasi
http://www.radicali.it/20110509/atti-conclusivi-del-convegno-nazionale-della-lep-di-genovaBlog ufficiale:http://radicalilep.ilcannocchiale.it/

Socio fondatore del Gruppo di Volpedo e del Network per il socialismo europeo .