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TITOLO

Erich Fromm: Anatomia della distruttività umana. Un altro punto di vista all'origine della guerra umana. Di Giorgio Boratto

DATA PUBBLICAZIONE

24/07/2025

LUOGO

Genova


Anche Erich Fromm psicoanalista e filosofo tedesco ha scandagliato la violenza e distruttività umana con il libro: 'Anatomia della distruttività umana'. Una ricerca che alla luce delle continue guerre che interessano il mondo umano acquista una valenza sempre attuale. Per quanto riguarda l'aggressione e le guerre, questi sono uno dei principali ostacoli al progresso umano.
Gli ambiti scientifici che si palesano nell'analisi sui motivi che fanno agire l'uomo esercitando la violenza e la distruttività umana seguono due strade: la psicologia istintuale comportamentista e la psicoanalisi freudiana. L'invito anche di Erich Fromm, come sostanzialmente quello di James Hillman, è quello di usare il linguaggio dei miti e dei simboli per conoscere e capire la nostra origine primitiva. Il linguaggio simbolico è la caratteristica dell'Uomo; solo l'Uomo è capace di trascendere il proprio linguaggio e a darle una dimensione universale. Nasce con il pensiero la narrazione del Mito che accompagna l'Uomo attraverso migliaia di anni; questo è il tratto comune di tutta l'umanità. Erich Fromm lo spiega nel suo libro: 'Il linguaggio dimenticato' che definisce il linguaggio del mito ed i suoi simboli come lo strumento per conoscere l'inconscio. Una operazione che C.G. Jung fece in modo molto più ampio interessandosi alla varietà dei miti, dei riti e delle religioni.
C. G. Jung fece lo stesso tentativo in un modo diverso da quello di Freud, e, sotto diversi aspetti, più sofisticato. Interessandosi particolarmente alla varietà di miti, rituali, religioni, usò brillantemente e ingegnosamente il mito come chiave per capire l'inconscio, costruendo così un ponte fra mitologia e psicologia, più estesamente e sistematicamente di ogni suo predecessore. 'Sogniamo simboli e miti simili a quelli concepiti migliaia di anni fa, a occhi aperti, da uomini come noi. Prescindendo dalle enormi differenze nella percezione conscia, non sono forse il linguaggio comune di tutta l'umanità?'.

Mentre in Konrad Lorenz esiste una distruttività che è geneticamente insita nella natura umana e ha le sue origini nel mondo animale da dove proviene con i suoi istinti, per cui prevale una dimensione comportamentista che a sua volta ha legami con la sfera sociale, culturale e politica; per la visione freudiana si fa invece riferimento alle due principale pulsioni inconsce: quella dell'Eros e quella di Thanatos ovvero la pulsione vitale e quella di morte. Queste pulsioni inconsce contraddicono in buona parte la teoria di Konrad Lorenz e i suoi caratteri istintivi filogenetici.
La differenza tra istintivisti e comportamentisti sta che mentre i primi vivono il passato della specie per i secondi vive il presente del suo sistema sociale. Secondo il pensiero di quest'ultimi, il comportamento umano è plasmato esclusivamente dall'influsso dell'ambiente, cioè da fattori sociali e culturali, in opposizione a quelli «innati» degli istintivisti. Così mentre per gli istintivisti l'Uomo è una macchina che può produrre soltanto schemi ereditati dal passato; per i comportamentisti è una macchina che può produrre soltanto schemi sociali del presente. Istintivismo e comportamentismo hanno una premessa fondamentale in comune: l'uomo non ha una psiche con una struttura e leggi proprie. Qui sta la differenza per cui la psicoanalisi freudiana scandaglia le ragioni della distruttività e le guerre umane.
Erich Fromm ha passato molto tempo negli USA e sa quindi come la psicologia comportamentista sia stata molto influente in quella cultura americana e con Burrhus Skinner abbia preso una forte valenza in campo psicologico. Si sa che la psicologia spiegava e risolveva il tutto inserendo i comportamenti umani in un ambito socio-culturale dando alle istituzioni un ruolo fondamentale a quanto avveniva nell'individuo. E' chiaro che si tralasciava con quella psicologia di fare i conti con l'inconscio: la vera causa di ogni atto umano. Tutti e due i campi di indagine hanno risvolti scientifici e se vogliamo illuministici; tendono a trovare positivi riscontri nella risoluzione del problema della distruttività. Sigmund Freud ritiene che aumentare la consapevolezza dei meccanismi inconsci e delle sue forze ritenute quasi invincibile poteva creare un giusto allontanamento della distruttività: 'la dove c'è l'Es ci sia l'Io'. Sigmund Freud fu uno degli ultimi esponenti della filosofia dell'Illuminismo. Credeva sinceramente nella ragione come nell'unica forza che l'uomo possieda, e che sola può salvarlo dalla confusione e dal decadimento. Postulò sinceramente l'esigenza della conoscenza di sé, mettendo a nudo i desideri inconsci dell'uomo. Superò la perdita di Dio rivolgendosi alla ragione, e si sentì penosamente debole. Ma non si rivolse a nuovi idoli. Per il positivismo comportamentista certi meccanismi di condizionamento sociale e culturale con l'educazione modificano il carattere distruttivo dell'individuo. Non esente dovrebbe essere il riscontro nelle istituzioni. Secondo gli illuministi filosofi e i comportamentisti l'Uomo nasce «buono» e razionale e se sviluppa cattive tendenze, la colpa è delle cattive istituzioni, di una cattiva educazione, di cattivi esempi. Ma si sa che una buona società non produce a sua volta buoni e bravi uomini.
A questo punto mi viene in mente la psicoanalista Melanie Klein che insieme alla figlia di Sigmund Freud, Anna, portò la psicoanalisi al centro dell'infanzia: il periodo il quale Freud elaborò tutto il futuro umano.
Per la Klein, l'Io si trova coinvolto fin dalla nascita in un drammatico conflitto tra la pulsione di vita e la pulsione di morte. Poiché la natura dell'Io è fondamentalmente relazionale, la mente adotta una posizione nei confronti degli oggetti interni che la abitano (che, come abbiamo detto, sono preesistenti e indipendenti dalla percezione esterna), investendoli dei portati della posizione di vita, della posizione di morte o di entrambe.
la Klein sostiene che la pulsione di morte - presente sin dalla nascita - fa sorgere il timore dell'annientamento che porta di conseguenza alla proiezione difensiva della pulsione di morte. L'angoscia nasce dunque per lei da questo timore di annientamento e le prime difese mosse dall'Io verso questa primordiale pulsione di morte sono la scissione, proiezione e introiezione. Nella relazione con la madre avvengono tutte quelle proiezioni che determineranno un'eccessiva angoscia che può portare al contrarre alcune tra le più terribili patologie psichiche, come tutte le malattie schizofreniche, personalità schizoide e paranoide delle nevrosi sia infantili che adulte.
Qui entra in gioco l'Invidia che è portata dalla pulsione di morte: non potendo possedere le caratteristiche ambite dell'oggetto, il bambino ne desidera la distruzione. L'invidia, afferma Melaine Klein, è un'energia distruttiva la cui quantità è biologicamente determinata. Nella fase schizoparanoide il seno è ritenuto onnipotentemente buono (gratificazione), ma anche onnipotentemente malvagio (frustrazione). Quando l'oggetto nutre e sostiene i bisogni del bambino, il bambino prova gratitudine, quando invece si nega scatena il sentimento dell'invidia. L'armonizzazione dei due sentimenti è alla base di un Io integrato e stabile. Bisogna ancora una volta sottolineare che, per Klein, la relazione oggettuale, sana o patologica che sia, avviene a livello fantasmatico, cioè indipendentemente dalle qualità reali della relazione con la figura materna. Se è vero che un ambiente di deprivazione affettiva predispone alla patologia, non è detto però che la patologia nasca da una reale madre incurante o malvagia. Donald Winnicott riprenderà questi concetti kleiniani sviluppando la teoria di reale deprivazione o ambivalenza da parte della madre come fattore determinante la patologia psichica.
Ad ogni modo nel suo libro Erich Fromm lamenta come gli antropologi non abbiano indagato molto sulle comunità umane primitive che dimostrano come l'aggressività sia un carattere sociale e non individuale; analizzando circa 30 comunità primitive Fromm ha notato come prevalesse una natura pacifica e la violenza, la crudeltà e l'ostilità siano ridotte al minimo: in quelle società si esalta la vita.
Quindi la guerra è un fatto raro e non dovuto all'interpretazione istintuale: violenza e crudeltà non sono innate. Questo non vuol dire che non siano diffuse e nelle società più moderne. Per Erich Fromm quindi la storia non va confusa con la biologia.
Erich Fromm ricorda che lo stesso Darwin sapeva che l'uomo non è solo caratterizzato da dati fisici ma da tratti specifici psichici. L'Uomo è in grado di compiere astrazioni mentali e sviluppa un simbolismo conseguente. L'uomo ha un linguaggio estremamente sviluppato; ha un senso religioso e morale. L'uomo è considerato un essere sociale e culturale. Per questo l'uomo ha delle esigenze specifiche; una lista di bisogni fondamentali quali: la sicurezza, di unione, di amore, di conoscenza, di comprensione, di stima, di autorealizzazione … questo avvalora che l'apparato istintivo dell'uomo sia molto calato e che questo è documentato da uno sviluppo della massa di cervello.

Le guerre si scatenano per interessi economici, ambiziosi e di vanità dei leader che poi assumono un carattere 'religioso'.
Le guerre per essere dichiarate hanno tutte dei meccanismi simili. Erich Fromm le elenca e prende ad esempio la seconda guerra mondiale che è poi simile alla prima e a molte guerre: tutte hanno alla base un principio di sopravvivenza e difesa degli interessi nazionali.
Durante la prima guerra mondiale, entrambe le parti in lotta dovettero appellarsi a un senso di auto-difesa e di libertà.
Un altro aspetto che Erich Fromm mette in evidenza è che il carattere che sviluppa l'uomo lo mette in antitesi con gli istinti. Per usare la frase di Eraclito, 'il carattere è il destino dell'uomo'. Già, qui sorge l'interrogativo: perché, a differenza dello scimpanzé, la specie uomo è riuscita a sviluppare un carattere? La risposta potrà venire da alcune considerazioni biologiche. Il carattere è un fenomeno umano; soltanto l'uomo riuscì a creare un sostituto per il suo adattamento istintivo perduto.
Prima si forma il carattere sociale sulla base della cultura condivisa e i suoi valori, prescrizioni, comandamenti, che si trasmette a sua volta alle generazioni attraverso genitori e scuola.
Per Erich Fromm il carattere è importante per lo sviluppo e l'esercizio della violenza. Egli scrive: “La differenza decisiva è che la fonte della passione sadica risiede nel carattere, e non in un'area neurale programmata filogeneticamente; perciò non è comune a tutti gli uomini, ma solo a quelli che condividono lo stesso carattere.”

Un altro fattore importante nel determinare la guerra è il senso di rispetto profondamente radicato e il timore per l'autorità. Al soldato si era tradizionalmente cercato di inculcare il concetto che ubbidire ai suoi capi fosse un obbligo religioso e morale, che egli doveva adempiere a costo della vita. Ci vollero ben tre o quattro anni di orrori nelle trincee, e la consapevolezza crescente di essere usati dai capi per obiettivi bellici che niente avevano a che fare con la difesa, per spezzare questo atteggiamento di obbedienza, almeno in una parte considerevole dell'esercito e della popolazione.”

Erich Fromm poi aggiunge al 'terribile amore per la guerra' di James Hillman anche la riflessione che la guerra è una ribellione indiretta contro l'ingiustizia, l'ineguaglianza e la noia che dominano la vita sociale in tempo di pace, e non bisogna sottovalutare il fatto che, se un soldato combatte il nemico per la sua pelle, non deve combattere contro i membri del suo gruppo per avere cibo, cure mediche, riparo, vestiario, che gli vengono forniti da una specie di sistema perversamente socializzato. Il fatto che la guerra abbia queste caratteristiche positive è un triste commento alla nostra civiltà.

In conclusione: l'uomo evolvendo ha la capacità di orientare il proprio sviluppo con l'intelligenza determinando lo schema della sua cultura; questa capacità, che nessun animale possiede, permetterà di abbandonare le guerre. Quindi le guerre ci potranno dire a che punto è la nostra evoluzione. Quanto umanesimo abbiamo raggiunto.

 

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Socio fondatore del Gruppo di Volpedo e del Network per il socialismo europeo .