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TITOLO

“Non è veramente vinto che chi si arrende.” Pietro Nenni ANPI GENOVA - STAGLIENO Commemorazione del 25 aprile 2010 di LUIGI FASCE

 

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DATA

25/04/2010

LUOGO

Genova

“Non è veramente vinto che chi si arrende.”
Pietro Nenni
ANPI GENOVA - STAGLIENO
Commemorazione del 25 aprile 2010
di LUIGI FASCE
In questa solenne occasione, all’interno delle giornate organizzate dal Municipio Valbisagno media e dell’ANPI provinciale in ossequio alle vittime della Resistenza, abbiamo ritagliato anche uno spazio per una mostra di lettere di “Donne della resistenza” rintracciate fortunosamente a Milano in casa della Prof. Bianca Matteini compagna di vita di Ferruccio Fillak padre del martire della resistenza Walter, il quale sebbene torinese di nascita ha passato la sua giovinezza a Genova dove ha svolto moltissima della sua attività partigiana, è stato commissario della Brigata “Liguria” assieme al suo amico e compagno Giacomo Buranello catturato, torturato e poi fucilato il 3 marzo 1944. In quella circostanza Water Fillak riesce a sfuggire alla polizia fascista che già lo aveva circondato. Il giorno successivo, con una audace azione vendicò la morte del compagno attaccando con altri un commissariato di polizia uccidendo alcuni sgherri. Dopo incredibili vicissitudini e azioni partigiane, a seguito di una delazione, venne catturato e impiccato dai nazisti a Lace presso Donato (Vercelli).
Due lunghissime strade a Sampierdarena ricordano ai passanti i due martiri.
Nel trentennale della morte, abbiamo anche pensato di onorare Pietro Nenni che oltre alla figura storica di socialista protagonista della lotta antifascista e della Resistenza va anche ricordato per il suo dolore di padre che ha perduto una figlia nel lager nazista.
(da Pietro Nenni Taccuino 1942 N.d.t. pag.210)
Per questa breve commemorazione ho tratto spunto da due scritti di Nenni, tutt’altro che tomi dottrinari e che pur tuttavia a ben rifletterci ci forniscono spunti importanti per evitare ulteriori errori che la sinistra in allora ha fatto e che ancora non sembra volere rimediare.
I due libri di Pietro Nenni che ho letto con stato d’animo fortemente turbato sono
“Sei anni di guerra civile 1919 – 1925” – Rizzoli Milano – Roma 1945
traduzione dal francese di Giuliana Emiliani
“Taccuino 1942” Il Gallo – Milano – Roma Edizioni Avanti ! 1955
Due testimonianze l’una più struggente dell’altra, la prima, che potremmo definire come cronaca di una catastrofe sociale annunciata “L’era del ventennio fascista” e la seconda come “i segni funesti del moribondo regime” ovvero “della fine tragica e ingloriosa del nazifascismo”.
Certamente la cronaca degli eventi pre regime sono ancora più angoscianti di quelli del regime fascista imperante. Sembra impossibile che prima del 1921 e dopo la scissione di Livorno, socialisti e comunisti non siano stati in grado di bloccare i pochi fascisti della prima ora e che la prepotenza di pochi sia riuscita a imporsi sui tanti.
Ma a ben guardare le circostanze storiche si può capire, le forze capitaliste (latifondisti e imprenditori), il Vaticano e soprattutto la viltà e pochezza culturale liberale della monarchia Sabauda erano le forze politiche reazionarie che codeterminarono la supremazia del fascismo. L’esercito, così come i giudici, in definitiva avevano l’ordine di lasciare mano libera ai fascisti di compiere impuniti i più atroci delitti perpetrati vigliaccamente su inermi singole persone (e furono innumerevoli) e la repressione di ogni forma di aggregazione lavorativa (cooperative agricole) sociale (mutualismo), sindacale (camere del lavoro) politica nonché della stampa di partiti della sinistra (Avanti) e stampa libera (Corriere della Sera).
Il più atroce tradimento nei confronti dell’Italia parlamentare in effetti si deve imputare alla monarchia Sabauda. L’opera di disgregazione compiuta dalla monarchia di concerto con capitalisti e vaticano fu devastante.
Nel periodo post prima guerra mondiale il movimento dei lavoratori sotto le insegne dell’unico partito della sinistra esistente, quello socialista, era ampiamente diffuso e radicato nei territori del Nord Italia Piemonte Lombardia Liguria così come in Toscana, nel Veneto e Trentino e soprattutto nell’Emilia-Romagna. Cooperative agricole, lavoratori delle industrie con Camere del Lavoro e Case del Popolo. Così come in molte regioni del Sud, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna. Nel 1919 erano 156 i deputati socialisti (circa 1/3 della Camera). Mentre il partito dei cattolici ne contava 100.
Quella fu la fase della massima espansione del socialismo in Italia.
Un numero ancora ragguardevole di deputati della sinistra alle elezioni del ’21, a scissione già avvenuta a Livorno, 123 deputati socialisti e 15 deputati comunisti. Contro 30 deputati fascisti, nonostante queste elezioni siano state caratterizzate da violenze inaudite da parte dello squadrismo fascista che aveva l’appoggio della monarchia (polizia e esercito avevano l’ordine di non fermare le scelleratezze dei fascisti).
28 ottobre 1922 la marcia su Roma
… Industriali e bancari sostenevano apertamente il colpo di Stato. La vigilia, come si è detto, venti milioni erano stati messi da loro a disposizione di Mussolini per finanziare la marcia di Roma. La banca era acquisita alla dittatura.
Stesso appoggio, concertato, da parte del re d’Italia. ….
Senonché il re cercava le sue aspirazioni nelle convenienze. E così quando gli portarono il decreto che promulgava lo stato d’assedio, rifiutò la sua firma. Da quel momento la via era aperta al fascismo.>
Del resto la Camera eletta nel 1921, sotto il segno del blocco nazionale, doveva concedere il 16 febbraio il voto di fiducia a Mussolini con trecentosei voti contro centosedici, e in questa seduta si vide il gruppo parlamentare popolare votare all’unanimità per il primo governo fascista. Il tradimento del parlamento seguiva così a quello della monarchia. Non vi era che un vinto: il proletariato.>
Dunque se tutte le colpe dirette vanno attribuite alla reazione capitalista-vaticano-monarchia ci sono anche le colpe indirette della sinistra di allora. Dopo la scissione del 21 al congresso Socialista di Livorno la contrapposizione tra socialisti e comunisti diventò accanita proprio quando contro il fascismo ci sarebbe voluta la massima unità.
Evidente il distacco di socialisti dalla realtà che Nenni segnala riportando questo episodio.

Come testimonia Nenni dal 1922 in poi si susseguono a ripetizione le devastazioni a Camere del lavoro, Case del popolo, cooperative agricole, sedi di giornali, e senza che i dirigenti nazionali socialisti e comunisti abbiamo mai pensato a un patto d’azione comune. Non certamente in difesa del Parlamento, a modello liberaldemocratico, dunque, capitalista, che non rientrava negli obiettivi né dei comunisti che avevano da Mosca precise direttive per attuare con la rivoluzione armata anche in Italia il modello di regime dell’URSS leninista-Stalinista né da parte dei socialisti, in allora a stragrande maggioranza massimalisti anch’essi confusamente rivoluzionari, fautori di un modello di società socialista non ancora bene definito.
Difficile pensare oggi che i socialisti italiani di allora fossero anch’essi “rivoluzionari” e che rifiutassero tenacemente le posizioni revisioniste socialdemocratiche, ortodosse di Kautsky né tanto meno di quelle riformiste di Bernstein, dei compagni tedeschi. Infatti pochi lo sanno ma nell’internazionale socialista il PSI rientrò dopo la seconda guerra mondiale assai tardivamente, solo dal 1958 nella tessera del PSI . ... compare la scritta “Sezione dell' Internazionale socialista”.
Il tragico epilogo !
30 maggio 1924
Inaugurazione della nuova Camera dei deputati.
Siamo dunque giunti all’atto di accusa di Matteotti alla Camera con il quale sancisce il suo omicidio.
10 giugno 1924 assassinio di Matteotti.

L’indignazione popolare diffusa in tutto il paese non sortì a nulla. L’oligarchia dittatoriale instaurata composta da Monarchia-Vaticano-capitalisti-fascisti si occupò di sedare ogni protesta.
Fino a che Mussolini sprezzante senza più nulla temere si dichiarò responsabile politico dell’omicidio Matteotti.
La cronaca di questi “Sei anni di guerra civile” narrata con trepidazione e sgomento da Nenni termina pressoché qui.
Dei fasti del ventennio dittatoriale fascista sappiamo tutto. L’apoteosi “imperiale” fascista si compie il 10 giugno 1940 con Entrata in guerra dell'Italia a fianco della Germania nazista già in guerra con il resto dell’’Europa libera (a seguito invasione della Polonia il 1º settembre 1939) mentre il crollo del nefasto regime fascista si è compiuto in Italia nel 1945 con la resa dei nazifascisti, nella data che qui oggi commemoriamo) anticipando la disfatta nazista avvenuta l'8 maggio 1945 e il successivo 2 settembre la sconfitta dell'Impero giapponese a seguito dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki.
E’ all’interno del periodo della lunga e atroce seconda guerra mondiale che si colloca il secondo scritto di Nenni “Taccuino 1942”.
C’è narrata con macerata impotenza la vita di esule confinato nei lontani Pirenei francesi. I tentativi di qualche iniziativa per contribuire alla resistenza francese e l’opera di costruire una unità d’intenti tra tutti i resistenti socialisti, comunisti, azionisti, repubblicani che poi successivamente darà vita al CNL a cui si aggiungeranno, pur tardivamente, i cattolici democratici.
Quanto riportato nel “Taccuino1942” è il resoconto seppur indiretto dell’inizio della fine del nazismo europeo e del fascismo in Italia.
Vicende drammatiche sono narrate sulla resistenza eroica del popolo russo a Stalingrado fino alla sconfitta delle armate tedesche tanto sul fronte russo tanto su quello africano messo a segno dagli alleati anglo-americani.
Numerosi gli episodi narrati che riguardano la vita dell’esule Nenni tanto nei momenti di semplice vita quotidiana tanto nei momenti di ansia per le vicissitudini di compagne e compagni della resistenza in Italia e in Francia dove riusciva a sapere di più di arresti e fucilazioni. Anche dell’arresto di figlia Vittoria e genero.
Il Genero Henri Daubeuf immediatamente fucilato subito dopo l’arresto a Parigi e figlia deportata nel lager di Auschwitz, dove morì il 15 agosto 1943.
L’epilogo annunciato della tragedia epocale del nazifascismo è riportato in coda del taccuino 1942 nel resoconto del
<2 febbraio 1943

3 febbraio 1943
I britannici erano ieri a Zuara, ultimo porto della costa libica. Il loro ricongiungimento con gli americani in Tunisia è ormai questione di poco tempo. Mussolini in un proclama alla sua Milizia (di cui corre il ventennale) fa della insopportabile retorica sul tema … “dove eravamo ritorneremo”.>
Nel mentre Nenni assisteva, tra i tantissimi lutti di amici e compagni, anche alla sua tragedia familiare di cui abbiamo accennato sopra …


Due periodi storici a confronto: quello prefascista e l’attuale
Cercherò di fare qualche utile considerazione a proposito di quello che stiamo vivendo oggi rispetto alla fase pre fascista di cui Nenni in “Sei anni di guerra” fa la tragica cronistoria.
Non c’è dubbio alcuno che analogie ci siano. Oggi la deriva a destra è sotto gli occhi di tutti. L’atroce domanda, può forse portare a una dittatura dello stesso tipo di quella fascista ?
Penso che una identica riproduzione – imposizione violenta della dittatura - non sia ritenuta più necessaria da parte dell’asse capitalista mondiale.
In allora il terrore che la rivoluzione Russa potesse essere esportata anche in Italia con il conseguente sradicamento, come lo fu in Russia nel ’17, di Monarchia, Vaticano e Capitalismo è stata la reale motivazione per il sostegno da parte di queste tre componenti, prima della repressione fascista del movimento socialista-comunistae poi, del convinto abbraccio – rivelatosi solo in seguito funesto - con la dittatura fascista. Certo in allora non c’è stato nessun disegno strategico a livello mondiale da parte del capitalismo, solo una spasmodica reazione controrivoluzionaria della triade italiana del conservatorismo del tempo. Purtroppo l’esempio fu ben presto seguito anche in Spagna con Franco e in Portogallo con Salazar e da ultimo in ordine di tempo in Germania, nella peggiore versione possibile, quella nazista di Hitler.
Non si poteva in allora che procedere con la controrivoluzione armata da parte delle forze della conservazione contro la sinistra, – tanto socialista tanto comunista. Cosa che puntualmente si verificò. Quello che i capitalisti e il conservatorismo cattolico, ma anche la monarchia, non misero in alcun conto fu che il dispotismo politico poi non consente mediazioni.
Diversamente dall’attuale sistema liberista che vede la Politica e Stati subalterni al capitale, le due dittature nazionalsocialiste (fascista e nazista) avevano totale supremazia rispetto a Capitale e Lavoro così anche per Religione (Cattolica o Protestante poco importa).
Solo in Italia il re mantenne virtualmente il suo potere istituzionale superiore al capo del Governo ma di fatto il duce era capo assoluto (tanto che sottrasse al re anche il comando delle forze armate) e comunque, lo sappiamo, fu del tutto connivente con il regime dittatoriale fascista… questo fino all’otto settembre, troppo tardi per salvare l’Italia dal disastro del regime e della guerra. Nonostante le gravissime colpe della monarchia sabauda per avere consentito l’instaurazione dittatoriale fascista in Italia, l’aver lasciato trascinare l’Italia in guerra al fianco della Germania nazista, in occasione del referendum tra Monarchia e Repubblica, la Repubblica si impose con uno scarto minimo. Indicatore questo di ben misera maturità politica e di pubblica repubblicana virtù del popolo italiano.
L’ultima dittatura di destra imposta con un colpo di stato è stata quella di Pinochet in Cile degli anni 70. Ma attenzione. Dittatura di destra non nazionalsocialista (fascista) in cui il potere politico, benché dittatoriale, è superiore al capitale, così come della religione, bensì dittatura neoliberista-teoconservatrice la cui ideologia si è concretizzata nelle linee di indirizzo del “Washington Consensus” e nei dettami di Fondo Investimento Mondiale, Banca Mondiale, WTO. Dunque Dittatura ma prostrata al capitalismo finanziario e delle Multinazionali, a quel tempo prevalentemente, made in USA.
Destino neolliberista e conservatorismo religioso che dopo l’89 ha segnato la stessa Unione Europea (Italia al seguito), la Russia, Cina che, in definitiva, il pensiero unico del “Washington Consensus” ha imperato dettato le regole in tutto il mondo.
Negli anni 70 da parte dell’internazionale capitalista c’era ancora la reale paura che i sistemi comunisti, i paesi del socialismo reale, tanto dell’URSS tanto della Cina potessero scatenare una terza guerra mondiale con l’obiettivo di stroncare cruentamente il sistema capitalistico del mondo occidentale.
Le migliaia di testate nucleari USA puntate su URSS e su Cina, così come quelle dell’URSS puntate sugli USA e Europa occidentale ne sono la testimonianza più angosciante. Ma anche le guerre guerreggiate in numerosi punti caldi del pianeta terra non sono state poche dagli anni 50 agli anni 90.
Ma c’era da parte degli USA anche la concreta paura che il modello socialdemocratico dell’ Europa (sistema economico misto, stato sociale universale, difesa dei diritti dei lavoratori) potesse diffondersi nel resto del mondo, così come si temeva fortemente che in America si instaurassero per via democratica sistemi socialdemocratici Latina (vedi il Cile di Allende).
Avevano questa motivazione tutti i colpi di stato fatti in quel periodo in tutti gli stati del Sud America.– sono stati pilotati dagli USA (in allora ombelico di multinazionali e finanza) non importa se con presidenti Democratici oppure Repubblicani.
Ma le “forze capitaliste del male”, non mancarono di occuparsi, mia l’opinione, di fare assassinare il socialdemocratico Olof Palme capo del governo Svedese che con il Piano Meidner stava per minare le fondamenta del capitalismo svedese. Se fosse stato applicato il piano Meidner (sottrazione graduale del capitale ai capitalisti svedesi - in allora ancora in carne ed ossa come da noi gli Agnelli – e assegnato ai lavoratori) l’esempio si sarebbe presto riverberato in tutta Europa e forse, con il tempo, anche negli USA. Questo il peggiore dei rischi che il capitalismo internazionale non poteva in alcun modo correre
Con l’assassinio di Palme fu assestato un duro colpo alla socialdemocrazia svedese ma anche a quella europea nel suo complesso, dal quale non si è ancora oggi ripresa.
In seguito, dopo il colpo di Stato in Cile, l’avanzata neoliberista fu inarrestabile ed ebbe il suo totale successo e senza fare esplodere nessuna bomba atomica né sull’URSS né sulla Cina, né ci fu più alcun bisogno di attuare nessun colpo di stato. Dopo il crollo del 1989 del regime sovietico dell’URSS e la conversione della dittatura cinese da sistema comunista a dittatura politica con sistema economico liberista, non ce ne fu più necessità alcuna.
Del resto il pensiero unico neoliberista coniugato con il conservatorismo religioso – tanto protestante tanto cattolico – già attivo in modo sotterraneo negli anni ottanta, diviene dilagante negli anni novanta e fino ai giorni nostri.
In Italia non c’è stato bisogno di alcun atto cruento – né manganellate né marce su Roma - per imporre l’attuale regime neoliberista-cattolico conservatore che è stato sancito da forze politiche democraticamente elette tanto di centrosinistra (ULIVO) tanto di destra (la coalizione Berlusconi-Fini/Bossi). Certo per riuscire in questo intento sono state adottate arti subdole: “occorre concorrenza, è necessaria la competizione del mercato libero. Il pubblico è sprecone, non funziona, ci sono ruberie … mentre il privato è bello, funziona, fa risparmiare il consumatore”. Non è stato spiegato che però il sistema neoliberista globale affama globalisticamente il lavoratore. Nessuno a spiegato ai cittadini che beni e servizi pubblici nazionali (ENEL, Telefoni, Ferrovie, Autostrade, Poste, ecc.) e degli Enti Locali (Acqua, Gas, Trasporti, ecc.) che sono stati privatizzati in ossequio a una presunta ideologia neoliberista ma essendo monopoli naturali è impossibile metterli in concorrenza sul mercato. Il risultato finale è stato quello di averli trasformati in monopoli privati e ancor peggio, essendo stati trasformati in Multinazionali restano senza alcun controllo pubblico.
Regime economico conservator-liberista costituito dall’insieme di leggi nazionali che dal 94 in poi prima con la privatizzazione della Banca d’Italia (Governo Amato) e poi con la privatizzazione di servizi pubblici di interesse nazionale (Governo Prodi) e infine (Governo Berlusconi) con la privatizzazione dell’intero welfare municipale, a tutt’oggi ben consolidato.

L’intera economia, in totale dispregio del “titolo III Rapporti Economici” della Costituzione, è diventata privata e con caratteristiche internazionali per cui anche il ruolo dello Stato di autorevole mediatore tra capitale e lavoro è andato scomparendo lasciando totale mano libera al capitalismo, capitalismo che non è neppure più composto da una élite di persone fisiche ma è costituito dal liquido, anonimo, capitale finanziario.
Ho ricordato l’azione inadeguata di contrasto al fascismo da parte della sinistra del tempo prevalentemente per motivazioni ideologiche e conseguenti divergenti obiettivi strategici: i comunisti per via rivoluzionaria puntavano al modello URSS i socialisti per via rivoluzionaria puntavano a un non ben precisato modello socialista.
La “terza via” nazionalsocialista per via squadrista s’impose con la guerra civile e poi con la dittatura. Occorre precisare per onestà intellettuale che anche senza scissione di Livorno del ‘21 e le successive conflittualità interne alla sinistra tra socialisti e comunisti la partita sarebbe stata comunque vinta dai fascisti considerando l’impari lotta con le forze della reazione alleate monarchia-chiesa-capitalismo. Le forze della sinistra, coordinate o scoordinate, comunque lottarono contro il fascismo. Persero, furono massacrate e disperse, ma poi si ricomposero nel movimento della Resistenza. Un lungo travaglio più che ventennale. L’approdo finale la Repubblica e la nostra Costituzione.
Ci sono colpe anche per l’instaurazione del ventennio neoliberista-teocon ?
Certamente si e senza attenuante alcuna. Colpe ancora più gravi che in allora. In allora tanto i socialisti tanto i comunisti avevano un grande e chiaro obiettivo rivoluzionario quello dell’instaurazione del sistema socialista. Sapevano, i comunisti, molto concretamente quale sistema avrebbero instaurato con la rivoluzione, il modello URSS. Tutto allo stato non solo i mezzi di produzione, ma ogni tipo di proprietà privata, campi, case, negozi. L’ingenuità sottesa è che senza più proprietà si sarebbe sradicata l’individualistica mentalità piccolo borghese che si sarebbe trasformata in mentalità socialista.
Fascisti e nazisti alleati con il capitalismo repressero questa idea, sappiamo bene fallace, con violenza pari e contraria alla temuta rivoluzione proletaria armata.
Uno scontro cruento avvenne ma per imporre modelli di società chiaramente definiti e contrapposti.
Dopo il 1989 la sinistra europea e per noi quella italiana, visti gli eventi epocali del crollo del sistema comunista dell’URSS e di quello della Cina, invece di cogliere l’occasione storica di ricomporre la scissione di Livorno del ’21, quella di attuare la riunificazione delle sinistre creando un solido nucleo socialdemocratico, si frantumò ancora maggiormente e quella parte che era stata il nocciolo duro del comunismo italiano, il PCI, si trasformò in forza politica sostanzialmente neoliberista. Dopo gli anni novanta sostanzialmente neoliberista era anche l’ex PSI prima SI poi SDI e poi Rosa nel Pugno e infine PS (I).
Nessuna lotta ideologica ne cruenta né parlamentare per difendere il modello socialdemocratico che prevede sistema a economia mista, sistema sociale universale, ruolo dello Stato a difesa di laicità, diritti individuali, diritti sociali e del lavoro. A nulla è valso il monito di Pietro Nenni “Non è veramente vinto che chi si arrende.” Abbiamo invece assistito alla resa incondizionata al neoliberismo-teocon della socialdemocrazia europea e dunque italiana, ma anche degli epigoni del PCI, ora PD.
Questa l’onta che ricade sinistra italiana cosiddetta di governo e che la storia purtroppo ricorderà.
Nessun merito da parte della sinistra europea e internazionale se c’è stato finalmente alla fine del 2008 il crollo di Wall Street. Mentre sono morti per implosione i regimi comunisti ora il capitalismo finanziario delle multinazionali è in fase agonica e nessuno sa con certezza quanto durerà ancora.
Di fronte a questo scenario cosa resta mai da fare ai residuati della sinistra italiana?
Prima di ogni altra questione il superamento della scissione di Livorno !
E dunque con la necessità assoluta di ridefinire il collante ideologico di riferimento della sinistra che non potrà altro che essere: laico, liberale per quanto riguarda i diritti civili e le libertà individuali, socialdemocratico in economia sulle basi della Costituzione italiana (“titolo III Rapporti Economici”) ed ecologista per la salvaguardia dell’ambiente.
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Per i necessari approfondimenti:
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argomento
liberismo liberalismo liberalsocialismo
1) A cinquant’anni da Bad Godesberg: l’attualità della Socialdemocrazia; il valore del Socialismo europeo.
2) Nel solco del riformismo socialista quale modello di economia per il terzo millennio.
3) Il punto archimedico del riformismo socialista.
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Confido che l’ANPI farà quanto prima una serie di convegni e dibattiti su Costituzione e Diritti.

Socio fondatore del Gruppo di Volpedo e del Network per il socialismo europeo .