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EVENTI

TITOLO

Lectio Magistralis dell'ex magistrato sulla Carta Costituzionale. Gherardo Colombo

 

Gherardo Colombo parla di diritti Reportage di Giorgio Boratto

DATA

18/07/2008

LUOGO

Genova-Palazzo Tursi Sede Consiglio Comunale


«Libertà vuol dire responsabilità di scegliere». Dalla nostra community di Giorgio Boratto
GENOVA, 18 LUGLIO 2008
Nell’ambito delle manifestazioni di Genova Città dei Diritti, giovedì 17 luglio c’è stata, nell’aula consigliare del Comune di Genova, la Lectio Magistralis sulla Costituzione italiana di Gherardo Colombo. L’ex magistrato del pool Mani pulite di Milano è stato salutato oltre che da Giorgio Guerello, in qualità di presidente del Consiglio comunale, anche da Anna Canepa, membro dell’Associazione Nazionale Magistrati e da Stefano Savi presidente dell’Ordine degli avvocati. Un altro saluto è stato portato da il vicesindaco Paolo Pissarello e da Nando Della Chiesa, che di questa manifestazione è un promotore. Saluti che rappresentavano città e istituzioni.

Nato nel giugno del 1946, appena dopo la proclamazione della Repubblica italiana e appena prima che venisse approvata la Costituzione, Gherardo Colombo si sente un testimone del passaggio da uno Stato all’altro; un percorso lungo e faticoso che a distanza di 60 anni non sembra ancora finito. La legge costituzionale ha impiegato molti anni per entrare nella vita dei cittadini; guardiamo il diritto di famiglia, la costituzione delle Regioni e ancora molte cose che vi sono inserite non sono diventate realtà. Colombo ha spiegato subito che si è dimesso dalla Magistratura quando si è accorto che non arrivava più l’acqua al condominio: «uso questa metafora perché oggi è come se facessi l’idraulico, chiamato da un condomino perché non arrivava l’acqua, mi sono accorto che c’era una serranda chiusa. La giustizia è un rubinetto che porta acqua alla comunità e se questa non funziona, non ci sono regole condivise. Non funziona più niente. Io mi sono proposto di andare a vedere come mai non si rispettino le regole, la prima condizione necessaria perché ci sia una comunità».

L’organizzazione di una società parte dalle persone e se queste sono oggetti avremo una giustizia sperequativa, avremo chi ha privilegi e chi subisce. Avremo una società piramidale per cui chi è sopra detta le regole e decide che cosa devono fare o non fare gli altri. Il disastro di queste società si è avuto nel secolo scorso con le guerre mondiali, i genocidi e la bomba atomica. L’apice del disastro è stato in quel periodo in cui nessuno aveva più diritti. Gli uomini come oggetti trova nella metafora della guerra il suo elemento principale. Come evitare tutto quello che è successo? La Costituzione italiana e subito dopo la Dichiarazione dei Diritti universali ha provato a dare una risposta mettendo al centro la persona umana riconoscendone il valore e la dignità, da qui discendono i diritti. «In fondo la Costituzione è formata da due articoli, il secondo e il terzo. Io sintetizzo, ognuno è titolare di diritti propri e quelli fondamentali sono specificati nella Carta Costituzionale. Le donne ad esempio non avevano il diritto di scegliere chi poi governava anche loro. Non avevano diritto di voto».

La libertà personale è un diritto fondamentale: quello di non essere costretto dove non si vuole stare; il diritto ad emanciparsi, di studiare, di lavorare, della salute, di scegliere, questi sono quelli definiti dalla legge. I diritti fondamentali riguardano chiunque. Le strade del destino sono diverse per ognuno, ma le regole, le garanzie, sono per tutti uguali. Si è arrivati a quello che si chiama stato di diritto attraverso un lungo percorso.
Il problema lo aveva bene individuato nel suo scritto, Lo spirito delle leggi, il barone di Montesquieu: quando il potere è in mano a una persona sola avremo solo sudditi. I poteri andavano divisi. La Magistratura ha un potere, che Gherardo Colombo preferirebbe chiamare funzione, autonomo e indipendente. La divisione dei poteri fa sì che ognuno abbia la propria responsabilità.
«Una libertà che fa sempre paura è la libertà di scegliere e molti hanno paura di scegliere, poiché scegliere significa responsabilità. Per questo c’è l’idea e la pratica di organizzare la società in modo piramidale; ancora con uomini oggetto. Ogni anno si fabbricano al mondo 12 miliardi di proiettili e gli uomini sono sei miliardi.
Questo è istruttivo. Facciamo replique montre presto a diventare oggetti. È facile ricostruire la società verticale».

Un lungo applauso ha salutato la conclusione e l’inizio di alcune domande del pubblico, che ancora hanno rimarcato la necessità della missione dell’idraulico Colombo. Le sue parole semplici hanno la forza di far conoscere quanto possiamo essere noi i fautori della qualità della nostra vita. Guardandoci nei comportamenti possiamo emanciparci, richiamando un passo del Vangelo, Gherardo Colombo conclude: «vediamo la pagliuzza negli occhi degli altri e non vediamo la nostra trave. Il rubinetto che porta acqua siamo noi. Il fatto è che non siamo più capaci di rispettare le regole, neanche spesso le conosciamo. Accettando certe cose e condizioni dimostra che c’è ancora della strada da percorrere per entrare in sintonia con la Costituzione».

Socio fondatore del Gruppo di Volpedo e del Network per il socialismo europeo .