prefazione
di Lucio Caracciolo
commento:
la scarna introduzione di Lucio Caracciolo fa citazione generica al Trattato di Maastricht (1992) figlio del tempo” e poi indicando nell’euro il “fallimento totale” e infine sull’allargamento della Ue (nemmeno cita l’autore perverso Prodi in allora commissario europeo) che hanno minato la coesione della Ue stessa con rigurgiti nazionalisti e russofobici. Il Nostro pare avulso da qualsivoglia conoscenza dei “fondamentali” di modelli di economia.
La scelta scellerata del trattato di Maastricht è invece quella di avere impostato il modello economico neoliberista USA dopo l’implosione dell’URSS e la conversione di Blair (Labour inglese) e Schroeder (socialdemocrazia tedesca) con fasulla “Terza via” al “credo” neoliberista importato da Thatcher (Tina) nella Ue da Reagan (USA) neoliberista di turno senza più ritegno. L’adesione dell’Italia al trattato Ministri Firmatari: Gianni De Michelis, Guido Carli ministro dell’economia, Giuliano Amato presidente del Consiglio e Francesco Cossiga presidente della Repubblica. La composizione del governo con capo di governo e ministro degli esteri socialisti sono la prova evidente della condivisione della scelta neoliberista della componente socialista italiana, così come per la DC Francesco Cossiga e Guido Carli (questi ultimi a libro paga degli USA.
Il cane da guardia inventato a imporre il dictat neoliberista è stata la creazione della BCE posta al di sopra del potere pubblico degli stati aderenti al trattato di Maastricht per cui lo Stato non solo non deve ingerirsi nelle politiche economiche ma ne impone l’attuazione.
Il nefasto cambiamento soprattutto per l’Italia è che il modello economico previsto in Costituzione è stato soppiantato da quello neoliberista.
Ricordiamo bene il golpe invisibile delle privatizzazioni successivamente al trattato di Maastricht attuato dal governo di centrosinistra e continuato dai governi di centrodestra
Introduzione
pag. 3
L’abissalità della crisi europea
.”..Il primo compito di questo libro, perciò, è di proporre una nuova interpretazione dell’UE”
Mio commento: obiettivo pienamente condivisibile … e auspicabile …
pars destruens
pag 6
I capitoli tre e quattro smonteranno integralmente questa narrazione…
e cosa dice nei primi due ‘
lo vedremo solo leggendo…
pag. 8
La drammaticità dei temi che viviamo, mentre il clima di guerra si fa sempre più incandescente, non dovrebbe indebolire la nostra speranza.
Mio commento: Condivido pienamente.
Pag. 9
“Tutto questo, però, potrà avvenire solo se saremo disposi a ripensare, con prudenza ma radicalità, con realismo ma sguardo visionario, con attenzione senso dell’urgenza, tutti gli assetti economici, politici e culturali che hanno guidato l’Europa e l’Italia negli ultimi 50 anni.”
Commento: pure con qualche dissonanza cognitiva… condivisibile.
1. Abbattere il feticcio: l’UE è causa del nostro declino.
Commento: condivido !
L’elefante nella stanza
da pag. 11 a pag 18
Commento
Intera periodo scentrato confusa e contorto – con pallone buttato fuori del campi in tribuna - che non distingue tra le politiche economiche del periodo 50-80 “periodo aureo socialdemocratico” con la Costituzione a guida degli assetti monetari creditizi infrastrutturali, industriali secondo programmazione di cui titolo terzo rapporti economici.
E avvio dopo anni 80 e segnatamente implosione URSS (1989) la conversione al modello economico neoliberista che contrassegna radicalmente il Trattato di Maastricht (1992) causato da tradimento di socialismo europeo con Blair (Labour inglese e Schroeder(socialdemocrazia tedesca) e per trascinamento in Italia con privatizzazioni selvagge di D’Alema Prodi D’Amato, D’Azeglio ecc. per finire nel 2007 con PD alfiere del neoliberismo.
A pag. 19
“Sono solo le grandi multinazionali che in realtà, da più di trent’anni vivono una sorta di Erasmus permanente; possono spostarsi tra paesi europei senza barriere, in un contesto salariale deflattivo, alla ricerca di legislazioni più favorevoli e con potere politico frammentato e spesso impotente.
Commento: qui si plana sul sicuro ma sempre con uso di linguaggio metaforico. Da contestare che il “potere politico frammentato e spesso impotente” direi proprio asservito al credo neoliberista tanto dai governi ex di sinistra tanto dai governi di destra fascistoidi cosiddetti “sovranisti-nazionalisti, che paradosso, sono neoliberisti zelanti.
Pag. 19
Il trentennio maledetto.
“Ci son ormai diversi studi che descrivono la crisi strutturale che ha attraversato l’Italia negli ultimi trent’anni. Rispetto
pag. 20
“al Trentennio glorioso” (1945.1975), dove il capitalismo e democrazia avevano trovato un compromesso di relativa convivenza, il trentennio successivo lo potremmo definire “maledetto.”
Commento: almeno il periodo è giusto, ma sminuirlo come “un compromesso di relativa convenienza” mentre è stato
… Il trentennio glorioso saldamente sostenuto dalle politiche costituzionali già citate qui all’inizio.
Come periodo storico io direi 50-80.
da pag. 20 e pagine seguenti fino a 36 con tanto di encomiabili diagrammi specifici che confermano giustamente la critica radicale centrata su moneta unica euro.
Poi fine capitolo pag 36
condivisibile affermazione
“ Abbiamo buttato via il bambino con l’acqua sporca…
”nel tentativo di correggere le debolezze dell’economia italiana ne abbiamo smantellato i punti di forza” anche qui non precisa né le debolezze né i punti di forza che avevamo con l’attuazione della Costituzione italiana (modello economico di cui titolo terzo rapporti economici) prima di Maastricht.
Capitolo
2.Radiografia di un errore
perché non poteva funzionare
Il trattato di Maastricht un atto di viltà
commento
La mette giù col moralismo … atto di viltà
invece è stata una feroce sostituzione del “modello di economia misto” (Titolo Terzo Rapporti Economici) a trazione di Stato imprenditore di cui a Costituzione, con modello neoliberista cannibalico tra stati Ue e dopo il 1989 asservimento del potere pubblico dei governi … al neoliberismo… ovvero tutto il potere al capitalismo finanziario niente al Bene comune.
Poi da prima pagina 37 fino all’ultima 37 del capitolo resta fermo sull’euro ...sempre fatti salvi i diagrammi riportati.
“L’UE è stata la via che la nostra classe dirigente ha scelto per risolvere – senza doverla
realmente affrontare – la crisi strutturale dell’assetto politico, economico, geopolitico e culturale che l’Italia stava attraversando alla fine del secolo sorso. Si è scelto di entrare per aggirare un terremoto nei profili profondi del paese.”
Affermazione del tutto fuor di luogo nella sua genericità di critica … fino al 1992 prima di Maastricht e le conseguenti privatizzazioni dei governi di centrosinistra prima con amato e poi con d’Alema infine con Prodi la Repubblica Italiana fondata sul lavoro stava benissimo in salute sotto tutti i profili. Forse qualcuno ricorda ancora l’epoca il “boom” economico con Italia 5^ potenza mondiale.
Tutto il restante articolo, pur chiamando in causa Keynes per sbieco, non accenna assolutamente alla Costituzione italiana che prospetta visione programmatica strutturale dello Stato va ben oltre la visione dell’intervento specifico dello Stato in economia attuato da Franklin Delano Roosevelt dopo il crollo di Wall street nel 1929.
Resta la fissa sull’euro.
In fine capitolo ritorna alla promessa …di fare luce sull’atroce misfatto
“Solo dopo aver attraversato questo nuova interpretazione, capiremo quanto sia profonda la prospettiva politico-spirituale da cui è necessario inquadrare tutta questa vicenda e immaginare con coraggio una strada nettamente alternativa.
Fiducioso vado avanti al prossimo capitolo
3.La più brava della classe:
strategia italiana per il proprio tramonto
commento: fosse vero che trattasi di solo tramonto !!! I che poi al mattino il sole risorge sempre, qui si corre il pericolo della morte vera e propria del nostro modello economico in Costituzione
“Il mantra suicidario delle riforme”
“Luciano Canfora ha affermato, infatti, che ‘l’europeismo, brandito con retorica e fastidiosa insistenza, non è che la figurazione romantica di una realtà intrinsecamente e prosaicamente iperliberista.’
Citazione assolutamente condivisibile quella di Luciano Canfora anche se lui predilige il termine iperliberismo e io neoliberismo, che però sono sostanzialmente la stessa cosa, come ho avuto modo di spiegarlo nel mio libro “Politiche costituzionali per le riforme (2018) !!!
Ovvero sostituzione totale col modello economico neoliberista in sostituzione di quello socialdemocratico europeo con Stato imprenditore, per dirla con Susanna Mazzucato, e specificatamente con sua applicazione radicale in Italia con la Costituzione Italiana.
Invece il Guzzi insiste nel rileggere Canfora in chiave riduttiva: “L’UE e l’euro sono stati cioè la risposta del Vecchio continente al nuovo clima culturale (neoliberista nevvero ?) che si è imposto negli anni ottanta.”, con Blair e Schroeder dopo fine URSS 1989 convertiti al credo Reagan -Thatcher (TINA).
Quindi così di seguito fino alla fine del capitolo 3 sempre sullo stessa lunghezza d’onda giustamente destruens … con tanto di grafici che ne constatano l’applicazione masochista per l’Italia di essere stato, come scrive Guzzetti “più realisti del re”
Comunque ritornano alla fine le promesse di soluzione…
“la risposta, ad avviso di chi scrive, è positiva … “
Non prima però di parlare del macigno del debito pubblico.
Capitolo
4.Come l’Italia ha perso se stessa:
la vera origine del debito pubblico
La genealogia del vincolo esterno.
commento
Che giustamente non parte dal trattato di Maastricht…
“Questi sono solo gli ultimi passaggi di un processo molto più antico che ha riguardato l’allontanamento dell’Italia dal modello economico costituzionale e l’adozione di un altro sistema giuridico-economico.”, ovvero neoliberista!!!.
Qui con mia soddisfazione rilevo Guzzi cita direttamente, sebbene fugacemente, il “modello economico costituzionale” sul quale ho dedicato buona parte del mio libro “Politiche costituzionali per le riforme”.
Vediamo allora la lezione sul debito pubblico italiano che io ho storicizzato in dettaglio nel mio libro a pag. 153 dal titolo “Banche, moneta, finanza e debito pubblico”
L’analisi di Guzzi in questo capitolo converge con la mia ma con diversa chiave interpretativa.
La mia è sostanzialmente quella che l’internazionale neoliberista eliminata l’URSS che dava spazio alle politiche economiche socialdemocratiche degli stati europei, tutti, pur con Costituzioni variamente diverse, propense al Bene comune. resistendo al neoliberismo USA impossibilitato a imporlo perché c’era l’URSS che controbilanciava il sistema USA con quello comunista totalmente statalista.
Del pensiero neoliberista della corrente austriaca e dei “Cicago boys” in USA e le incursioni della CIA nei paesi del sud America, Argentina, Cile a imporre con golpe cruenti e feroci di regimi dittatoriali ma ...neoliberisti ma che negli anni 80 in Europa non si riusciva a imporre … se non con “brecce” neoliberiste in Italia con Beneamino Andreatta cattolico bocconiano sfociata nel divorzio della banca d’Italia dal Tesoro nel 1984 ..come segnalato da Guzzi,. E’ dopo crollo del muro di Berlino, implosione URSS 1992, che il neoliberismo riesce a dilagare in Ue con tradimenti di Blair (Labour Inghilterra e Schroeder socialdemocrazia tedesca e segnatamente PSE ) e trascinamento in Italia con conversione del centrosinistra al nuovo ordine neoliberista.
Alla fine capitolo…
C’è una alternativa ?
Vedasi al prossimo capitolo
Capitolo
5. La teologia politica dell’euro.
Le conseguenze antropologiche dell’integrazione europea.
Commento la speranza è l’ultima a morire …
ma comincia con il solito ritornello
pag. 131
“L’unione Europea è stata un totale fallimento, …”
da inizio pag 131 a metà pag 135
commenti:
Elenco di citazioni decisamente condivisibili … quali:
pag. 131“Se si fosse ascoltata una parte importante della teoria economica più accreditata senza seguire le sirene neoliberali che stavano conquistando le università e i think tank, si sarebbe evitata gran parte di questa catastrofe….
Ultima riga 131
C’è un nesso intrinseco tra Maastricht
inizio Pag. 132
e a seguire pag 132
e il tramonto che il continente sta subendo in questi quasi tutti i contesti industriali e geopolitici….
La concezione poststatuale e postsovrana, l’idea di di poter produrre un esito politico per via indiretta e l’aggiramento costante del nodo della politica ci hanno privato per trent’anni di strumenti concettuali essenziali per affrontare il caos in cui è precipitato il mondo….”
Fine pag. 132 inizio pag 133
“L’unità senza solidarietà, ovvero senza un vincolo politico-costituzionale, non è sinonimo di forza ma di debolezza.”
Sottolineo ed evidenzio questo concetto fondamentale e che qui viene citato appena, mentre io ci ho scritto un intero libro.
Fine Pag. 134 inizio pag 135
Qui a fine pagina l’Autore riprende l’annosa domanda.
“ perché ? Come è potuto succedere tutto questo ?
Commento: per le ragioni qui già riassunte… le forze politiche di sinistra in Europa hanno tradito la loro storia secolare.
Pag. 135
“L’Unione Europea come questione materiale e religiosa”
Commento: l’autore in attesa delle risposte risolutive sempre promesse però anche in questo capitolo ci prospetta ancora
“...di “avanzare una spiegazione il più esaustiva possibile delle ragioni che hanno sostenuto, e sostengono tutt’ora, la nostra adesione acritica all’UE e, in particolare, all’Euro.”
fine pag. 135
“L’Unione europea è stata la risposta politico-ideologica a uno smottamento profondo nell’identità del nostro paese. Negli ultimi decenni dello scorso millennio, l’Italia stava affrontando una crisi che riguardava i rapporti sociali, la forza propulsiva dei partiti (???), la legittimità politica interna, la stabilità delle istituzioni repubblicane, la capacità delle autorità di difendersi dagli attacchi delle organizzazioni criminali. In altre parole, riguardava lo Stato nella sua interezza. L’integrazione europea è stata percepita come un modo per risolvere una crisi trasversale ”
inizio pag. 136 ...e onnicomprensiva.”
Commento: dissento totalmente da questa spiegazione sulle ragioni di crisi interna in Italia per la scelta della Ue … la scelta è tutta dovuta alle stesse forze politiche della sinistra storica europea che si sono vendute con Blair e Schroeder al neoliberismo trionfante dopo la caduta dell’URSS.
Da seconda parte pag. 136
dopo titolo
“Il più grande accentramento di potere dal dopoguerra”
Commento: si riprende il filo dell’Euro con tanto di diagrammi che confermano andamento disastroso nella Ue ed in particolare per l’Italia a partire dei salari, pag. 139 diagramma figura 21 concentrazione della ricchezza netta al 1% di straricchi e altri diagrammi a conferma dello sfacelo.
pag. 143
Commento: solo un lieve allusione alle privatizzazioni avviate dal centrosinistra e concluse con il centrodestra, mentre invece si è trattato di un vero e proprio golpe portato al cuore del nostro modello economico (titolo terzo Costituzione italiana).
“Una parte molto ristretta del grande capitale italiano ha perciò visto l’integrazione europea come un modo per agganciarsi al nuovo capitalismo finanziario internazionale.”
Commento: ma il capitalismo italiano parla Guzzi, anche la Fiat aveva continui finanziamenti dallo Stato italiano!
Da pag.144 a 153
Commento: l’Autore ribadisce che la scelta scellerata di Maastricht sia dovuta a crisi interna italiana mentre semmai è stata causata sotto traccia dall’avanzata del pensiero unico neoliberista preparato dalla CIA fin dalla nascita della Costituzione italiana e che prende si palesa con il divorzio della banca d’Italia dal tesoro.
Poi fino a pag 159 si insiste nel delineare genericamente la caduta delle idealità dei partiti di centrosinistra…
Per approfondire questa caduta di identità dei partiti vedasi mio libro “L’Identità dei partiti al vaglio della Costituzione” – ed. Kc Genova, in realtà si può parlare di tradimento della sinistra storica italiana quella che ha scritto la Costituzione convintamente nel 1948 e che poco importa quello che resta scritto nei loro statuti hanno capitolato al neoliberismo e che ora si comincia a vedere qualche barlume di critica, ma non di autocritica, vedasi il saggio
Bersani odierno in TV dimentico delle sue “lenzuolate” di privatizzazioni quanto era ministro.
A pag 159 ”Ora, il problema non da poco è che questa dialettica entra in crisi in entrambe le direzioni più o meno nello stesso periodo. … la gestione del potere che per quaranta anni non aveva dovuto alcuna alternativa di governo aveva trasformato la DC in un partito-Stato.”
Commento: Guzzi lascia fuori tutti i dettami programmatici costituzionali che hanno guidato tutti i governi di centro sinistra giusto fino al crollo del baluardo URSS a contrappeso di USA. La sottovalutazione di tutte le riforme di programmazione economica fatte con la DC prima, e di tutti quelli di centrosinistra, la lettura qui di Guzzi è assolutamente distorcente … che si sono avvalsi di leva monetaria, con banca d’Italia. banche pubbliche, imprese pubbliche IRI nazionalizzazione energia elettrica ENI, ecc. ecc. tutto dissolto solo dopo colpo di stato delle privatizzazioni e adesione a Trattato di Maastricht.
Da pag. 159 a pag 63
Guzzi prova a fare una mini narrazione del suicidio di PSI-DC e PCI che non è avvenuto a consunzione di ingovernabilità interna, bensì quando, parole sue “...si sposò il peggior globalismo…”
pag.164 da titolo
“Il fallimento politico-spirituale”
“Il fallimento di questa Europa …” e così di seguito sempre così fino pag 165
e finalmente …
“Cosa si può fare quindi ?”
parte costruttiva ?
“Le strade sono due…”
commento: no ...lo sapremo al prossimo capitolo.
Però a chiusura della pars destruens fin qui esposta ...pressoché centrata sull’euro a questo proposito occorre fare subito la critica di fondo, Guzzi non ha mai accennato alla BCE che governa l’Euro e che lo fa come istituzione “sovrastatale” i cui Stati sovrani della Ue, in ossequio del credo neoliberista si impongono di non interferire con il libero mercato avendone partorito lo statuto per il quale impone le politiche monetarie, debito, capestro stretto del potere pubblico al potere totalitario del finanzcapitalismo per dirla con Gallino.
“6. Come rompere la gabbia”
La missione della generazione di Maastricht
La parte iniziale persiste nella critica ...”Le attuali istituzioni europee, infatti, non avuto solo effetti nefasti sull’economia ma sono anche caratterizzate da incoerenze interne, divergenze costitutive e lacune strutturali che...(fine pg.167)
(inizio pag. 168) ...”ci impongono di ammettere che l’ampiezza delle riforme necessarie per migliorarle sarebbe così impressionante da ritenere del tutto irrealistica l’ipotesi che si raggiunga l’unanimità necessaria tra i paesi per accettare questi cambiamenti e modificare i trattati.”
“...Il corollario di questa constatazione è che in futuro si dovrà necessariamente passare attraverso un momento di riacquisizione di sovranità da parte degli stati.”
Certamente l’attuale schiacciante prevalenza di forze politiche in Parlamento europeo di segno neoliberista, tanto in fede “pseudo progressista” tanto di fede reazionaria propende al momento per poco probabile di modifiche a trattato neoliberista di Maastricht-Lisbona tanto di modifica statuto BCE… ma non impossibile vista l’attuale frattura in corso della UE con gli USA di Trump.
Certo, restano le difficoltà enormi per spostare il baricentro neoliberista eppure resta tentativo più realista dalle proposte nefaste di uscire dall’Ue e dall’euro qui appena prospettate.
Pag. 176
“Insomma per l’Italia , l’Unione europea più vantaggiosa sembra essere sempre e solo l’Unione Europea che smette di esistere.”
E finora si continua sempre con pars destruens.
Fine Pag. 177
“Il piano operativo per la fine dell’unione monetaria”.
“Al dogmatismo europeo non si deve rispondere con un speculare dogmatismo anti-europeista. L’idea molto pragmatica che sosteremo è invece la seguente e ha una natura talmente concreta da suonare come un ragionamento contabile: se l’alternativa è la permanenza alle attuali condizioni, il sacrificio di uscire sarebbe minore ri…”
inizio pag, 178
"rispetto ai costi che avremmo rimanendo. Nel breve periodo ci sarebbe da sostenere una shock, ma in prospettiva i benefici sarebbero superiori.”
Commento: affermazione perentoria che vedrò successivamente di confutare nel sostenere che non si tratta di shock temporaneo ma di crisi strutturale.
Pag.180
l’Autore si sofferma sulle modalità per la formalizzazione dell’uscita prima dell’euro e poi dalla Ue mediante disapplicazione del trattato UE dall’Ue.
“L’uscita sarebbe decisa per decreto un venerdì sera a mercati chiusi e comunicata alla nazione la sera stessa.”
Commento: domanda chiave ma con quale tipo di governo italiano l’Autore pensa che possa concretizzarsi questo scenario? Governo di centrodestra reazionario neoliberista ? Governo di pseudo centrosinistra progressista ? In Italia senza prima manifestarsi una coalizione di sinistra costituzionale con programma di attuare la Costituzione, queste indicazioni mi sembrano senza alcun fondamento….il Guzzi parla come se fosse lui il capo del governo italiano.
Da pag.181 in avanti si entra anche nel merito di quali manovre di governo si dovrebbero imbastire per procedere e per istituzione di “nuova lira”.
Pag. 185
“La rinazionalizzazione” di una parte consistente del debito, con alle spalle la garanzia di una banca centrale e con nuove prospettive di crescita, avvierebbe il nostro debito su un sentiero di maggiore sostenibilità”
Pura veggenza le “nuove prospettive di crescita”.
Pag. 194
Washington vs Bruxelles: le reazioni degli Stati uniti
Commento: parte confusiva senza costrutto per dipanare la questione … è certo invece che nonostante il cronico vassallaggio della Ue nei confronti degli Usa, pare ancora non basti e stanno già dando una mano solerte allo smembramento per cui per gli staterelli europei dell’ex Ue sarà ancora peggio.
Pag. 197
“Un salto di coscienza collettivo
In questo ultimo capitolo, abbiamo cercato di delineare i possibili scenari della fine dell’euro e dell’UE.
…
Ognuno di questi aspetti è importante ma nessun di questi è l’elemento indispensabile.
Questo necessita di un salto di coscienza collettivo che deve riguardare non solo l’élite ma anche l’elettorato.”
Commento: palla in tribuna per dirla con metafora calcistica
“Queste tradizioni hanno scritto la Costituzione, erano state la risposta democratica….avevano posto una prospettiva spirituale-rivoluzionaria all’interno delle prassi costituzionali.
Commento: finalmente appare la parola Costituzione sebbene qualificata in termini inconsueti di “prospettiva spirituale-rivoluzionaria”
“Di rivoluzione parlava il personalismo francese, che ha poi animato la prassi dei La Pira, dei Dossetti, dei Moro. Allo stesso tempo il PCI …”
Commento: ???
pag. 199
“il punto è che la Costituzione, la mediazione tra Stato e mercato è un compromesso tra democrazia e capitalismo sono stati possibili soltanto grazie a queste sorgenti spirituali molto profonde.”
Sembra che la Costituzione per Guzzi l’abbiamo fatta solo i cattolici e i comunisti!!!
La parola ideologia, i complessi principi ispiratori delineati da Norberto Bobbio (in “Introduzione alla Costituzione” ( 1 ) che hanno composto l’insieme geniale della Costituzione Italiana tutti dissolti nelle sole due spiritualità citate da Guzzi.
“Quando queste due prospettive entrano in crisi, queste sorgenti crollano, e la parte rivoluzionaria della Costituzione si trasforma immediatamente in lettera morta, al massimo in retorica, come sapeva bene Calamandrei….
… Dal 1978, e poi dal 1992 con evidente intensità, il combustibile è finito, l’energia è mancata, sono venuti meno i presupposti.”
Commento: il carburante è finito ? Questo parlare per metafora crea solo confusione …
Nonostante sia pur vero che la deriva neoliberista come sopra già segnalato si sia avviata sotto traccia nel 1981 con il “divorzio” della Banca d’Italia del Tesoro compiuta dal ministro Beniamino Andreatta della destra liberista della DC e dal presidente della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi senza consultare il Parlamento, per cui l'Italia affidò la determinazione del tasso di interesse dei Titoli di Stato al mercato. Ma si è trattato solo di una piccola crepa nella gestione della politica monetarie, del debito pubblico ben sopportabile all’interno del modello economico previsto dal titolo terzo rapporti economici in cui lo Stato imprenditore governava l’economia che è perdurato in Italia fino alle leggi di privatizzazione dell’intero patrimonio dello Stato compreso gli istituti di credito BNL Comit, ecc.
Lo stesso argomento in dettaglio: Decreto Bersani (1999) e Decreto Bersani (2007).
Poco dopo la firma del trattato di Maastricht, la prospettiva delle privatizzazioni in Italia fu discussa sullo Yacht Britannia di proprietà della corona del Regno Unito, che il 2 giugno 1992 era ormeggiato al porto di Civitavecchia, in attesa di imbarcare ospiti importanti per una piccola crociera verso l’isola del Giglio,[3][4] in un convegno organizzato da IFIL.[5] Nel luglio del 1992 il governo Amato I trasformó l'IRI in una società per azioni, le prime dismissioni delle partecipazioni pubbliche iniziarono con la vendita della partecipazione in "Cementir Holding" nello stesso anno e quella del 1993 del Credito Italiano, seguite dalla privatizzazione del gruppo SME[6][7], azienda pubblica controllata dall'IRI con una quota del 64%. Nel luglio 1993, con la prima tranche della privatizzazione, relativa al settore surgelati e a quello dolciario del gruppo SME, il gruppo svizzero Nestlé acquisisce i marchi Motta, Alemagna, La Cremeria, Antica Gelateria del Corso, Maxicono, Surgela, Marefresco, La Valle degli Orti, Voglia di pizza, Oggi in Tavola.
All'interno del fenomeno è da annoverare la contrattualizzazione del pubblico impiego in Italia all'inizio degli anni 1990, seguita poi da altri interventi nei decenni successivi in molti settori, come, ad esempio, la liberalizzazione del trasporto ferroviario e la liberalizzazione del mercato del gas. Nel periodo compreso dal 1991 al 2001 molte aziende sono state privatizzate[8], tra le quali l'Eni[9], di cui Goldman Sachs acquisì l'intero patrimonio immobiliare, e quelle controllate dall'IRI, tra cui la SME (agroalimentare)
(Wikipedia)
TRATTATO di MAASTRICHT
Il trattato di Maastricht, o trattato sull'Unione europea (TUE), è uno dei trattati dell'Unione europea, firmato il 7 febbraio 1992 a Maastricht nei Paesi Bassi, dai dodici Paesi membri dell'allora Comunità europea (oggi Unione europea).
Entrato in vigore il 1º novembre 1993, definisce i cosiddetti tre pilastri dell'Unione europea, fissando anche le regole politiche e i parametri economici e sociali necessari per l'ingresso dei vari Stati aderenti nella suddetta Unione (parametri di Maastricht).(Wikipedia)
BCE
Descrizione
La BCE è stata istituita in base al trattato sull'Unione europea e allo Statuto del sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea, il 1º giugno 1998. Ha iniziato ad essere funzionale dal 1º gennaio 1999, quando tutte le funzioni di politica monetaria e del tasso di cambio delle allora undici banche centrali nazionali sono state trasferite alla BCE. Nella stessa data sono stati sanciti irrevocabilmente i tassi di conversione delle monete nazionali rispetto all'euro. Ai sensi del diritto pubblico internazionale, la Banca ha propria personalità giuridica autonoma.(Wikipedia)
Commento: un completo combinato disposto istituzionale predisposto con “anima nera” neoliberista autoimposta masochisticamente da parte degli Stati sovrani membri Ue.
Ricordo per inciso che ancora nel 1985 il titolo terzo rapporti economici era funzionante e con l’attuazione dell'art. 46 si varò la legge sulle cooperative
IL 27 febbraio è un giorno importante per il movimento cooperativo italiano. E’ il giorno dell’approvazione della Legge 49/1985, universalmente conosciuta come Legge Marcora Successivamente al dopo il golpe privatizzazioni della legge Marcora con le varie modifiche attualmente ne è rimasto il simulacro.
Pag.201
“D’altronde, questa crisi si è espressa negli anni Novanta in Italia, ma anche negli altri paesi europei sia la tradizione cristiano-democratica che quella socialista hanno mostrato in questi anni un esaurimento di slancio e di conformismo che in Italia si sono osservati semplicemente qualche decennio prima.”
Commento: a Guzzi gli è congeniale di esprimersi per metafore ed è qui pure in tono eufemistico.
In realtà in Europa i cristiano sociali il PPE e i socialisti del PES si sono convertiti al neoliberismo propugnato con la cosiddetta terza via da Blair e Schroeder.
E tutto si conclude con il Trattato di Maastricht sopra ricordato. Con alcune note positive indicate da Gatti, vedasi in https://www.circolocalogerocapitini.it/federalismo_det.asp?ID=558 e però poi eclissate perdurando la gabbia neoliberista che ha mostrato così il peccato originale della sua nascita.
Pag. 202
“Se non riusciremo a offrire un’altra prospettiva di livello elevato, questa UE e questo Euro continueranno a essere visti come la soluzione migliore.”
Commento: certamente soluzione migliore rispetto alla prospetta frantumazione degli stati membri attuali e ritorno alle piccole patrie l’una contro l’altra in competizione secondo neoliberismo radicale adottato paradossalmente dagli Stati “sovranisti” come Orban.
Vediamone le luci e le ombre secondo Antonio Padoa – Schioppa (5)
“Si può raffigurare l’Unione europea come una grande cattedrale alla quale manca una navata con la volta sovrastante per completare l’edificio evitando il rischio del crollo; una cattedrale incompiuta, la quale nelle parti già costruite presenta senza dubbio i caratteri di un’unione federale: un governo votato da una Camera del popolo e da una Camera degli Stati, dunque democratica e federale; una legislazione elaborata dalle stesse due Camere, dunque una democrazia rappresentativa; una Corte di giustizia arbitra dell’interpretazione dei Trattati, che compongono la costituzione dell’Unione; una Carta dei diritti che ne fissa le premesse non derogabili, nella prospettiva della rule of law; una moneta comune, anch’essa strutturalmente federale. Dove queste caratteristiche mancano, dove pur entro le competenze dell’Unione si decide solo all’unanimità senza coinvolgere il Parlamento, è qui che la cattedrale è incompiuta e (ma non solo), nella politica estera, nella difesa comune, nell'assenza di un potere fiscale del Parlamento europeo in un’ottica federale.”(pag.196).
Questo il quadro sotto profilo dell’architettura giuridico-istituzionale di cui l’esposizione di competenza dell’eminente giurista.
Invece una critica di fondo di carattere ideologico da parte mia è che la complessa architettura che costituisce la Ue sia funzionale al modello di economia neoliberista che “preforma” le politiche della Commissione in senso finanzcapitalistico esautorando quelle per il Bene Comune scopo di ogni governo democraticamente eletto.
Ma questo vale anche dopo la conversione al neoliberismo delle storiche sinistre europee per tutti gli attuali governi di ogni singolo Stato che compongono l’Unione Europea che ancora oggi non si sono ancora pentite del tradimento comminato al Popolo che propugnavano di rappresentarlo.
"...Il primo presupposto per una rinascita del paese è invece un’opera rifondativa di natura filosofico-culturale.”
PAG. 205
“Bisogna invece approcciarsi alla questione spirituale come un fatto antropologico, esistenziale e politico nel senso più concreto del termine, e non come un dogmatico sistema di potere o un’astratta concezione. Questo rapporto servirà a offrire, più che un’immagine di io, un’altra immagine dell’uomo, diversa dalla ideologie dominanti della mercificazione totale, dall’alienazione impudente, dalla volgarizzazione tecnomercantile.”
Commento: qui si giunge alla dissonanza cognitiva.
“Se svolgeremo questo compito del pensiero, questo salto di coscienza collettivo, la fine di questa Unione Europea non sarà che un esisto spontaneo, forse faticoso, ma naturale.”
Commento: toni altisonanti messianici misticheggianti, meglio finirla con questa nota umoristica, di Snoopy. Non seguitemi, mi sono perso anch’io.!!!
Concludo invece invece in totale contrapposizione, parafrasando don Milani...o in questa Europa ci salviamo tutti assieme o periremo separatamente.
Obiettivo di lungo percorso la realizzazione del federalismo europeo sulle orme di Spinelli, Rossi, Colorni, e nei tempi brevi e medi di questo politico combinato disposto:
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Partire da ogni singolo stato e nel nostro caso italiano mettere in campo coalizione di forze con programma per le elezioni prossime nel 2027 di attuare la Costituzione Italiana e specificatamente con le modifiche costituzionali in senso ambientalista recenti dell’art.9 e specificatamente all’
L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali [cfr. art. 43].>
Del resto gli attuali segnali di sgretolamento del credo neoliberista si sono palesati perversamente con Trump, per altro annunciati da tempo da illustri economisti mondiali (Tomas Piketty. Naom Klein, Chomsky Noam, Jeremy Rifkin, Luciano Gallino, Luciano Canfora) e esplicitamente invocato il ritorno dello Stato imprenditore da Mariana Mazzuccato (4).
Pertanto l’attuazione di politiche economiche da parte del governo italiano basate sulla Costituzione italiana potrebbero essere di buon esempio per tutti gli altri Stati della Ue invece di invocarne l’improvvida uscita foriera di sventura da trattato di Maastricht-Lisbona e da Euro.
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Elezioni parlamento europeo (2029)
Formazione di lista elettorale di coalizione con analogo programma ispirato al modello economico della Costituzione italiana al fine di contribuire a fare spostare i rapporti di forza all’interno del Parlamento europeo in favore delle formazioni di centrosinistra per eleggere Commissione finalizzata a proporre revisioni necessarie del trattato Maastricht-Lisbona per un federalismo compiuto e in senso cooperativo-solidale pacifista (art. 11 Costituzione Italiana) e neutrale con fuoriuscita dalla Nato.
BIBLIOGRAFIA
1) Bobbio N. Pierandrei F. - Introduzione alla Costituzione. 1978 Laterza Edizioni
2) Fasce L. – Politiche costituzionali per le riforme. 2018 Biblion Edizioni
3) Fasce L. – L’identità dei partiti al vaglio della Costituzione. 2023 KC Edizioni
4) Mazzuccato M. – Stato innovatore. 2014 Laterza Edizioni
5) Padoa-Schioppa A. – Destini incrociati. Il Mulino 2024
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