www.circolocalogerocapitini.it

CULTURA POLITICA

TITOLO

Il senso della sinistra sfida del riformismo AUTORE: GIORGIO RUFFOLO
  250 caratteri massimo
DATA 31/03/2004
LUOGO TESTATA: LA REPUBBLICA- PAG.14 SEZ.COMMENTI

Cambia il vento in Europa? è difficile sottovalutare
l'impoortanza della vittoria nazionale dei socialisti in pagna e di quellaregionale dei socialisti in Francia. Ma sarebbe anche imprudente desumerne la convinzione di una svolta decisiva. Intanto, le motivazioni della vittoria della sinistra nei due paesi sono diverse:
l' insoddisfazione per la politica "americana" della prima, quella per la politica economica e sociale dell' altra.
Inoltre, in tutti e due sembra accentuarsi la tendenza di un
elettorato ansioso e nervoso a punire comunque i governi. E
soprattutto, mentre sono visibili le ragioni dello scontento, non si può dire che siano chiare quelle del consenso ad un progetto della sinistra europea, che ancora non esiste. Anche in Italia, mentre bisogna salutare come un grande progresso la formazione, finalmente, di una alleanza elettorale riformista, non è ancora emerso, al di là della denuncia di una condotta politica inqualificabile del governo, il concreto messaggio del suo riformismo. Non credo proprio che Giuliano Amato, incaricato di tracciare le linee programmatiche della "lista unica", cadrà nella
trappola del programma enciclopedico. Di quel tipo di programmi – lo dico con una certa cognizione di causa – la sinistra non ne ha affatto bisogno. Ciò di cui la sinistra, non solo italiana, ma europea, ha disperatamente bisogno, è di riacquistare il senso della sua azione politica. Ancora una volta la sinistra si divide:tra radicali (il comunismo non c' è più) e riformisti. Ma i radicali hanno rinunciato alla rivoluzione, in cambio della contestazione permanente. Un ruolo tutt' altro che inutile ai fini della rivelazione della domanda politica ma sterile quanto alla costruzione di una offerta: al senso dell' azione politica. In queste condizioni la sinistra intransigente, senza se e senza ma,
scivola verso due vie senza uscita: da una parte quello che Carlo Marx definiva sprezzantemente "pathos dimostrativo": un esibizionismo di emozioni, un espressionismo gestuale
autogratificante che non va da nessuna parte; che, letteralmente, gira in tondo. Dall' altra, il sovversivismo violento che si sceglie come nemico principale la sinistra riformista, degenerando in forme teppistiche: a tutto vantaggio della destra. I riformisti, dal canto loro, non possono più contare sulla potenza dello Stato nazionale, gravemente indebolita dalla globalizzazione. Hanno finito quindi per ripiegare, o nella difesa pura e semplice delle istituzioni protettive dello Stato sociale, o nella accettazione del primato capitalistico, compensato da
misure "compassionevoli". In questa ritirata il riformismo ha cambiato segno. Non si tratta più di adattare il capitalismo alle esigenze dello Stato sociale, ma all' opposto, di ridimensionare le hublot replica istituzioni dello Stato sociale adattandole alle esigenze di competitività del capitalismo globale. Riforme "liberiste",dunque, come quelle rivolte a flessibilizzare il mercato del lavoro o a limitare la spesa previdenziale. Sarebbe stolto negargli una logica. Ci sono problemi di sostenibilità e di
competitività del sistema economico cui bisogna comunque dare una risposta. Ma ci sono problemi di grado ben più elevato: di sostenibilità ambientale e sociale del sottosistema economico imitazioni rolex rispetto al sistema sociale. Se il perseguimento ossessivo della competitività determina degrado ambientale e disintegrazione sociale, il apitalismo diventa un sistema esplosivo, privo di controllo e di senso. Bisogna allora ricondurlo entro un alveo di sostenibilità ambientale e di coesione sociale.
BISOGNA DARGLI UN SENSO.
Questa è la funzione della grande politica. Questo è il
compito di un riformismo non subalterno: correggere le correnti pesanti che attraversano il nostro presente, riorientandole nella direzione di una società più equilibrata e più giusta.
La prima e fondamentale condizione perché la politica riacquisti il suo primato è che il suo potere sia adeguato alla potenza del capitalismo globalizzato.
L' ideale sarebbe naturalmente la costruzione di un governo mondiale, capace di equilibrare la forza di un capitalismo mondiale.
E' questo un obiettivo non più utopistico, ma non certo immediatamente praticabile.
Ci sono, nel percorso verso questo obiettivo, tappe intermedie. La costruzione di nuovi soggetti politici soprannazionali, come l' Europa, rientra in una strategia di concentrazione del potere politico e di riequilibrio del potere economico mondiale.
L' Unione Europea si colloca naturalmente entro questa strategia. Essa rappresenta per la sinistra il solo modo di recuperare un potere perduto.
Finora, purtroppo, essa costituisce un' occasione mancata. Quello dell' Europa resta ancora un potere in larga parte "virtuale".
In quale direzione dovrebbe essere cartier replica indirizzata l' azione di quel potere? Naturalmente, anzitutto, verso una politica macroeconomica orientata all' espansione, diventata irrealizzabile a livello nazionale.
Ma penso che l' asse principale del cambiamento dovrebbe essere il riequilibrio del rapporto tra beni privati e
beni sociali, spostato oggi a vantaggio abnorme dei primi. Non abbiamo bisogno di raddoppiare ogni dieci anni il parco delle auto e degli elettrodomestici, creando ingorghi intollerabili per le nostre strade e per le nostre discariche.
Abbiamo bisogno di trasporti pubblici, di strutture sanitarie, di scuole, di centri di assistenza e di formazione, di servizi di sicurezza, di protezione del territorio, di capacità di pianificazione territoriale e di prevenzione dall' inquinamento. Tutto ciò richiede risorse imponenti. Ed è da escludere che si possano ottenere attraverso un ulteriore aumento della pressione fiscale,
già oggi percepita come intollerabile.
Si può certo ridurre la pressione fiscale razionalizzando la spesa pubblica attraverso una rigorosa programmazione. E soprattutto, si può spostarne il peso:
dal lavoro all' ambiente; per esempio, con la tassazione dei
rifiuti e dell' energia, come proponeva anni fa Delors nel suo famoso quanto ignorato Libro Bianco. Ma l' opzione più importate, le nostre società l' hanno già compiuta spontaneamente; ed è la crescita di quel terzo settore in cui sono gli replica audemars piguet stessi utenti dei beni sociali a produrli. Si tratta però di trasformare questo, che è ancora un territorio marginale, anche se sempre più vasto, dell'
economia, in un vero e proprio sistema, di importanza comparabile con gli altri due, del mercato e dello Stato: il sistema dell'economia associativa. Una politica che favorisca finanziariamente,fiscalmente, amministrativamente lo sviluppo di questo nuovo sistema, costituirebbe il passaggio dal welfare state alla welfare society: e cioè una società che spontaneamente, non compulsivamente, orienti le sue scelte verso istituzioni cooperative e solidali integrando l' efficacia e attenuando i
guasti della mercatizzazione competitiva.
Non si tratta infatti di mortificare la competitività, si tratta di moderarla quando diventa distruttiva: proprio come si fa nei reattori nucleari, con gli elementi moderatori che scongiurano la reazione a catena.
Finalmente. Una società ricca può permettersi di realizzare per tutti i suoi cittadini l' ideale che le società aristocratiche riservavano alle loro élite: l' ideale dell' otium, e cioè delle attività culturali disinteressate: studio, sport, spettacolo, creatività artistica in forme cooperative non mercatizzate: quelle che sono state definite (da Dahrendorf, se non sbaglio) attività
rappresentative. Di che cosa? Del livello autentico di una
civiltà. Quelle che traducono la potenza tecnologica in creatività umanistica.piaget replica Una nuova civiltà dell' umanesimo farebbe dell' educazione permanente, intesa non come mera formazione professionale, funzionale al mercato, ma come libera attività disinteressata, il centro della vita sociale. Saprebbe investire una parte importante delle sue risorse nello sviluppo su grande scala di distretti, di città della cultura, di polistrutture di libero scambio e fruizione culturale. La risposta più efficace alle convulsioni dell' odio e del terrorismo fanatico non è il
mercatismo esasperato che, anzi, lo fomenta, ma l' ideale di una società più giusta e più colta, che dia un senso alla crescita della sua ricchezza.


Elenco argomenti

Socio fondatore del Gruppo di Volpedo e del Network per il socialismo europeo .