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EVENTI

TITOLO

GRUPPO DI VOLPEDO 11 settembre 2010ipare al 3° incontro annuale

 

TAVOLA ROTONDA 1971 EPINEY SUR SEINE lA RINASCITA DEL P.S. FRANCESE: ESEMPIO, LEZIONE PER LA SINISTRA ? INTERVENTO LUIGI FASCE

DATA

11/09/2010

LUOGO

Volpedo

Presiede la sessione:
Dario Allamano (Esecutivo Gruppo di Volpedo)
09,15 - Intervento e saluti: Giancarlo Caldone - Sindaco di Volpedo
09,30 - Per non dimenticare:
Santiago del Cile - 11 settembre 1973 - Ricordo di Salvador Allende
prof. Alfredo Somoza (I.C.E.I.) - Raul Paredes Diaz (Rifugiato Politico)

10,00 - DIBATTITO:
Un PSE sovranazionale per un’ Europa Unita e Federale
Introduzione di Renzo Penna - (Coordinatore del Gruppo di Volpedo)
Si confrontano con le idee del Gruppo di Volpedo:
Enrique Baron Crespo (P.S.O.E. Spagna)
Walter Suter (P.S. Svizzera)
Pia Locatelli (P.S.I. Italia)
12,45 - Conclusioni: Francesco Somaini (Esecutivo Gruppo di Volpedo)
Dibattito aperto con interventi

13,00 - LA FIUMANA VIVENTE (riedizione 2010 della scena del quadro di Pellizza con i precari della scuola in piazza)
Intervallo pranzo
Presiede la Sezione Paola Bodojra – (Esecutivo Gruppo di Volpedo)
14,30 – TAVOLA ROTONDA:
1971 – Epinay-sur-Seine
La rinascita del P.S. Francese; esempio, lezione per la sinistra Italiana?
Introduce e modera: Roberto Nebiolo – (Coordinatore del Gruppo di Volpedo)
Ne discutono:
Marc Osouf (Partito Socialista Francese)
Vincenzo Vita (Partito Democratico)
Alfonso Gianni (Ecologia Sinistra Libertà)
Ugo Intini (Partito Socialista italiano)
Valdo Spini (Circolo Rosselli Firenze)
17,15 - Conclusioni: Felice Besostri – (Coordinatore del Gruppo di Volpedo)
Dibattito aperto con interventi

Parteciperanno o sono stati invitati ad intervenire ai dibattiti della giornata:
Felice Borgoglio, Giuliano Pisapia, Franco D’Alfonso, Lanfranco Turci, Gennaro Migliore, Edmondo Rho, Giusi La Ganga, Sergio Luigi Ricca, Anna Falcone, Giovanni Ossola, Gim Cassano, Daniela Brancati, Gioacchino Cuntrò, Luigi Fasce, Riccardo Nicotra, Giorgio Giorgetti, Marco Brunazzi, Roberto Biscardini, Sergio Ferrari, Filippo Fiandrotti, Mauro Beschi, Claudio Bellavita, Sergio Tremolada.
18,00 - Lettura e Adozione del “PATTO di VOLPEDO”

Per relazioni e interventi link: www.gruppodivolpedo.it

LUIGI FASCE INTERVENTO

1 SUMMARY
L’esempio di Epiney ci deve sferzare a fare un patto d’Azione con tutta la sinistra per contrapporci con grande determinazione all’imperante neoliberismo.
Dobbiamo ritrovare poi una identità comune per la sinistra in Italia e in Europa con riferimento al Partito Socialista europeo però spurgato da tutte le posizioni liberiste che lo hanno inquinato in questo ultimo ventennio.
Penso che il collante ideologico per la sinistra italiana potrebbe ancora essere oggi la Costituzione Italiana, non a caso definita da Piero Calamandrei, “Costituzione una rivoluzione promessa”.
2 SINTESI INTERVENTO
Parrebbe che attualmente non siamo soli in Europa a porci domande significative.A leggere la breve sintesi del dibattito attualissimo dei compagni socialisti francesi dal titolo, anch’esso con punto interrogativo, < CHE COS’E’ LA RIFORMA? di Pierre MOSCOVICI Comunque mi piace evidenziare che il contesto scelto per tale dibattito dai compagni francesi sia stato quello degli “Stati generali della sinistra”.Così come è significativa anche la contrapposizione tutta ideologica del prossimo congresso del Labour Party tra Miliband vs Miliband, segnalatoci in questi giorni dal fraterno compagno Claudio Bellavita.
Mi definisco laico liberalsocialista (senza trattino) ecologista, ma la mia scelta tra i due, va a favore di Ed quello che propugna un ritorno al modello di economia mista della classica socialdemocrazia, il manifesto liberalsocialista del 1941 di Guido Calogero e Aldo Capitini su questo aspetto non lascia dubbio alcuno, così come non lascia dubbio alcuno il titolo terzo - parte economica della nostra illuminata e illuminante Costituzione. La mia scelta per l’approfondimento del tema non è certo commemorativa dell’evento, oramai possiamo ben dirlo storico, bensì quella di fornire, qui ed ora, indicazioni significative per rintracciare il filo rosso smarrito della sinistra da almeno un ventennio a questa parte.
L’esempio di Epiney sur Seine, oggi ci deve sferzare per riuscire a riunificare l’intero arcipelago della sinistra, qui in Italia ma anche e soprattutto in Europa. La proposta del GdV di dare vita a un partito socialista transnazionale è più che mai valida. Ma oggi occorre fare anche qualcosa d’altro: in primo luogo almeno un “Patto d’Unità d’Azione” con tutta l’intera sinistra -
Oltre al ”Patto d’Unità d’Azione”, occorre anche perseguire fin d’ora una riunificazione dell’intera sinistra che può compiersi con l’individuazione di un collante ideologico di riferimento rimeditato e attualizzato ai tempi attuali studi e le esperienze da noi già acquisite.
Credo, dunque, che rispetto ad allora siamo tutti consapevoli che le difficoltà che abbiamo oggi di fronte come sinistra europea siano ben più rilevanti di quelle che si è trovato di fronte Mitterand in Francia nel 1971.
In allora reggeva benissimo la “cortina” di ferro” e non è fantasia che è stata, paradossalmente, anche, involontario, baluardo del sistema economico socialdemocratico europeo: economia mista, diritti del lavoro, stato sociale universale , libertà individuali. Sebbene sempre sotto l’incubo della guerra atomica, nessuna consapevolezza della questione ecologica. Si credeva ancora nella crescita senza limiti. Solo dopo il 1989 il piano per l’egemonia neoliberista mondializzata non ha più bisogno, diversamente che per gli anni 70, né di golpe militari né di assassinii politici. Si è affermato per legge mondiale il principio supremo di competizione e privatizzazioni di ogni settore economico, compreso quello dei monopoli naturali e dei beni e servizi di pubblica utilità e la sregolazione completa dei mercati finanziari.
Abbiamo assistito dopo il 1989 al fallimento del modello comunista così come alla fine del 2008 al crollo dei Wall Street, simbolo del fallimento del sistema neoliberista – turbo capitalista – del mercato totalmente sregolato.
Abbiamo assistito a riaggiustamenti di rotta in primo luogo dall’SPD a Dresda e poi dal PSE a Praga solo alla fine del 2009.
Adesso c’è stato recentemente il documento congiunto dei socialisti francesi e di quello dell’SPD. Incoraggiante ma non sufficiente a mio modo di vedere.
Preannuncio che come Lega dei Socialisti a fine gennaio 2011 saremo a Livorno per proporre a quasi un secolo di distanza il superamento della obsoleta scissione comunista per affrontare con grande risolutezza, su basi ideologiche, progettuali e programmatiche, la sfida della nuova sinistra del terzo millennio, in Italia, in Europa, nel mondo.

Come nel gioco degli scacchi le mosse da fare sono tante.

Tra tutte le mosse da fare elencate nel mio lungo intervento estrapolo soltanto alcuni punti particolarmente rilevanti per la nostra ragion d’essere socialisti riformisti.
Vediamoli
In economia Riformismo socialista contro neoliberismo
1 rigida regolamentazione dei mercati finanziari. Figurarsi il problema se lo sono già addirittura posto i tecnocrati della Unione Europa. La notizia trionfalistica su “La Stampa” – Economia&Finanza 4 settembre 2010.
“Tre sceriffi UE per sorvegliare i mercati – Contro le future crisi arrivano le Authority comunitarie su banche, Borse e assicurazioni.
Bruxelles si porta all’avanguardia nella regolamentazione internazionale e propone il modello al G-20!”
Lascio agli esperti la verifica se si tratta di regolamentazione sufficiente o di mera facciata che lascia in buona sostanza ancora sbrigliati i mercati finanziari.
A me laico liberalsocialista ecologista non basta la mera regolamentazione dei mercati finanziari, misura necessaria nella logica competitiva del mercato globalizzato benché, lo sappiamo bene, è solo in teoria che il teorema neoliberista pretende la libera competizione tra pari sul mercato globale, mentre nella ruvida realtà esiste solo connivenza tra potere politico – a questo riguardo gli USA insegnano da almeno 200 anni – e potere economico. Di recente è rispuntata la connivenza tra liberismo e pensiero teocon che convergendo strumentalmente, per cui con il passe-partout sussidiarietà orizzontale sussidiarietà verticale, si punta a sradicare le basi laiche pubbliche dello stato nel sociale (scuola, formazione professionale, Sanità, Servizi sociali, ecc.).
Pertanto, a questo fine, occorre
- si prevedano, oltre le misure sopra citate, regole e diritti uguali per tutti a livello mondiale, e accanto a radicale modifica in senso cooperativistico della filosofia liberista di WTO, FMI e Banca Mondiale, occorre valorizzare l’ILO e metterlo in condizioni di operare con ispettori del lavoro internazionali (mentre attualmente l’ILO è stato messo in sonno);
I compagni francesi e tedeschi nel loro documento congiunto hanno formulato sinteticamente il concetto in questo modo “deve essere istituito un meccanismo di sorveglianza incaricato di controllare che lo sviluppo degli scambi con i paesi extra-comunitari avvenga verificando l'esistenza di norme sociali e ambientali omogenee” (pag.3).
-- stabilire una maggiore omogeneizzazione delle politiche fiscali nei paesi dell'Unione, con la fissazione di una soglia minima della pressione fiscale, tale da assicurare a tutti i paesi dell'Unione le risorse necessarie per lo sviluppo della ricerca, dell'educazione e delle infrastrutture (documento congiunto PSE-SPD pagina 4)
- procedere ad un'integrazione positiva degli stati nell'Unione, evitando le politiche di dumping salariale, sociale e fiscale con le quali si determina un eccesso di concorrenza fra gli stati in tema di localizzazione degli investimenti finanziari e dei siti di produzione (pag.4)
- si ripristini, almeno nell’UE, il modello di economia mista, previsto tanto dalla Costituzione Italiana tanto da quella Tedesca;
- si stabilisca che beni e servizi di pubblica utilità restino in mano pubblica, fermo restando l’ottimizzazione dell’organizzazione aziendale nel rispetto di lavoratori, utenti ed ecologia:
- prevedere per imprese, beni e servizi pubblici la gestione da parte di lavoratori e cittadini. A Parigi hanno ripubblicizzato la gestione dell’acquedotto privatizzato da Chirac nei lontani anni ottanta. E’ stato già realizzato il modello di gestione con partecipazione tanto di lavoratori tanto di cittadini.
- incentivare le forme di cogestione peraltro istituto previsto all’art.46 della nostra carta costituzionale, di cui è d’ esempio la Germania; mentre l’attuale legge sulle Spa a questo proposito è assolutamente fasulla;
- proporre riforme realmente incisive sul riequilibrio tra capitale e lavoro, di cui abbiamo l’esempio svedese per l’attuazione del piano Meidner, (conto di saperne presto di più sulle forme di autogestione di alcune fabbriche argentine);
- incentivare fortemente, come da art. 45 della nostra Costituzione, le imprese cooperativistiche e forme di associazionismo;
- difesa ad oltranza dello statuto dei lavoratori
- perorare l’unificazione del sindacato, ma nel frattempo stare dalla parte del sindacato che si batte per la difesa della dignità, prima ancora che dei diritti dei lavoratori
- proporre una legge di iniziativa popolare per istituire l’assegno di inoccupazione
- fare scelte decise in campo energetico per cui vanno fortemente incentivate tecnologie per produrre energia pulita e stabilire una moratoria mondiale nei confronti di quella produzione nucleare per cui in tempi ragionevoli le centrali devono essere tutte dismesse (resta il delittuoso problema di allocare le attuali scorie, eredità micidiale che lasceremo ai cittadini del mondo futuro per millenni.
- ribadire fortemente la scelta della “Green Economy”, scelta giustamente enfatizzata soli due anni orsono nel Manifesto EuroSocialista di Madrid.
- salvaguardia di stato sociale a partire da scuola e sanità pubblica
Infine perché quanto sopra il programma per gli aspetti economici abbia minimamente possibilità di realizzarsi è necessario proporre urgentemente un "governo economico europeo” come indicato già dal recente documento congiunto PSF-SPD.
Dopo discettato, nei punti indicati sopra, del valore della “libertà di” , ora sarà bene parlare, sono laico, liberalsocialista, della “Liberta da”, ovvero,
difesa e promozione di
1) Laicità come principio universale; 2)diritti civili, 3) nuovi diritti: a) scelta di procreazione (difesa della legge sulla maternità assistita) o meno (difesa della legge sull’aborto);
b) stili vita personali (difesa della legge sul divorzio e coppie di fatto anche di fatto);
c) diritto matrimonio di omosessuali; d) libertà di assunzione di droghe leggere e medicalizzazione di droghe pesanti (con programmi di disassuefazione medica e psicologica (ma anche per alcol, tabacco e psicofarmaci); e) libertà di fruire di prestazione sessuali a pagamento e dunque di legalizzare la prostituzione. Evitando in questo modo l’assegnazione da parte dello Stato del monopolio del mercato di sesso e droga alla criminalità organizzata; Su questo punto il discorso da fare sarebbe assai lungo per i risvolti di economia sommersa e di flussi di capitali esorbitanti sul mercato imprenditoriale che viene ad essere contaminato da concorrenza sleale e infiltrazioni mafiose. Se ne riparlerà in altra occasione. f), diritto di scelta di morire dignitosamente ( proporre legge sull’eutanasia evitando lunghe e devastanti agonie di malati terminali, gestiti in massima parte da enti religiosi che approfittando di manodopera a costo quasi zero come le suore stanno monopolizzando il “triste mercato dei sofferenti morituri)
Da ultimo ma non il meno importante, PACE Il valore della pace che deve essere perseguito attraverso la “filosofia del dialogo” (Guido Calogero insegna) attuando un quadro legislativo mondiale e assegnando all’ONU il compito di fare rispettare laicità, diritti universali, individuali, sociali ed ecologici e di intervenire con misure economiche adeguate operando concretamente in una visione cooperativistica globale con programmi di intervento economico-finanziario per coltivazioni e lavorazione di prodotti vitali, ma anche programmi per l’istruzione e per l’educazione sanitaria nonché per la limitazione delle nascite (vedasi libro “Per un nuovo riformismo” Paolo Sylos Labini con Alessandro Roncaglia) in cui proponevano tra le tante altre utili indicazioni, programmi specifici per il Sub-Sahara.
Quanto sopra per la definizione di un progetto e di un programma di politica socialista europea che tenti di incidere anche a livello mondiale.
Penso che il collante ideologico per la sinistra italiana potrebbe ancora essere oggi la Costituzione Italiana, non a caso definita da Piero Calamandrei, “Costituzione una rivoluzione promessa”.
3 DOCUMENTO COMPLETO
VOLPEDO 3 – 11 settembre 2010
TAVOLA ROTONDA:
1971 – Epinay-sur-Seine
La rinascita del P.S. Francese; esempio, lezione per la sinistra Italiana?
Ne discutono:
Marc Osouf (Partito Socialista Francese)
Vincenzo Vita (Partito Democratico)
Alfonso Gianni (Sinistra Ecologia Libertà)
Ugo Intini (Partito Socialista italiano)
Valdo Spini (Circolo Rosselli Firenze)
Conclusioni: Felice Besostri – (Coordinatore del Gruppo di Volpedo)
Intervento preordinato sul tema della Tavola rotonda
Luigi Fasce – circolo Guido Calogero – Aldo Capitini – Genova
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rappresenta le più alte aspirazioni
dell'umanità a un futuro migliore.>
(Geremy Rifkin)
(Luigi Fasce)

Confido che il tema di questa tavola rotonda 1971 – Epinay-sur-Seine La rinascita del P.S. Francese; esempio, lezione per la sinistra Italiana? che svolgiamo oggi 11 settembre, data significativa per il ricordo accorato che vogliamo portare a Salvador Allende, sia l’occasione proficua per significative risposte.
Parrebbe che non siamo soli in Europa a porci domande significative.

A leggere la breve sintesi del dibattito attualissimo dei compagni socialisti francesi dal titolo, anch’esso con punto interrogativo, < CHE COS’E’ LA RIFORMA? di Pierre MOSCOVICI della Direzione Nazionale del Partito socialista francese, sembra che in Europa si stia ancora arrancando per ridefinire il nuovo collante identitario della sinistra agli esordi del terzo millennio. Comunque mi piace evidenziare che il contesto scelto per il dibattito dai compagni francesi sia stato quello degli “Stati generali della sinistra”.
Cito testualmente

E’ che restano ancora da operare delle chiarificazioni, ci sono delle coerenze da trovare per definire una piattaforma riformista comune, suscettibile di permetterci di governare un paese complesso, in un mondo in pieno sconvolgimento ed in seno ad un’Europa in crisi. Ci ritornerò la prossima settimana, per delineare meglio i contorni del “riformismo radicale”, che io chiamo dei miei desideri. PIERRE MOSCOVICI (traduzione di Nicolino Corrado dawww.pierremoscovici.fr 23 agosto 2010)>

Così come è significativa anche la contrapposizione tutta ideologica del prossimo congresso del Labour Party tra Miliband vs Miliband, segnalatoci in questi giorni dal fraterno compagno Claudio Bellavita.
Mi definisco laico liberalsocialista (senza trattino) ecologista, ma la mia scelta tra i due, va a favore di Ed quello che propugna un ritorno al modello di economia mista della classica socialdemocrazia, il manifesto liberalsocialista del 1941 di Guido Calogero e Aldo Capitini su questo aspetto non lascia dubbio alcuno (allego anche di questo significativo documento), così come non lascia dubbio alcuno il titolo terzo - parte economica della nostra illuminata e illuminante Costituzione.
E con questa affermazione già preannuncio dove andrò a parare col mio intervento, che è sostanzialmente l’aggiornamento di quello fatto Sabato 18 ottobre 2008 nel Castello di Belgirate sede del nostro primo incontro in occasione del convegno dal titolo “Il socialismo al tempo della globalizzazione” (che allego). In allora, questa é l’ultima frase dell’intervento:
E questa esortazione è stata fatta proprio qualche giorno prima del crollo della borsa di di Wall Street indicatore del fallimento del pensiero liberista oggi da tutti riconosciuto.

A dispetto di tanti interrogativi, e di bivi ancora da scegliere, a maggior ragione, sapendo che il dibattito tra i socialisti diventa internazionale, sono fiducioso che alla fine della giornata i nostri relatori avranno saputo fornire qualche risposta affermativa, nel solco del riformismo socialista (io il riformismo lo qualifico sempre socialista e così si evitano subdole ambivalenze), per indicare la strada giusta di qui in avanti alla sinistra italiana, ma come abbiamo visto, e non solo italiana, che per la parte socialista e per gli ex PCI non ha fatto altro che seguire la perversa via neoliberista anche quando la maggioranza dei governi erano a guida socialista e in Italia c’era l’Ulivo. Dobbiamo dunque alzare il tiro delle nostre proposte, almeno a livello europeo, ma dobbiamo anche allargare l’orizzonte all’intera sinistra, minimamente riformista (lo ribadisco. mi piace molto che per il dibattito sulla questione essenziale, il riformismo, i compagni francesi abbiano scelto il contesto degli “Stati generali della sinistra”), per poi contribuire a rimettere in piedi l’Internazionale socialista degna della sua antica tradizione.
Avendo preordinato l’intervento, non so dire se troverò convergenze o divergenze con i relatori, anche se mi auguro più convergenze. Rispetto alle diverse sfaccettature che questo tema comporta, la mia scelta per l’approfondimento del tema non è certo commemorativa dell’evento, oramai possiamo ben dirlo storico, bensì quella di fornire, qui ed ora, indicazioni significative per rintracciare il filo rosso smarrito della sinistra da almeno un ventennio a questa parte.
Perché sull’analisi critica delle cause intrinseche del liberismo ovvero del turbo capitalismo della crisi economico-finanziaria – a crisi avvenuta s’intende - si sono cimentati oramai quasi tutti, mentre ben poco è stato detto sulle connivenze della sinistra moderata, democratica, cosiddetta riformista; è su quest’ultimo aspetto che svolgo qui qualche nota critica.
Con il crollo del sistema comunista dell’URSS abbiamo assistito impotenti, socialisti e comunisti tanto intellettuali tanto militanti, anche alla dissoluzione programmata del sistema socialdemocratico europeo fatta da parte dei dirigenti massimi del socialismo europeo. Solo due nomi da citare per tutti Blair e Schroeder. Entrambi perseguendo al governo dei loro paesi chimeriche terze vie, (non sto parlando del necessario contenimento di sprechi dell’apparato pubblico e del debito pubblico di cui non so bene se ne abbia approfittato di più l’impresa a capitale privato o il Lavoro !); “terza via” in realtà liberismo camuffato, pasticciando il pensiero di Giddens che in molti hanno citato ma che nessuno pare abbia veramente letto in modo approfondito. In sostanza l’impianto socialdemocratico nei suoi risvolti di politica economica è stato gradualmente soppresso in nome di un generico riformismo (in realtà si è trattato di vero e proprio controriformismo socialista) e sostituito con l’impianto neoliberista e, per dirla in termini classici, i socialisti europei sono passati nelle file del nemico di classe. Mutati mutandis come è avvenuto per le conversioni al fascismo nel famigerato ventennio .
Al liberismo si deve aggiungere il vigoroso sostegno teocon tanto cattolico in Europa tanto dell’arcipelago delle chiese evangeliche negli USA.
La scelta ideologicamente e politicamente suicida è stata tanto più grave se solo si pensi che la via socialdemocratica europea era – come lo è ancora attualmente - quella storicamente vincente sui due modelli opposti: comunista di URSS, Paesi satelliti e Cina e, liberista di USA e zona americana di influenza.
Questo per quanto riguarda le gravissime responsabilità dei socialisti europei. Non so ben dire dei comunisti in altre parti d’Europa, peraltro marginali, so dire per l’Italia del più grande partito comunista europeo.
(Wikipedia).
Le “strade nuove” vengono definitivamente intraprese con l’ultimo congresso del PCI e la nascita del PDS a Rimini il 30 gennaio del 1991.
La componente guidata da Cossutta partecipa solo alla prima parte del congresso e non a quella costitutiva del nuovo partito: annuncia la decisione di non entrare nel e Pds e dà vita al Partito della Rifondazione comunista.
L’abbandono dell’ideologia comunista compiuta all’ultimo travagliato congresso ( tre le mozioni e con la scissione di Rifondazione) del PCI avvenne in maniera ambigua ed ambivalente tanto che, mentre i “miglioristi” - sempre l’eterna minoranza - guidata da Giorgio Napolitano spingevano perché nel nome del partito si inserisse la parola “socialista”, in uggia al riformismo socialista e all’odiata socialdemocrazia saragatiana, spuntò un generico PDS - Partito Democratico della Sinistra e pur tuttavia con la richiesta di adesione – poi ottenuta con i buoni uffici del PSI di Craxi, alla "Confederazione dei Partiti Socialisti della Comunità Europea" (che successivamente diverrà Partito del Socialismo Europeo) nonché all’ Internazionale Socialista.
La traversata del PDS poi DS e infine PD verso il socialismo democratico europeo e il modello socialdemocratico arrivata a metà del guado, come sappiamo ora, si è conclusa infelicemente al congresso del 2009 al PES di Praga con la fuoriuscita del PD, indicandoci presuntuosamente, parole di Luigi Berlinguer a Praga, altro, non dichiarato, approdo.
Noi l’approdo lo sappiamo: neoliberismo e conservatorismo cattolico.
E infatti il grosso delle truppe degli ex PCI è passato, ultima tappa, con il PD , saltando a piè pari la socialdemocrazia repulsa già al tempo della scissione di Livorno del 1921, ( l’anno prima avveniva in Francia (Congresso SFIO di Tours 1920) per aderire senza indugi al pensiero neoliberista. Al credo teocon c’erano già arrivati con Togliatti votando l’articolo 7 della Costituzione, poi perseguito con il compromesso storico di Berlinguer: PDS DS PD è una parabola di tutta coerenza con questa posizione. Soltanto che in ultima istanza si rivelerà miscuglio inconciliabile tra le due anime che lo compongono per cui delle due l’una o scissione tra le due anime del PD ex DC e ex PCI o conversione totale del PD all’ideologia cattolica . Di certo la componente cattolica, sebbene popolare, sebbene in minoranza, resterà pur sempre cattolica.
A questo proposito ecco un indicatore significativo del “campione cattolico” del PD, Enrico Letta e della sua cultura di destra dorotea.
( L’8/9/2010 su TG.TV7 mia la precisazione) il suo braccio teso minacciosamente verso i giovani, la sua pesante ed irresponsabile affermazione: "Noi e voi non abbiamo niente in comune, voi con noi non c'entrate niente", una sorta di scomunica reiterata diverse volte contro giovani che potrebbero anche sbagliare ma non possono essere trattati come delinquenti da un dirigente politico di primo piano, dal vicesegretario nazionale del PD.
Letta ha anche redarguito la polizia contestandole di non avere saputo prevenire ed impedire la contestazione. Ha testualmente detto: ci sono state assolute falle nel sistema della sicurezza da parte delle forze dell’ordine. Non essere in grado di gestire la situazione significa che qualcosa è sfuggita di mano: la situazione poteva trasformarsi in un dramma. Ritengo che siano stati compiuti reati gravi e spero che si analizzi fino in fondo per capire cosa è successo".?>
(Pietro Ancona già membro dell'esecutivo della Cgil e consigliere del CNEL)

Ma con questa opzione si arriva alla totale negazione della tradizione tanto socialista riformista, tanto massimalista tanto comunista. Peraltro scelta a mio avviso strategicamente sbagliata tenuto conto del dato di realtà, l’avanzato processo di secolarizzazione; per non parlare dell’Europa nel suo insieme, in Italia si conferma (“Quinto rapporto sull'Indice di secolarizzazione in Italia a cura di Critica liberale e dell’Ufficio Nuovi diritti CGIL nazionale”, la serie temporale degli indicatori scelti arrivano a coprire sedici anni a partire dal 1991 al 2006 – Critica Liberale - mensile, settembre-novembre 2009 edizioni Dedalo volume XVI n. 167-169) “La tendenza a un lento ma continuo progresso della secolarizzazione è confermata”, “Emerge dal rapporto che gli italiani sono sempre più autonomi rispetto alle direttive della Chiesa”.
Alle soglie del terzo millennio pensare all’egemonia culturale cattolica nella visione gramsciana-togliattiana è dunque illusione chimerica del tutto fuori tempo.
I cattolici progressisti e i cristiani delle Chiese Evangeliche possono benissimo ritenersi popolo di sinistra, mentre con la minoranza dei cattolici “centristi” alla Casini, di necessità, ci si possono fare patti d’azione, governi di coalizione, ma non fondersi in un unico partito.
Dante insegna, bisogna ritornare indietro, passare per l’inferno della diaspora della sinistra del secolo scorso, pazienza, regredire per progredire affermano i colleghi psicoanalisti.
Credo che sia finalmente arrivata l’ora del superamento della scissione comunista del 21 a Livorno. Questo intervento è solo un accenno della riflessione che come Lega dei Socialisti faremo a Livorno a fine gennaio 2011 per il perseguimento dello storico traguardo.
A questo proposito un accenno alla seconda scissione comunista di Cossutta nel 1992 all’ultimo congresso PCI. Ad onor del vero è stato riportato che
• “gli oppositori del nuovo corso, alcuni dei quali (Cossutta), giudicavano eventualmente possibile una trasformazione del partito soltanto se inserita in un'ottica di unificazione della intera sinistra italiana.> (Wikipedia)

Difficile criticare oggi la scissione di Rifondazione Comunista se si pensa da un lato alle scelte della “terza via” blairiana sostanzialmente neoliberista del socialismo europeo negli anni 90 (da parte del PSI craxiano, di SDI e infine del PSI, sempre in perfetta sintonia col PSE) e proseguite almeno fino alla fine del 2009 (congresso SPD Dresda-PES Praga) e dall’altro lato al percorso fatto in parallelo da PDS, SD e fino all’attuale PD oramai assimilato all’ ideologia neoliberista e al conservatorismo cattolico.
Contro i socialisti massimalisti e riformisti la scissione comunista compiuta a Livorno del 1921era inevitabile. Impossibile sottrarsi alla fascinazione comunista dopo la vittoriosa rivoluzione russa dell’ottobre rosso 1917. Ci sono voluti almeno 70 anni prima che il sistema comunista dell’URSS si dimostrasse sbagliato. Dopo il 1989 e il crollo dell’URSS, avrebbe potuto compiersi il superamento di quella antica scissione solo ci fosse stata in Europa una salda fede nella socialdemocrazia invece della sua dissoluzione compiuta per mano stessa dei socialisti europei.
Lafontaine non avrebbe fatto la scissione dell’SPD … se se se


Ne consegue che a distanza di venti anni siamo ancora qui a interrogarci sul chi siamo e sul cosa fare.

Mentre invece a quel tempo le scelte andavano tutte nel senso contrario, nessun governo a conduzione socialista nell’UE, con PES al guinzaglio, si frappose nell’arco degli anni 1990-2009 alla strada tracciata dall’Europa dei banchieri e delle multinazionali di cui il trattato di Maastrich è l’impianto centrale in cui si incardina l’insieme delle leggi che impongono, ripeto impongono, nell’U.E. il sistema neoliberista. Impianto riprodotto fedelmente anche in Italia a partire dai governi di centrosinistra e definitivamente completato dal governo Berlusconi con la Legge 6 agosto 2008, n. 133
"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria"
Art. 23-bis.Servizi pubblici locali di rilevanza economica”
Finalizzato a privatizzare anche beni e servizi pubblici che costituivano da almeno 100 anni il welfare municipale lasciatoci in dote dai liberali del primo novecento.
Col paradosso leghista che si presta a distruggere il welfare municipale su tutto il territorio italiano, nonché piemontese lombardo veneto, con leggi centralistiche, tese a mantenere a Roma ladrona faraonici ministeri senza decentrare a Regioni e Province, le funzioni ministeriali, succubo nel formulare leggi contrarie al funzionamento decoroso di grandi e piccoli Comuni.
Tutto questo senza che l’opposizione, in Parlamento e fuori nei territori italiani riesca in modo forte e chiaro a denunciare alla pubblica opinione queste contraddizioni della Lega Nord. Mentre su razzismo, xenofobia, omofobia c’è solo da contrastare duramente la Lega Nord.
Forse perché su questi punti anche l’opposizione in Parlamento è d’accordo ?
Con i governi Ciampi – D’Alema- Amato e infine con Prodi le politiche erano coerentemente collocate nel solco a senso unico tracciato dal pensiero unico neoliberista mondiale. Competitività il nuovo valore universalmente egemone invece di Liberté Egalité Fraternité. Fortunatamente questo falso valore nonchè distruttivo sta cominciando a vacillare. Competition, competition, competition uguale destruens destruens destruens ovvero guerra economica l’altra faccia della guerra armata. Multinazionali e finanza mondiale contro tutto il resto del mondo proletario ed ecologico. Come tutte le altre dittature anch’essa cadrà e verrà sostituita dal democratico, laico liberalsocialista “principio di cooperazione universale”, l’unico principio che può salvare veramente il pianeta dal disastro sociale, ecologico e da quello demografico. Pare che il principio di competizione sia stato recentemente invalidato – figurarsi in economia - anche come principio darviniano. Infatti “Biology Letters, bimestrale della Royal Sociaty, ha pubblicato l’articolo di un gruppo di ricercatori dell’Università di Bristol secondo il quale a spingere avanti l’evoluzione è semplicemente lo spazio disponibile per l’espandersi delle varie specie. ”(Piero Bianucci - La Stampa 26/8/2010).
Pare che nessuno dei dirigenti importanti del PES che contavano negli anni 2000 abbia mai avuto occasione di leggere David Harvey. Breve storia del neoliberismo. Il Saggiatore. Milano 2007o Rifkin Il Sogno europeo, Mondadori
Ma pare che nessuno abbia neppure letto un libro, più datato e dunque più meritevole dello stesso Rifkin, del qui presente Ugo Intini. Dal titolo “La privatizzazione della politica” – Nuova Editrice MondOperario 2000.

Mi pare che dalle considerazioni fin qui esposte ci sia tutta la drammaticità della situazione che abbiamo di fronte oggi come socialisti e come sinistra in generale.
Prevedo, visti i relatori della tavola rotonda, almeno due tagli delle relazioni, l’uno che chieda di fare ammenda ai soli compagni comunisti chiedendo loro del ritorno all’ovile socialista. Viceversa che a questa sollecitazione si dica no grazie, perché l’ovile socialista è ancora insufficiente di pensiero socialista riformista per essere realmente incisivo sull’attuale sistema neoliberista mondialmente egemone. Un bene se ci saranno proficue indicazioni sul come realizzare un nuovo modello di economia per il terzo millennio su cui far convergere in una nuova sinistra socialisti e comunisti, un male se non si saprà proporre alcun valido progetto alternativo a questo totalitaristico sistema liberista.
L’esempio di Epiney sur Seine oggi ci deve sferzare per riuscire a riunificare l’intero arci , qui in Italia ma anche e soprattutto in Europa. La proposta del GdV di dare vita a un partito socialista transnazionale è più che mai valida. Ma oggi occorre fare anche qualcosa d’altro: in primo luogo almeno un “Patto d’Unità d’Azione” con tutta l’intera sinistra -
Il “Patto d’Unità d’Azione” negli anni ’30 per sconfiggere la dittatura nazifascista-nipponica che voleva farsi “Impero del Male” mondiale è già stato fatto contro la dittatura nazifascista, ora, a maggior ragione bisogna riattualizzarlo contro la dittatura dell’internazionale teocon-neoliberista agli esordi del terzo millennio. Allora la resistenza è stata fatta con le armi e a prezzo del sangue versato oggi la resistenza va fatta con teoria e prassi politica, visto che l’armata teocon-neoliberista ha stravinto perché ha subdolamente convinto la massa informe del “popolo silenzioso” dell’occidente opulento. Opulento ancora per poco.
Se in allora del “Patto d’Unità d’Azione” pur nelle mille contraddizioni ed efferatezza staliniste ne era convinto negli anni 30 Nenni, contro la dittatura teocon-neoliberista, oggi maggior ragione ne dovrebbero essere convinti Bersani-Nencini-Vendola e il resto dell’arcipelago comunista perché non è pensabile che sia ancora testardamente inchiodato sulle posizioni del Pcd’Italia del tempo della scissione di Livorno del ’21che si poneva come obiettivo l'abbattimento dello Stato borghese s l'instaurazione di una dittatura del proletariato ttraverso i Consigli degli operai e dei contadini, sull'esempio dei comunisti russi di Lenin, posizioni poi sancite col Congresso del Pcd’I, svoltosi clandestinamente a Lione nel gennaio del 1926sulla base delle tesi di Gramsci.
Tesi apparse su “Ordine Nuovo” dell’8 maggio 1920 ,che cito da Antonio Ghirelli dal suo libro “Aspettando la rivoluzione – cento anni di sinistra italiana” Queste le proposizioni essenziali:
<1) operai e contadini al momento sarebbero “incoercibilmente determinati a porre in modo esplicito e violento” la questione della proprietà dei mezzi di produzione;
2) l’imperversare delle crisi nazionali e internazionali dimostrerebbe che il “capitale è stremato”;
3) il sistema attuale di produzione e distribuzione non riesce più a “soddisfare le più elementari esigenze della vita umana” e sussiste solo perché ferocemente difeso dalla forza armata dello Stato borghese;
4) tutti i movimenti popolari in Italia tendono “irresistibilmente ad attuare una gigantesca rivoluzione economica che strappi il potere di iniziativa nella produzione” dalle mani dei capitalisti e dei terrieri;;
5) la fase attuale della lotta di classe in Italia precede o la conquista del potere da parte del proletariato rivoluzionario o una “tremenda reazione della classe proprietaria e della casta governativa” che soggiogherà il proletariato, cercando di frantumare tanto il partito tanto i sindacati e le cooperative.>
Sui primi quattro punti forse gli ultimi comunisti possono oggi dubitare.
Non ci sono dubbi oggi invece da parte di chicchessia, sulla profetica previsione del quinto punto di quello che sarebbe successo, la saldatura del capitalismo con i regimi nazifascisti in Europa a prescindere dalle forme istituzionali monarchiche o repubblicane che fossero (Mussolini, Hitler, Franco, Salazar) .
Non c’è oggi neanche alcun dubbio sulla “subdola reazione” da parte dell’internazionale teocon-neoliberista che ha infettato l’intero pianeta Terra.
Leggo sopra che il compagno francese Moscovi parla di “Stati generali della sinistra”, sarà il caso qui in avanti di restare sintonizzati con i compagni francesi.
Oltre al ”Patto d’Unità d’Azione”, occorre anche perseguire fin d’ora una riunificazione dell’intera sinistra che può compiersi con l’individuazione di un collante ideologico di riferimento rimeditato e attualizzato ai tempi attuali studi e le esperienze già acquisite, (noi del GdV così come Lega dei Socialisti ci stiamo alacremente lavorando), poi ampiamente dibattuto e finalmente condiviso e approvato per definire leggi e regole per imbrigliare i mercati finanziari internazionali e riconsegnare ai cittadini beni pubblici, riformare radicalmente capitale e impresa, diritti del lavoro, sociali civili e ultimo ma non quello di minor valore per importanza il diritto all’ecologia.
Veramente ammirevole l’impresa di Mitterand a Epiney nel 1971 per la riunificazione di tutti i socialisti francesi, avvenuta all’interno della cornice europea con fiorente modello socialdemocratico e geopoliticamente però eassai lontana dai golpe liberisti USA-CIA-Coorporation internazionali concentrati massimamente nel Sud America. Di lì a soli due anni si scatenava il Golpe militare in Cile.
Credo, dunque, che rispetto ad allora siamo tutti consapevoli che le difficoltà che abbiamo oggi di fronte come sinistra europea siano ben più rilevanti di quelle che si è trovato di fronte Mitterand in Francia nel 1971.
In allora reggeva benissimo la “cortina” di ferro” e non è fantasia che è stata, paradossalmente, anche, involontario, baluardo del sistema economico socialdemocratico europeo: economia mista, diritti del lavoro, stato sociale universale , libertà individuali. Sebbene sempre sotto l’incubo della guerra atomica, nessuna consapevolezza della questione ecologica. Si credeva ancora nella crescita senza limiti. Solo dopo il 1989 il piano per l’egemonia neoliberista mondializzata non ha più bisogno, diversamente che per gli anni 70, né di golpe militari né di assassinii politici. Si è affermato per legge mondiale il principio supremo di competizione e privatizzazioni di ogni settore economico, compreso quello dei monopoli naturali e dei beni e servizi di pubblica utilità e la sregolazione completa dei mercati finanziari.
Senza merito alcuno del socialismo europeo e internazionale abbiamo assistito dopo il 1989 al fallimento del modello comunista così come alla fine del 2008 al crollo dei Wall Street, simbolo del fallimento del sistema neoliberista – turbo capitalista – del mercato totalmente sregolato.
Abbiamo assistito a riaggiustamenti di rotta in primo luogo dall’SPD a Dresda e poi dal PSE a Praga solo alla fine del 2009 con dure critiche nei confronti del liberismo mondializzato e, a parole, presa di distanza dalla terza via blairiana, ma senza promuovere dibattiti ideologici (verifico con ammirazione e speranza quello indicato dal compagno Moscovi in Francia attualmente in itinere) e soprattutto senza campagne elettorali caratterizzate da espliciti annunci di voler rimettere in discussione le leggi liberiste che in modo ferreo costringono l’U.E. a politiche liberiste in ogni ambito e non solo in quello economico. A dispetto, l’ho già indicato, di Costituzioni sostanzialmente socialdemocratiche quali quella Italiana e quella Tedesca. Tutte le svendite fatte di imprese IRI, banche ecc, ecc, sono in spregio alla nostra carta costituzionale, vedi titolo terzo parte economica.
Adesso c’è stato recentemente il documento congiunto dei socialisti francesi e di quello dell’SPD. Incoraggiante ma non sufficiente a mio modo di vedere. Allego il documento con note positive e negative fatte assieme al compagno Giovanni Baccalini del circolo Rosselli di Milano inviato poco tempo fa appunto nella lista di discussione di quel benemerito nostro circolo.
Non mi pare di avere visto dibattito alcuno sull’argomento, sicuramente propedeutico a Volpedo 3.
Preannuncio che come Lega dei Socialisti a fine gennaio 2011 saremo a Livorno per proporre a quasi un secolo di distanza il superamento della obsoleta scissione comunista per affrontare con grande risolutezza, su basi ideologiche, progettuali e programmatiche, la sfida della nuova sinistra del terzo millennio, in Italia, in Europa, nel mondo.

Che fare In conclusione
Come nel gioco degli scacchi le mosse da fare sono tante.

In economia Riformismo socialista contro neoliberismo
1 rigida regolamentazione dei mercati finanziari. Figurarsi il problema se lo sono già addirittura posto i tecnocrati della Unione Europa. La notizia trionfalistica su “La Stampa” – Economia&Finanza 4 settembre 2010.
“Tre sceriffi UE per sorvegliare i mercati – Contro le future crisi arrivano le Authority comunitarie su banche, Borse e assicurazioni.
Bruxelles si porta all’avanguardia nella regolamentazione internazionale e propone il modello al G-20!”
Lascio agli esperti la verifica se si tratta di regolamentazione sufficiente o di mera facciata che lascia in buona sostanza ancora sbrigliati i mercati finanziari.
A me laico liberalsocialista ecologista non basta la mera regolamentazione dei mercati finanziari, misura necessaria nella logica competitiva del mercato globalizzato benché, lo sappiamo bene, è solo in teoria che il teorema neoliberista pretende la libera competizione tra pari sul mercato globale, mentre nella ruvida realtà esiste solo connivenza tra potere politico – a questo riguardo gli USA insegnano da almeno 200 anni – e potere economico. Di recente è rispuntata la connivenza tra liberismo e pensiero teocon che convergendo strumentalmente, per cui con il passe-partout sussidiarietà orizzontale sussidiarietà verticale, si punta a sradicare le basi laiche pubbliche dello stato nel sociale (scuola, formazione professionale, Sanità, Servizi sociali, ecc.).
Per cui queste pur utili misure non intaccano certamente alla base l’impianto liberista-teocon mondializzato. Mentre la nostra essenziale ragion d’essere socialista è quello di continuare a perseguire , nel solco del radicale riformismo socialista, un nuovo modello di economia per il terzo millennio. Ne abbiamo la responsabilità morale e politica nei confronti dell’umanità tutta intera.
Pertanto, a questo fine, occorre
- si prevedano, oltre le misure sopra citate, regole e diritti uguali per tutti a livello mondiale, e accanto a radicale modifica in senso cooperativistico della filosofia liberista di WTO, FMI e Banca Mondiale, occorre valorizzare l’ILO e metterlo in condizioni di operare con ispettori del lavoro internazionali (mentre attualmente l’ILO è stato messo in sonno);
I compagni francesi e tedeschi nel loro documento congiunto hanno formulato sinteticamente il concetto in questo modo “deve essere istituito un meccanismo di sorveglianza incaricato di controllare che lo sviluppo degli scambi con i paesi extra-comunitari avvenga verificando l'esistenza di norme sociali e ambientali omogenee” (pag.3 documento congiunto PSF – SPD).
-- stabilire una maggiore omogeneizzazione delle politiche fiscali nei paesi dell'Unione, con la fissazione di una soglia minima della pressione fiscale, tale da assicurare a tutti i paesi dell'Unione le risorse necessarie per lo sviluppo della ricerca, dell'educazione e delle infrastrutture (documento congiunto PSE-SPD pagina 4)
- procedere ad un'integrazione positiva degli stati nell'Unione, evitando le politiche di dumping salariale, sociale e fiscale con le quali si determina un eccesso di concorrenza fra gli stati in tema di localizzazione degli investimenti finanziari e dei siti di produzione (pag.4 documento congiunto PSF – SPD)
- si ripristini, almeno nell’UE, il modello di economia mista, previsto tanto dalla Costituzione Italiana tanto da quella Tedesca;
- si stabilisca che beni e servizi di pubblica utilità restino in mano pubblica, fermo restando l’ottimizzazione dell’organizzazione aziendale nel rispetto di lavoratori, utenti ed ecologia:
- prevedere per imprese, beni e servizi pubblici la gestione da parte di lavoratori e cittadini. A Parigi hanno ripubblicizzato la gestione dell’acquedotto privatizzato da Chirac nei lontani anni ottanta. E’ stato già realizzato il modello di gestione con partecipazione tanto di lavoratori tanto di cittadini.
- incentivare le forme di cogestione peraltro istituto previsto all’art.46 della nostra carta costituzionale, di cui è d’ esempio la Germania; mentre l’attuale legge sulle Spa a questo proposito è assolutamente fasulla;
- proporre riforme realmente incisive sul riequilibrio tra capitale e lavoro, di cui abbiamo l’esempio svedese per l’attuazione del piano Meidner, (conto di saperne presto di più sulle forme di autogestione di alcune fabbriche argentine);
- incentivare fortemente, come da art. 45 della nostra Costituzione, le imprese cooperativistiche e forme di associazionismo;
- difesa ad oltranza dello statuto dei lavoratori
- perorare l’unificazione del sindacato, ma nel frattempo stara dalla parte del sindacato che si batte per la difesa della dignità, prima ancora che dei diritti dei lavoratori
- proporre una legge di iniziativa popolare per istituire l’assegno di inoccupazione
- fare scelte decise in campo energetico per cui vanno fortemente incentivate tecnologie per produrre energia pulita e stabilire una moratoria mondiale nei confronti di quella produzione nucleare per cui in tempi ragionevoli le centrali devono essere tutte dismesse (resta il delittuoso problema di allocare le attuali scorie, eredità micidiale che lasceremo ai cittadini del mondo futuro per millenni.
- ribadire fortemente la scelta della “Green Economy”, scelta giustamente enfatizzata soli due anni orsono nel Manifesto EuroSocialista di Madrid.
- salvaguardia di stato sociale a partire da scuola e sanità pubblica

Infine perché quanto sopra il programma per gli aspetti economici abbia minimamente possibilità di realizzarsi è necessario proporre urgentemente un "governo economico europeo” come indicato già dal recente documento congiunto PSF-SPD.
Quanto sopra per la definizione di una politica economico finanziaria socialista europea che tenti di incidere anche a livello mondiale.
Dopo discettato, nei punti indicati sopra, del valore della “libertà di” , ora sarà bene parlare, sono laico, liberalsocialista, della “Liberta da”, ovvero,
1) Laicità come principio universale;
2)diritti civili,
3) nuovi diritti:
a) scelta di procreazione (difesa della legge sulla maternità assistita) o meno (difesa della legge sull’aborto);
b) stili vita personali (difesa della legge sul divorzio e coppie di fatto anche di fatto);
c) diritto matrimonio di omosessuali;
d) libertà di assunzione di droghe leggere e medicalizzazione di droghe pesanti (con programmi di disassuefazione medica e psicologica (ma anche per alcol, tabacco e psicofarmaci);
e) libertà di fruire di prestazione sessuali a pagamento e dunque di legalizzare la prostituzione;
Evitando in questo modo l’assegnazione da parte dello Stato del monopolio del mercato di sesso e droga alla criminalità organizzata; Su questo punto il discorso da fare sarebbe assai lungo per i risvolti di economia sommersa e di flussi di capitali esorbitanti sul mercato imprenditoriale che viene ad essere contaminato da concorrenza sleale e infiltrazioni mafiose. Se ne riparlerà in altra occasione.
f), diritto di scelta di morire dignitosamente ( proporre legge sull’eutanasia evitando lunghe e devastanti agonie di malati terminali, gestiti in massima parte da enti religiosi che approfittando di manodopera a costo quasi zero come le suore stanno monopolizzando il “triste mercato dei sofferenti morituri)
Da ultimo
PACE
Il valore della pace che deve essere perseguito attraverso la “filosofia del dialogo” (Guido Calogero insegna) attuando un quadro legislativo mondiale e assegnando all’ONU il compito di fare rispettare laicità, diritti universali, individuali, sociali ed ecologici e di intervenire con misure economiche adeguate operando concretamente in una visione cooperativistica globale con programmi di intervento economico-finanziario per coltivazioni e lavorazione di prodotti vitali, ma anche programmi per l’istruzione e per l’educazione sanitaria nonché per la limitazione delle nascite (vedasi libro “Per un nuovo riformismo” Paolo Sylos Labini con Alessandro Roncaglia) in cui proponevano tra le tante altre utili indicazioni, programmi specifici per il Sub-Sahara.
Quanto sopra per la definizione di un progetto e di un programma di politica socialista europea che tenti di incidere anche a livello mondiale.
Sono convinto che un programma elettorale così formulato potrebbe essere tranquillamente condiviso anche dal resto della sinistra democratica e riformista e consentirci di ritornare al governo in ogni Paese Europeo.
Penso che il collante ideologico per la sinistra italiana potrebbe ancora essere oggi la Costituzione Italiana, non a caso definita da Piero Calamandrei, “Costituzione una rivoluzione promessa”.

Socio fondatore del Gruppo di Volpedo e del Network per il socialismo europeo .