Ecco in sintesi il commento di Giorgio Parisi. Nobel per la fisica:
Sinossi libro
Che fare? La risposta non è l’ennesima guida al compostaggio felice. Serve un riconoscimento più radicale: il problema, prima ancora che ecologico, è cognitivo. È il nostro modo di pensare a essere diventato insostenibile. Dobbiamo disinnescare le trappole mentali che ci bloccano, ci illudono di avere ancora tempo, ci spingono verso un fatalismo rassegnato.
Questo libro è un grido d’allarme, ma anche un manuale pratico per intervenire – subito – smontando pregiudizi, allenando lo sguardo critico, costruendo strategie di cambiamento. Per trasformare l’impasse in svolta, l’inerzia in azione, l’ineluttabile in possibilità.>
Le origini del problema risalgono alla rivoluzione industriale e al perdurante e pervasivo utilizzo di combustibili fossili carbone, petrolio e metano con inquinamento di terra, acqua e aria che ne hanno alterato gravemente il clima e denominato con il neologismo di Antropocene,
Pertanto preliminarmente da segnalare il problema epocale che attanaglia l’umanità a cui il libro vuole contribuire chiamando in causa le “le trappole mentali” che intrinsecamente si frappongono alla risoluzione.
Antropocene
La rivoluzione industriale
In un articolo del 2002, Paul Crutzen propone di far coincidere l'inizio dell'Antropocene con la data simbolica del 1784, anno dell'invenzione della macchina a vapore e inizio della rivoluzione industriale. La macchina a vapore infatti diede inizio all'epoca dei combustibili fossili, che per la prima volta mostravano il loro potenziale per la produzione e che sono sicuramente uno dei fattori della profondità delle modificazioni che l'attività antropica ha avuto sugli ecosistemi terrestri.
La grande accelerazione
Questa ipotesi, sostenuta da gran parte degli studiosi afferenti all'Anthropocene Working Group, situa l'inizio dell'Antropocene a metà del XX secolo, in un periodo in cui non solo l'industrializzazione subì una importante impennata (è questo il periodo dell'economia fordista), ma si registrò anche un processo globale di crescente urbanizzazione.
La bomba atomica e gli esperimenti nucleari
Un'altra proposta corrisponde al 1945, anno in cui gli Stati Uniti d'America fecero detonare la prima bomba atomica in un test chiamato "Trinity".
(https://it.wikipedia.org/wiki/Antropocene)
L’Antropocene non è solo una definizione geologica. E’ la diagnosi di una malattia sistemica.>(pag.175)
Il libro in linea con questi presupposti ricorda altresì, seppur brevemente, ma lapidario, le ragioni della persistenza del problema:
(pag.32)
Occorre però specificare che il metodo di produzione di tipo fordista è stato adottato in Occidente fin dalle origini della seconda rivoluzione industriale dal capitalismo, tanto, a partire dal Novecento, dal modello economico socialdemocratico Europeo, tanto dal regime comunista dell’URSS dopo il 1922, con uso per la produzione industriale esclusivamente da energia di origine fossile: carbone petrolio metano senza nessuna minima perplessità sulle conseguenze devastanti della crescita infinita su devastazione ambientale di terra e del mare mare con in particolare con l’alterazione del clima dovuta all’effetto serra.
(Wikipedia)
Per onestà intellettuale è doveroso ricordare che l’approccio scientifico sulle disastrose conseguenze sono emerse dal Club elitario qui descritto:
Nel 1972 il MIT realizzò lo studio scientifico "Limits to Growth" ( limiti allo sviluppo ) su commissione del Club di Roma, per studiare il problema della scarsità e del limite dello sviluppo. Lo studio dimostrò scientificamente l'esistenza di un limite invalicabile dello sviluppo economico a causa delle risorse esauribili, presenti in quantità fissa in natura ( es. petrolio, carbone, gas naturale, ecc. ). Il rapporto venne pubblicato da Donella Meadows. Consisteva in una simulazione al computer ( World3 ) delle conseguenze causate dalla crescita demografica della popolazione mondiale sull'ecosistema e sulle riserve naturali. (https://webmail.aruba.it/new/auth/login?historyHash=webmail%2Fmain%2FInbox)
(La scoperta dell’ambiente. Una rivoluzione culturale, edito da Laterza nel 2020) che ricostruisce quella stagione.
(https://www.scienzainrete.it/articolo/club-di-roma-mit-limiti-della-crescita-compie-50-anni/stefano-nespor/2022-06-06)
Viene istituito il “Ministero dell'Ambiente” (Ministero dell'Ambiente)1 ° mese di agosto 1986, con la formazione del governo Craxi II . Ha poi assunto le funzioni esercitate in questo campo dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali ( Ministero per i Beni Culturali e Ambientali , MIBCA), che ha mantenuto tale titolo fino al 1998 , e dal Dipartimento di Ecologia. (Dipartimento della Ecologia) della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Con la "riforma Bassanini" del 30 agosto 1999, prende il nome di "Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio " (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio) , poi, quando si formò il governo Prodi II, il17 maggio 2006, assume l'attuale denominazione, confermata da un decreto legislativo due mesi dopo.> https://it.frwiki.wiki/wiki/Minist%C3%A8re_de_l%27Environnement_(Italie)
La piena consapevolezza che il problema è di fronte all’intera umanità suscita l’impegno costante del’ONU che ha organizzato nel tempo le COP a partire da quella di Rio nel 1992, tutti i governi degli Stati aderenti all’ONU, USA capofila e fino al 2015 COP21 di Parigi ha visto un trend positivo che ha prodotto significative misure di legge negli USA e Ue tese a affrontare nei tempi utili i nefasti effetti dello sconvolgimento climatico.
Con la prima l’elezione di Trump (20 gennaio 2017-20ennaio 2021) convinto negazionista del clima ha annullato gli accordi di Parigi del 2015 sottoscritti convintamente della precedente amministrazione USA sostenuto dalle lobby di produttori mondiali delle energie fossili, ma anche operato un radicale disconoscimento dell’ONU e la conseguente fuoriuscita da tutte le agenzie ONU di solidarietà.
L’attacco frontale di Trump alla politica ecologica mondiale ha avuto ripercussioni anche nei confronti della Ue che dopo l’accordo ONU sul clima sancito con COP di Parigi del 2015 si era mossa prontamente promuovendo piano d'azione ambientale UE per il 2030, e che per compiacere Trump si ritrova a smorzarne l’azione.
Eppure all’ONU gli Stati responsabili in assemblea deliberativa hanno recentemente (26 maggio 2026) marcato una significativa vittoria. Di enorme utilità per galvanizzare i singoli cittadini e associazionismo civico a sollecitarne l’attuazione a ogni livello a partire dalle amministrazioni delle proprie città, province, regioni e Governo.
Non più una scelta ma un obbligo. Non un motivo politico ma una questione giuridica. Mercoledì 20 maggio, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione storica, che rafforza gli obblighi degli Stati in materia di clima: 141 i voti favorevoli, 8 quelli contrari (Stati Uniti; Russia; Iran; Israele; Arabia Saudita; Yemen; Liberia e Bielorussia), 28 le astensioni. Tra queste anche la Turchia, Paese candidato a ospitare la prossima COP31.
La risoluzione, presentata dall'isola di Vanuatu, nell'Oceano Pacifico, ha confermato il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) del luglio 2025, secondo il quale gli Stati hanno l'obbligo di ridurre l'uso di combustibili fossili e di contrastare il riscaldamento globale. Nonostante non sia giuridicamente vincolante, il parere consultivo della Corte viene già utilizzato nei contenziosi sul clima in tutto il mondo e i giudici stanno iniziando a farvi riferimento nelle loro sentenze in materia di clima.
A questo proposito, Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha affidato ad X le sue impressioni sulla vicenda: "Siamo di fronte a una forte affermazione del diritto internazionale, della giustizia climatica, della scienza e della responsabilità degli Stati di proteggere le persone dalla crescente crisi climatica. Coloro che sono meno responsabili del cambiamento climatico ne stanno pagando il prezzo più alto. Questa ingiustizia deve finire”.
Il ministro per il cambiamento climatico di Vanuatu, Ralph Regenvanu, ha dichiarato che "nell'attuale contesto geopolitico, un impegno costante per lo stato di diritto è più importante che mai" e che il cambiamento climatico "non fa eccezione". "Rispettare il chiarimento della Corte in merito agli obblighi esistenti è essenziale per la credibilità del sistema internazionale e per un'azione collettiva efficace", ha aggiunto.
Per decenni, le nazioni del Pacifico hanno assistito alla lenta scomparsa delle loro terre natali. A Tuvalu, stato insulare dell’Oceania, oltre un terzo della popolazione ha richiesto un visto per la migrazione climatica verso l'Australia, sebbene ogni anno ne vengano accettati solo un numero limitato. Entro il 2100, si prevede che gran parte del Paese sarà sommersa dall'alta marea.
(https://tg24.sky.it/mondo/2026/05/22/onu-risoluzione-cambiamento-climatico-)
Deliberazione dell’assemblea dell’ONU, giuridicamente valida sotto il profilo del diritto internazionale, è stata sottoscritta anche da tutti gli Stati della Ue e che, dopo le recenti titubanze, sancisce il percorso previsto dall’
(https://it.wikipedia.org/wiki/Piano_nazionale_di_ripresa_e_resilienza)
In questo complesso quadro mondiale che presuppone conoscenza e soprattutto impegno politico per decidere “razionalmente” da quale parte della barricata stare, eppure resta il subdolo reticolo mentale da cui svincolarsi.
L’Autore avverte: “Ecco perché il negazionismo climatico, prima ancora che ideologico o politico, è un fatto psicologico. Una forma di dissonanza cognitiva su scala planetaria. Solo che, questa volta, la posta in gioco non è soltanto la coerenza con noi stessi”(pag. 185)
In buona sostanza siamo parte del problema.
ASSUEFAZIONE
Il risultato è una lenta, ma costante assuefazione a condizioni sempre più misere, che non riconosciamo più come segnale di un declino inesorabile, ma semplicemente come il mondo in cui viviamo.>(pag.90-91)
Però l’autore ci aiuta a capire come uscirne segnalando prima le “trappole della mente” in cui inesorabilmente come Esseri umani soggiaciamo e poi escogitando il come è possibile uscirne.
Segnalo altresì il precedente libro di Matteo Motterlini che a questo riguardo è ancora più eloquente.
Trappole mentali – Solferino 2008
Anch’io, in chiave psicoanalitica, non posso esimermi dall’integrare quanto fin qui esposto dall’Autore “filosofo della scienza” per meglio lumeggiare la complessità della psiche del Sapiens e per questo segnalo il libro di S. Freud “Psicopatologia della vita quotidiana di cui a significativa sintesi.
Inizialmente apparso all'interno della rivista berlinese Monatsschrift für Psychiatrie und Neurologie, questo libro si contraddistingue preminentemente per la grande varietà di esempi pratici riportati sia da Freud che da altri suoi eminenti colleghi durante lo svolgimento della loro attività medica. La trattazione dell'argomento viene quindi presentata sulla base di osservazioni realmente sperimentate, piuttosto che preferire l'approfondimento teorico che lo stesso Freud svilupperà in altre sue opere successive. Inoltre buona parte del materiale da cui l'autore attinge deriva dalla propria autoanalisi, ovvero Freud applica su se stesso i procedimenti e le tecniche tipiche del trattamento psicoanalitico nello stesso modo con cui curò i suoi pazienti.>(Wikipedia)
Di cui evidenzio la necessità di prendere esempio da Freud per praticare la personale quotidiana autoanalisi, (versione laica del cattolico esame di coscienza) non solo per evitare specificatamente le “trappole della mente” insite nell’assuefazione alla crisi climatica, ma in generale per avere una più lucida visione del proprio percorso esistenziale.
Però per quanto sia possibile “conoscere se stessi” con autoanalisi, per noi Sapiens della società post moderna, assuefatti da distress determinato principalmente dalla vita convulsa e alienante in cui siamo quotidianamente immersi, occorre anche “imparare” a essere psicoterapeuti di se stessi e questo è possibile praticando quotidianamente il “Training Autogeno”, yoga occidentale, ideato ai primi anni del ‘900 dal tedesco Johannes Heinrich Schultz (Gottinga, 1884 – Berlino 1970).
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