Dopo il 1989 sembrava che nulla si sarebbe potuto
più opporre a sinistra alla visione liberalsocialista (la “terza via” di Giddens ovvero una ponderata riequilibratura del sistema in senso liberale del
modello classico socialdemocratico nato dal revisionista, il “rinnegato” E.Berstein. Tolto di mezzo il Comunismo, feroce antagonista della socialdemocrazia, considerata stampella del capitalismo dal pensiero marxista rivoluzionario ortodosso (Lenin) ma anche dai socialisti massimalisti (K.Kautsky) fino ai suoi perseveranti epigoni dei giorni nostri, si poteva giocare correttamente la partita soltanto tra un tipo di capitalismo umano (socialdemocratico- liberalsocialista) e capitalismo dal volto disumano (liberismo sfrenato).
Quale altra ideologia di sinistra poteva oramai contrapporsi all’interno della sinistra al ‘Manifesto socialdemocratico’ di Bad Godesberg (1959) che si riconosceva nel sistema liberaldemocratico ed accettava esplicitamente l’economia di mercato ? (vedi in allegato il testo)
Vedasi anche più recentemente Albert, Capitalismo contro Capitalismo – Il Mulino.
Cosicché, la sinistra democratica finalmente, avendo dalla sua parte la storia, avrebbe dovuto esplicitare orgogliosamente la sua ideologia liberalsocialista (laica-progressista-ecologista) di riferimento. Non è andata così. La sinistra ex comunista anziché optare con decisione l’opzione sociialdemocratica, è invece entrata in confusione dissolvendosi, udite udite, nel pensiero unico del liberismo economico. Nel liberismo economico e non certamente nel liberalismo a tutto tondo per l’affermazione delle libertà individuali.
Tutto questo mentre la destra avviava il processo (con Berlusconi I^ e Berlusconi II^) di imporre anche in Italia il liberismo selvaggio ibridato innaturalmente col conservatorismo cattolico di papa Vojtila tentando l’omologazione al modello USA liberista, questo si ben amalgamato col pensiero puritano protestante (con Bush a suo paladino).
La sinistra (in tutte le sue componenti culturali, cristiane, liberali, repubblicane e socialiste) invece di fare un serio bilancio consuntivo di tutte le acquisizioni fatte dal dopoguerra fino ai giorni nostri in termini di diritti individuali (riformismo liberale) e di diritti sociali (riformismo cristiano-socialista) finalizzato a completare le riforme mancanti e a revisionare quelle obsolete, in stato di timor panico, per un verso si è disciolta nel più retrivo liberismo economico (privatizzare, liberalizzare, privatizzare) e per altro verso si è fatta irretire nella spirale regressiva dell’assolutismo cattolico e del protestantesimo puritano più retrivi (nel corpo dottrinario della chiesa cattolica è ricomparso satana non più come metafora del Male ma come spirito malefico incarnato in questo o quel corpo e nella tradizione puritana americana sempre più di frequente si invocano angeli del Bene (cristiani) contro e diavoli-angeli del Male (musulmani). Lasciamo stare la sequela di santi che è riuscito a nominare il papa polacco basti indicarne uno per tutti il fondatore dell’Opus Dei. Inoltre, cresce in generale nella chiesa cattolica la reazione sessuofobica (esaltazione dell’astinenza sessuale, divieto di usare mezzi contraccettivi, ecc.) e cresce in particolare la pregiudiziale omofobica (repressione della scelta individuale omosessuale e quindi negazione della dignità della persona),
Forse la sinistra italiana, prevalentemente di origine marxista, è più vicina al sentimento comunitario cattolico che non al pensiero liberale e questo tanto per il motivo ideologico originario che vedeva nelle masse proletarie l’oggetto dell’azione politica, mentre per contro nulla era dovuto al diritto individuale della persona in quanto soggetto attivo e libero di scelte autonome, tanto nelle opinioni, tanto negli atteggiamenti, tanto nei comportamenti affettivi e sessuali.
Se questa è, come veramente credo, la ragione alta dell’attuale empasse nella sinistra italiana (che l’esperienza Zapatero sembra confermare) ci vuole ben altro che una chimerica cultura riformista (vaga, ambigua e ambivalente) per tenere coesa l’Unione su posizioni programmatiche coerenti.
Dunque pare proprio che si debba recuperare le grandi tradizioni laiche-liberal-socialiste e repubblicane di Carlo Rosselli e di Guido Calogero.
Dobbiamo riproporre l’ideologia della sinistra che la storia ha dimostrato vincente – appunto la filosofia politica liberalsocialista (laica e progressista) integrata oramai inestricabilmente col pensiero ecologista, l’unica ideologia che potrebbe rappresentare il collante unificante dell’intera Unione. Dico potrebbe se si potesse contare sull’onestà intellettuale e il coraggio del popolo cattolico di sinistra a farsi oltre che solidaristi anche progressisti. Purtroppo, a questo auspicabile approdo progressista dei cattolici democratici nei tempi brevi si erge prepotentemente contro l’attuale potere conservatore della chiesa cattolica, a cui UDEUR e parte maggioritaria di DL – La Margherita, parimente all’UDC, non sembrano minimamente in grado di potersi (o volersi) confrontare e se del caso, contrapporre.
Consapevoli che fascismi e comunismi sono modelli oramai fortunosamente fuori gioco dobbiamo essere altrettanto consapevoli che liberismo e conservatorismo religioso sono ancora fortemente attivi e alleati al fine di contrastare il modello liberalsocialista – laico, progressista, ecologista. Attualmente il nostro avversario politico è il combinato liberismo-conservatorismo religioso e comunardo (Forza Italia, UDC, AN, Lega).
A cui dobbiamo contrapporre il modello di società laico-progressista-liberalsocialista-ecologista, l’unico modello rappresentativo dei valori etici fondativi della sinistra: libertà, uguaglianza, fraternità. L’unico modello in grado di riuscire a mantenere le conquiste civili e sociali della società moderna e al tempo stesso impedire disastri ecologici, guerra nucleare, crescita demografica insostenibile, miseria e malattie globalizzate e dunque, sfruttamento dell’uomo. “Il mercato non ci salverà” così recita il titolo dell’articolo di Giovanni Sartori (Corriere della Sera – 3/9/2005) che dimostra in maniera lampante la miopia del “mercato” lasciato a sé dalla Politica senza grande visone e progettualità a lunga scadenza. Ma non si pensi neppure di sanare malattie e miseria senza il supermento di dogmi religiosi in campo sessuale e religioso purulento buonismo. L’abbassamento della popolazione mondiale è anch’esso un requisito essenziale già predicato (inutilmente ?) di tanto in tanto sempre dallo stesso Sartori. Quindi leva su liberismo e leva sul conservatorismo religioso.
Dobbiamo lottare quindi per dotare l’Unione di un nucleo liberalsocialista – laico, progressista, ecologista, per essere come sinistra all’altezza di affrontare e gestire nel terzo millennio i problemi della globalizzazione sotto ogni profilo.
Tocca a noi, dunque ri-costruire una società più libera e giusta, (qualcuno usa la bella espressione di “libertà-uguale”, altri “giustizia e libertà” e altri attualmente usano “libertà e giustizia”) che solleciti l‘impegno civile dei cittadini, e da parte dell’Unione, tanto all’opposizione tanto al governo, saper formulare chiare scelte di indirizzo, non meno che strategicamente orientate. Stabilire inequivocabili principi etici che non possano venire contraddetti dai comportamenti quotidiani.
L’ideologia liberalsocialista (laica,progressista, ecologista) sembra possedere l’unica costellazione di valori che consente di avere criteri utili per rispondere all’attuale crisi democratica strutturale dell’Europa (tale crisi è diffusa anche degli USA ma lasciamo per il momento che se la risolvino i democratici - o liberali? - cittadini americani, i pro-pro-nipoti dei tanto previdenti Padri Pellegrini Fondatori), resa particolarmente drammatica dalle gravi minacce di catastrofi umanitarie, ambientali e di guerre che incombono sul nostro pianeta.
Minacce che incombono sul nostro pianeta e che al momento, proprio come l’euforico ubriaco che seduto sul barile di polvere, credendo di accendersi beatamente il sigaro accende invece la miccia che lo farà saltare in aria.
Fuor di metafora stiamo parlando della destra
• - neolib, ossia i propagandistici del mito illusorio del “mercato autoregolato” secondo cui “la società non esiste”, strumento della guerra non dichiarata dei ricchi contro i poveri. Che in occidente ha diffuso precarietà chiamandola flessibilità e ad Oriente determina il ritorno a forme orrende di lavoro servile, tendente alla schiavitù;
• neocon, ossia chi ripropone un’idea di politica come “pura tecnologia del potere” che - nelle sue forme estreme, oggi al governo nella superpotenza americana, e presso i suoi corifei italiani - diventa militarismo imperialistico e la blindatura di quella parte del mondo dove si asserraglia il privilegio;
• i teocon, ossia i nuovi crociati che - dietro lo spauracchio dello “scontro di civiltà” - perseguono l’imposizione di un nuovo oscurantismo all’insegna della sessuofobia e di un ritorno, per i cattolici, al papismo e per i puritani protestanti d’America all’elevazione del Presidente degli USA al ruolo di vicario in terra del Dio cristiano-protestante.
Questi i nostri antagonisti pseudo liberaldemocratici della destra fondamentalista mondiale che non vogliono sentire parlare di sviluppo ecologicamente compatibile e a rifiutarsi di porre dei vincoli allo sfrenato sviluppo che distrugge l’ambiente e che schiavizza l’uomo (anche quello occidentale) e che perpetua le cause della fame e delle malattie dei 2/3 della popolazione mondiale. Parlando di cause non sto pensando soltanto di biechi interessi economici delle multinazionali ma anche agli alti principi religiosi che impongono divieti sulla limitazione delle nascite.
Risultato, globalizzazione violenta, incontrollata, che non solo distrugge rapporti sociali preesistenti, culture, nazioni, lingue, non solo produce disparità così gigantesche da doversi considerare moralmente assolutamente insopportabili, ma minaccia catastrofica in tempi ravvicinati il rapporto tra uomo e natura, cioè mette in forse la sopravvivenza del genere umano.
Il capitalismo – sebbene ora lo si chiami “economia di mercato” – è entrato in una fase qualitativamente nuova e i grandi centri del dominio economico-finanziario sono nelle mani di un management potente, dotato di poteri superiori a quelli di nazioni di grande e media dimensione.
Mai alcun sistema economico e sociale, tra quelli che hanno preceduto l’attuale, ha avuto una tale abnorme schizofrenica potenza. Mai ha potuto fruire di sistemi di manipolazione e controllo così vasti, planetari.
E’ lo stesso concetto di liberaldemocrazia che deve essere aggiornato alle esigenze (bisogni e desideri) del terzo millennio.
L’ideologia liberalsocialista (laica, progressista, ecologista) consente di impostare politiche di modernizzazione dello stato fortemente decentrato ma pur sempre unitario (istituzioni che lo compongono, modalità elettive, partecipazione e processi decisionali condivisi, formazione politica del cittadino e quindi di una nuova classe dirigente).
Visione della liberaldemocrazia intesa come divisione dei poteri e controllo dei Poteri stessi, partecipazione e ingresso di tutti i cittadini a pari titolo e con pari diritto da far valere le proprie istanze nella vita della società e dello Stato.
Difesa del "Welfare state" universale, sebbene rimodulato alle attuali esigenze di tutela sociale dei giovani (istituzione del sussidio di sopravvivenza, borse di studio e per la ricerca).
Politiche sociali onde impedire che il ceto medio (pensionato proprietario di prima casa) non ripiombi nella precarietà e nella povertà perché non è in grado di pagare l’ICI.
Mantenimento del carattere progressivo della tassazione.
Tutela contro la precarizzazione sempre più diffusa del lavoro.
Piani d’investimento sulla ricerca scientifica e tecnologica.
Ridefinizione del ruolo del sindacato, sulla base della cogestione aziendale. Attuando finalmente dopo quasi cinquant anni l’art. n. 46 della Costituzione (“Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.”) per contro bilanciare il diminuito peso dei lavoratori comuni nella vita e negli affari dello Stato, mentre cresce la capacità di certe grandi imprese di far valere, unilateralmente, gli interessi del capitalista, sia esso quello fisico tramandato dalla tradizionale sia e a maggior ragione quello di ‘immateriale’ di origine finanziaria.
A questo proposito allego un importante contributo di Paolo Sylos Labini che dovrebbe entrare immediatamente nel programma dell’Unione per le prossime elezioni politiche.
Le attuali inaccettabili proposte di revisione della Costituzione altro non sono che un tentativo di sancire lo svuotamento in corso dei diritti di cittadinanza sanciti dalla prima parte della Costituzione.
Dobbiamo riuscire a mettere un freno all'influenza di élites oligarchiche (partitiche – amministrative – sottogovernative – cattoliche -economiche) che dispongono di ingenti risorse economiche e di spazi di comunicazione totalizzanti, capaci plagiare l'opinione pubblica. Dobbiamo mettere in atto politiche trasparenti e di chiaro segno liberalsocialista per mitigare il crescente assenteismo dal voto che accentua il carattere oligarchico ed elitario dell’attuale nostra malata classe politica più azienda che partito.
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Non esiste più la classe sociale proletaria di omogenea povertà materiale e culturale, così com’era stato descritto dall’economia classica, ma esiste prevalentemente una classe media benestante dal punto di vista economico ma assai carente di cultura generale e in particolare di cultura politica. Pertanto, attualmente, nelle nostre democrazie occidentali, quasi debellata la miseria materiale, occorre tutelare il livello di benessere materiale acquisito (onde evitare il ritorno alla povertà diffusa – sempre in agguato - dei primi del 900) e incentivare diffusamente la cultura nei cittadini.
Questi tutti i buoni motivi per tenere salda e alta di qui in avanti la bandiera del liberalsocialismo.
Senza questo vessillo l’attuale centrosinistra, ormai privo delle vecchie certezze e senza avere ancora decisamente optato per il modello liberalsocialista ha prevalentemente finito per adeguarsi in modo perverso agli schemi del pensiero unico, quello liberista. E ne è rimasta prigioniera. Per questo è disperso e incapace di costruire chiare risposte di sinistra tanto nel senso del riformismo liberale tanto nel senso del riformismo socialista.
L“Anima” dell’Unione dunque non può che essere liberalsocialista, modello da consolidare in Europa e da esportare prima negli USA e poi nel resto del mondo, per un più giusto modo di vivere, di produrre e di consumare.
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Stati Uniti e Cina sono già in gara per il dominio economico cavalcando il liberismo selvaggio che mostrerà ben presto la corda e sarebbe compito dell’UE di presentarsi nell’agone mondiale con l’alternativo modello liberalsocialista. Modello liberalsocialista già peraltro radicato profondamente nelle costituzioni e nelle istituzioni europee (il welfare universalistico ne è il più significativo indicatore). Purtroppo attualmente (al di là dell’alternanza di governi tanto di destra che di sinistra) dobbiamo assistere ad un trand politico opposto: anziché impegnarci tenacemente a esportare il nostro modello stiamo passivamente procedendo a farci assimilazione al modello liberista USA.
In questa fase di conflittuale dell’UE tra liberalsocialismo e liberismo diventano impossibili scelte comuni nel campo della difesa e della politica estera.
In queste condizioni l’UE non può minimamente influire per un ritorno alla legalità internazionale e la fine dell’unilateralismo americano.
In attesa che l’UE riconosca se stessa, il bene comune del mondo resta in grave sofferenza.
Ovviamente nemmeno a parlare di antiamericanismo.
Ovviamente bisogna respingere con fermezza ogni forma di guerra di religione e di civiltà.
Confidiamo invece che sull’esempio di un nostro consolidamento del modello liberalsocialista anche negli Stati Uniti si avvii quanto prima il processo di inversione di tendenza: dal liberismo al liberalsocialismo, dal conservatorismo al progressismo. Segnali confortanti significativi si possono intravvedere. Unico esempio da citare Portland che non ha nulla da invidiare alla vecchia Europa in termini di liberalsocialismo e di progressismo, anzi. Ma ovviamente è l’eccezione che conferma la regola liberista-neo-teocon attualmente in auge negli USA.
Gli sviluppi della crisi attuale, molto accelerati, possono aprire ampi varchi per un movimento mondiale di contestazione alla guerra, a questo tipo di militarizzazione dell’economia mondiale e si passi finalmente alla concezione di uno sviluppo eco-compatibile e limitato alle reali esigenze dei consumatori.
Bisogna informare i cittadini sull'esigenza di dar vita ad un nuovo modello di sviluppo che si fondi su un nuovo modo di produrre e di consumare.
Ovviamente non è proprio il caso di sottovalutare l’uso oculato delle più moderne tecnologie per lo sviluppo complessivo delle nostre società e nella lotta per la liberazione dalla fame e dalle malattie, dalla indigenza di una parte dell'umanità, per la liberazione della donna dalla maternità imposta, per la libertà sessuale e, dunque per una procreazione responsabile e libero contenimento delle nascite.
Il contrasto fondamentale si sposta a livello della scienza e delle competenze e chiama in causa l’informazione. L’idea è quella di fare un inventario dei rischi prodotti dall’attuale fase della modernizzazione; di monitorare le conseguenze dell’applicazione delle scoperte scientifiche al mondo della produzione o sulla stessa persona umana, ma soprattutto di implementare la ricerca nella direzione delle tecnologie della salvezza e della sicurezza.
La vera lezione dell’11 settembre dovrebbe essere quella della fine dell’ideologia del mondo unipolare, il punto di svolta oltre il quale la globalizzazione unilaterale non potrà più procedere.
E’ giunta l’ora dunque di passare dalle celebrazioni della fine della guerra fredda alla realizzazione di una nuova governabilità del pianeta attraverso la creazione di adeguate istituzioni sovranazionali e la riforma della stessa ONU in senso solidaristico mondiale.
E’ giunta anche l’ora di promuovere una sempre più stretta integrazione fra democrazia politica e democrazia economica, che costituisce un’aspirazione di antica data di tanti intellettuali e di tanti politici. La democrazia economica consiste nelle più diverse forme di partecipazione dei lavoratori all’attività produttiva, dagli aumenti di produttività o agli utili fino alle decisioni d’investimento o alla gestione delle imprese, da realizzare attraverso misure legislative di sostegno e d’intese fra le parti sociali, differenziando le forme di partecipazione in rapporto alle dimensioni delle imprese ed ai tipi di prodotti e ricorrendo ad ogni genere d’incentivi per indurre tutti i lavoratori a proporre innovazioni tecniche ed organizzative, che possono essere modeste singolarmente considerate ma che, se numerose, possono contribuire validamente a sostenere lo sviluppo produttivo. Si tratta di un processo che, trasformando i lavoratori da soggetti passivi in soggetti attivi e partecipi, può rendere gratificanti i lavori di ogni genere: anche questa è un’aspirazione assai antica.
Lo stesso processo di democratizzazione deve coinvolgere il mondo della comunicazione. Poche decine di uomini decidono delle opinioni e dei sentimenti di miliardi di cittadini. Lo scontro sul campo di battaglia della realtà virtuale diventa pertanto decisivo. Nemmeno a sinistra si è finora compresa la potenza dei sistemi di manipolazione delle coscienze. Cioè il suo carattere strutturale. L’immensa fabbrica dei sogni in cui è stato trasformato il sistema della comunicazione, dell’informazione, dell’intrattenimento, è il pilastro su cui si regge lo sviluppo distruttivo e suicida attuale. Occorre invertire il funzionamento dei macchinari della fabbrica dei sogni. Il che significa che essa deve diventare il terreno di una cruciale battaglia per la conquista dei cuori e delle menti. Non si può lasciarla nelle mani degli organizzatori del nostro suicidio collettivo. Finchè non si capirà questo aspetto della lotta democratica e trasformatrice, tutte le altre lotte perderanno gran parte della loro forza e delle possibilità di vittoria.
Ci dobbiamo proporre l’obbiettivo di costruire la rete di una coscienza critica alternativa rispetto al messaggio mediatico del liberismo selvaggio.
La bancarotta morale e la minaccia alla sopravvivenza della nostra specie caratterizzano ormai il vecchio modello di sviluppo dell'Occidente.
In Italia la politica è profondamente malata, ma si sta ammalando di liberismo e di teoneocon anche la UE.. La gran parte della gente, una parte vasta del popolo della sinistra ha compreso che siamo oramai fermi in un pantano. La cosa più preoccupante è che il pantano sembra estendersi a tutti e due i poli contrapposti. Si insinua, con le sue acque stagnanti, negli anfratti di tutta la nostra vita politica.
Occorre uscire al più presto da questo pantano, evitando di rimanervi inghiottiti. Questo l'imperativo del momento, una volta stabilito il modello sociale che vogliamo, quello liberalsocialista, si rende necessaria una azione politica conseguente che abbia al centro il Progetto (tanto di governo che di opposizione), che pone al suo centro i cittadini.
La questione economica.
Sembra che la nostra attuale classe dirigente della sinistra (Inghilterra, Germania, Italia) abbia totalmente sfiducia nel modello liberalsocialista (socialdemocrazia adeguatamente riveduta e corretta in senso liberale). Fanno virtuosa eccezione Norvegia e Svezia e ultimamente …”provvidenzialmente” … la Spagna.
Certamente la questione economica è diventata la prima sfida della classe dirigente della sinistra moderata, riformista, liberlsocialista. Di fronte a questo modello vincente europeo che già abbiamo sostanzialmente attuato (sebbene da riformare in senso liberale (aumento dei gradi di libertà dei cittadini) e in senso sociale (rimodulamento delle garanzie sociali) abbiamo una classe dirigente tremebonda, capace solo di spartirsi le spoglie della ricchezza prodotta della socialdemocrazia (così come Putin & C. si sino spartiti i beni materiali e immateriali del Comunismo.
La nostra clsse dirieente ritiene che non ci possa essere argine alcuno alla massa enorme di denaro globalizzato “anonimo”, che al momento condiziona tutte le attività del pianeta, alla conseguente criminalità di ogni tipo che a sua volta moltiplica la massa di denaro transnazionale. Sede elettiva sono i cosiddetti paradisi fiscali, collocati anche all’angolo di casa nostra, che i governi non vogliono né controllare né bonificare.
In Italia l’illegalità sottrae alla ricchezza nazionale oltre il 40% della ricchezza prodotta: lavoro sommerso; evasione fiscale; esportazione di capitali; patrimoni e capitali mafiosi.
Lo Stato, chiunque governi, senza una politica solidaristica mondiale condivisa tanto da governi liberdemocratici tanto di destra che di sinistra, non potrà uscire dall’attuale pantano mondiale.
La destra come è nel suo DNA può anche auspicare la deriva autoritaria alla crisi della democrazia, la sinistra, con la suo storia, proprio no.
Non solo, siamo arrivati ad un punto in cui con la stessa parola si intendono cose profondamente diverse. Assistiamo ad una nuova confusione dei linguaggi, ad una terrificante Babele moderna. Libertà, pace e democrazia suonano mostruosamente diverse. Per non parlare di parole come riforme e riformismo.
In questa situazione non ha alcun senso pestare l'acqua nello stesso mortaio.
Non se ne esce moltiplicando, declinando, intrecciando in vario modo tra di loro sempre gli stessi partiti. Serve una riforma della politica e una trasformazione profonda degli stessi partiti, dell'idea stessa di partito.
Si impone una rinnovata concezione della vita politica organizzata, una visione per grandi aree formate da movimenti, singole personalità, partiti riformati, associazioni, al cui centro si collochi, non il partito guida della coalizione, ma il Progetto in continua trasformazione ed elaborazione.
In questo contenitore ideale c’ spazio per tutte le culture politiche e le posizioni esistenziali (religiose e non). A questo proposito vale la pena di ricordare il Manifesto Liberalsocialista del 1941 (vedi il testo completo in allegato) e di riportare la seguente significativa citazione “In queste sue accezioni, il liberalsocialismo è convinto di aver fatto tesoro del meglio dell’esperienza politica dei grandi partiti tradizionali.
Ai liberali esso quindi dice:’voi siete stati,in altri tempi, i protagonisti della lotta per la libertà. Ma siete stati anche angosciati dall’incertezza circa il limite a cui fosse concesso di giungere nel disciplinare la libertà; e così tra il desiderio dello stato forte e il desiderio dello stato forte e il timore di tradire la libertà per l’autorità, tra la nostalgia del ‘laissez faire’ e la simpatia iniziale per il fascismo, avete lasciato la libertà ai nemici della libertà. Il liberalsocialismo segna oggi il punto preciso che divide la libertà dall’autorità, chiarendo come la libertà sia solo per chi lavora per la libertà, e come per isuoi nemici ci sia la forza e la coercizione. Così affranca la vostra migliore verità dal suo superstite eclettismo.’
Ai marxisti, del socialismo e comunismo, esso dice d’altronde: ‘ La nostra aspirazione è la vostra aspirazione
Oggi, quello stesso tema richiede nuovi interlocutori, anche e soprattutto al di fuori dei partiti, riformisti o radicali, laici e cattolici, richiede una contaminazione con soggetti inediti della politica, che non sono immediatamente di sinistra nel senso classico del termine, ma che possono camminare al fianco della sinistra e anzi già vi camminano nel grande movimento contro le guerre. Si tratta di fornire un modello di sistema politico a milioni di cittadini “spaesati”, delusi dalla politica, ma pieni di una volontà di riscatto, di lotta, di rinnovamento, di tensione ideale, di pulizia morale.
Per avviare questo processo con probabilità di successo occorre prendere coscienza che deve esserci dialogo permanente tra società civile e rappresentanza politica.
Prima di ogni pur concordato “Progetto di governo” quindi si deve definire il collante ideologico che lo ispira. Nulla di male se a tale collante ideologico non possano aderire totalmente alcuni partiti e movimenti. Basta fare con questi si, un accordo di programma se ci sono sufficienti e compatibili ragioni per allearsi. Penso da un lato alle componenti cattolico democratiche che pur solidariste nei valori al pari delle componenti socialdemocratiche dell’Unione. Per contro sul fronte conservatorismo/progressismo ancora attualmente (UDC-UDEUR e l’attuale maggioranza di DL La Margherita) questo comune collante ideologico con la sinistra liberalsocialista (per ragion d’essere progressista), non lo possono completamente accettare. Così è pure per quanto riguarda gli spezzoni della sinistra, soprattutto quello “alternativo” d Rifondazione Comunista. Cuore del programma con alla base riforme liberali (bilanciamento dei poteri, istituzioni garanti, sfoltimenti leggi, procedure semplificate, partecipazione democratica e complessivo aumento gradi di libertà in ogni espressione personale e in specie quella dei sentimenti e dei comportamenti sessuali) riforme socio-economiche e del lavoro (lavoro stabile per il singolo lavoratore, cogestione dell’Impresa) all’unificante collante ideologico Liberalsocialista (Radicali, Repubblicani Europei, Liberali di sinistra, Cristiano Sociali, SDI e DS) integrato, naturalmente, da posizioni Ecologiste. Non c’è liberalsocialismo del terzo millennio senza la componente Ecologista. Il liberalsocialismo o è ecologista o non è.
E poi, a questo punto, le giuste mediazioni con richieste programmatiche delle due ali opposte dell’Unione (conservatorismo cattolico e massimalismo delle diverse anime della sinistra (Verdi, Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista).
Non sarebbe l’ora di fare chiarezza sul chi siamo e su cosa vogliamo nell’Unione?
Pre condizione ovviamente, la questione dell’Etica in politica e la democrazia all’interno degli stessi partiti che la compongono.
In presenza del sistema maggioritario, resta
- in primo luogo la necessità impellente di modificarlo, come ha proposto e riproposto anche di recente ( Il bipolarismo resterà ma va fatto funzionare) - Il polverone di centro - Corriere della sera – 26/8/2005) lucidamente Giovanni Sartori in “sistema elettorale a due turni”. Questo per togliere un po’ di ricatti da parte dei “cespugli” prima, e poi, farli finalmente seccare.
- in secondo luogo, per attenuare la prepotenza delle élites autarchiche che attualmente hanno in mano le segreterie dei Partiti della sinistra, diventa indispensabile l’attuazione delle primarie a partire dai consigli di circoscrizione, passando per consiglieri comunali e provinciali, sindaci e presidenti di province e regioni per arrivare ai collegi di deputati e senatori (per il leader della coalizione dell’Unione a livello il meccanismo è attualmente in corso e non si può che gioirne!, estendiamole anche, posto che esistono, per le Unioni Regionali e Provinciali!). Se non si faranno, poi, non si venga piangere lacrime di coccodrillo che a sinistra c’è disaffezione al voto. Non si può galvanizzare i cittadini impegnati politicamente imponendo loro da votare passivamente il candidato designato esclusivamente dai vertici e dopo le squallide trattative di partiti oramai autoreferenziali in cui eccellono sempre i Mastella e i De Mita-Marini-Rutelli.
Dobbiamo superare, prima o poi, la mortifera dicotomia tra la politica dei politicanti di vertice e la politica dei militanti di base.
Attualmente abbiamo gli strumenti della comunicazione informatica che ci possono consentire di arrivare alla democrazia partecipata posto che ci si voglia di arrivare. Non certamente nel modo in cui vengono utlizzate le liste di discussione dei partiti… mai che un segretario di partito o della direzione del partito ai var i livelli si degni mai di interloquire con i dialoganti suffragetti di base. Le news letters (comunicati dall’alto) bastano e avanzano.
Eppure la sinistra democratica dovrebbe ideologicamente aver superato il “centralismo democratico” Facciamo queste affermazioni consapevoli che la sinistra ha qualche problema di identità e in patologia mentale sono i disturbi strutturali di personalità più gravi e difficili da affrontare, per fare questo in politica occorre individuare quali attualmente sono i fondamenti della sinistra e della democrazia.
Non è col definirsi Democratici di sinistra, né Socialisti democratici che si può fare chiarezza. Se già l’etichetta è ambigua figuriamoci i contenuti. Definendosi sinistra democratica si è voluto rassicurare l’elettorato della scelta democratica compiuta dall’ex PCI, quindi non più pericolosa forza politica rivoluzionaria ma rassicurante forza politica… appunto democratica. Si capisce la motivazione, ma si è scelto una definizione ambigua che lascia aperte tutte le soluzioni possibili: liberiste, liberalsocialiste, socialdemocratiche, massimaliste, alternative, ovvero comuniste.
Si capisce un po’ meno quale necessità avessero i compagni socialisti (ex PSI) di definirsi anch’essi democratici.
E’ l’ora che qualche ingenuo politicamente gridi a tutti candidamente, come il bambinello della fiaba che “il re è nudo”.
Penso che, inevitabilmente, debbano gridarlo le forze politiche della sinistra che vogliono trasparenza di pensiero politico e collante ideologico coerente e condiviso.
La sinistra nella sua componente maggioritaria è diventata sterile, non rifacendosi più ai padri, non sembra avere politicamente più figli. Quasi tutti vergognosi delle proprie origini. Ma non quelli che si rifanno ai Gobetti, ai Rosselli, ai Calogero e ai Bobbio. Se qualcuno non ne stato figlio naturale, ne chieda l’adozione ora! Meglio tardi che mai. C’e sempre onore per questo. Non c’è invece alcun onore restare nell’ambiguità, definirsi a-ideologici, pragmatici punto e basta, riformisti punto e basta. Senza qualificazioni che identifichino con certezza chi si e dunque, in nome di chi cosa si propone qualcosa. Così facendo non si va da nessuna parte perché si è perso costellazione polare, bussola e sestante.
Questo, è bene ribadirlo, nulla toglie che si debba partire dall’Unione come coalizione di Partiti. I tempi della politica sono quelli che sono. Se attualmente c’è confusione ideologica, linguaggi perversi, tanto a destra che a sinistra, che ricordano la biblica torre di Babele, pazienza. I Rosselli e i Bobbio non hanno potuto vedere alzare il vessillo liberalsocialista in Italia e in Europa. Il primo morto assassinato in giovane età dai fascisti e il secondo morto quasi centenario, politicamente deluso perché sempre inascoltato. Noi, dora in avanti, possiamo continuare imperterriti la loro opera incompiuta.
Accontentiamoci anche se pochi di avere le idee chiare e cerchiamo di allargare la cerchia dei convinti che l’unica via per i terzo millenni o globalizzato non può essere che quella liberalsocialista, laica, progressista e ecologista.
Genova, 7/9/2005
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PS
Il presente contributo attende modificazioni, integrazioni, aggiunte da tutti coloro che si vogliono cimentare a questo proposito.
E’ possibile inviarle a: luigi@fasce.it
Dopo, sarà possibile sottoscriverlo e farlo sottoscrivere a tutti coloro che lo sentiranno rappresentativo del loro pensiero politico.
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