Genova.Dal Rapporto Eures
sugli orientamenti degli italiani si ricava il ritratto di un'Italia progressista, laica, tollerante.
In controtendenza, la netta ostilità ai matrimoni gay e il favore per la riapertura delle case chiuse. E' un ritratto fedele? Lo abbiamo chiesto al sociologo Gianfranco Pasquino.
«Alcuni di questi dati hanno verifiche empiriche facili - dice Pasquino -. Basta ricordare il voto degli italiani a favore del divorzio e successivamente dell'aborto. Sono espressioni di sentimenti e posizioni abbastanza radicate. Non c'è dunque da stupirsi, semmai da rallegrarsi che il dato non cambi, nonostante sia in atto da almeno qualche anno una campagna durissima da parte del Papa contro l'aborto. Altri dati sono un po' più sorprendenti ma sulla stessa linea di quelli appena commentati. Chi ha un orientamento progressista sull'aborto e il divorzio la mantiene evidentemente su altre tematiche, come l'eutanasia».
Resta il netto sì (61,6%) all'insegnamento della religione nella scuola pubblica, contro il 19% di contrari. Un segno che contraddice il laicismo dello Stato, no?
«Effettivamente è un po' più sorprendente. Occorrerebbe saperne di più sulle motivazioni che stanno dietro a questa scelta. In maniera abbastanza congiunturale si può pensare ad un'affermazione a favore della religione cattolica nei confronti della sfida fondamentalista».
L'Italia è ancora un Paese cattolico?
«Bisogna intendersi. In Italia una percentuale cospicua dei bambini, credo oltre il 50%, viene battezzata. E' anche un Paese in cui quando si arriva all'estremo passo molti desiderano ricevere l'estrema unzione e moltissimi chiedono funerali cattolici. E' discutibile però che sia un Paese molto cattolico. Basta verificare la frequenza alle funzioni religiose: nel migliore dei casi va a messa con regolarità fra il 30 e il 35% dei cittadini italiani. Qualcuno ci va spesso perché accompagna la moglie o la mamma o al massimo nelle grandi feste, Pasqua e Natale. Oppure per il matrimonio proprio o degli amici. I matrimoni religiosi nel nostro Paese sono peraltro numericamente in declino».
La secolarizzazione della società italiana è più accentuata rispetto a Francia e Spagna?
«Quantitativamente non ci sono grandi differenze. La Francia è stata più laica e secolarizzata di noi e per un tempo maggiore. La Spagna negli ultimi trent'anni ha riguadagnato tutto ciò che aveva perduto sotto Franco ed è paragonabile alla società italiana, blandamente cattolica. In Spagna, tuttavia, i preti cattolici non fanno alcuna propaganda politica, per di più non esiste neppure un partito democristiano definibile come tale. Il partito popolare di Aznar è un partito di destra che si era spinto verso il centro. La propaganda vera l'hanno fatta il Papa (che in Italia incide più che in Spagna e in Francia) e la Conferenza Episcopale italiana, che continua ad essere una potentissima armata».
La colpisce di più il rifiuto delle droghe leggere (53,3% di no) o l'avversione alla pena di morte (il 74%)? replica uhren
«I sondaggi precedenti segnalavano una leggera prevalenza di coloro che erano a favore della pena di morte. Quindi è un risultato sorprendente e un segnale di straordinaria civiltà. Il resto è opinabile. Ognuno di noi riflette sulle droghe leggere senza trovare una soluzione certa».
I sì alla fecondazione replika klockor eterologa (54%) e all'eutanasia (61,6%) non contraddicono le scelte del governo Berlusconi?
«In maniera nettissima. E' quello che il governo non ha capito e che a suo tempo non avevano capito i democristiani. Ovvero che cittadini e cittadine rivendicano il controllo del proprio corpo: avere o no dei figli, quando averli. Questo è un segnale vero di modernità. E un brutto segnale per il governo. Un referendum lo metterebbe certamente in difficoltà, anche se il governo conterebbe sull'astensionismo di massa».
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